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Zodiac Recensione

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"Zodiac" recensioni

Film
Zodiac
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-05-17 04:00:44
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

- IN CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-05-17 10:14:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Il cinema, si sa, è un’altra cosa: se l’ispettore David Toschi e il suo secondo William Armstrong affondano lentamente nella plaude del caso dello Zodiaco (un serial killer "attivo" dal 1969), destinato a non trovare soluzione, sullo schermo Clint "Harry la carogna" Eastwood ha invece la meglio su Scorpio, in una San Francisco non molto diversa, e non diversamente terrorizzata, da quella in cui vivono e lavorano i due poliziotti. La "seduta" è per metà psicoanalisi di gruppo (la legge, prima o poi, trionfa), per metà uno sfottò nei confronti della realtà; a Fincher, invece, la scena ambientata in un cinema in cui si proietta Dirty Harry (1971) serve per chiarire da che parte sta il suo film rispetto alla tradizione del poliziesco. In Zodiac non ci sono eroi, soluzioni dritte, trionfi, e neppure il fascino perverso del serial killer, a cui ci hanno abituato i Lecter, prima, i Jigsaw poi. E la paura è destinata a restare, anche se dopo un po’ la si dimentica e dalle prime pagine dei giornali scivola via, riducendosi a qualche trascurabile trafiletto. Soprattutto, mancano in Zodiac lo scontro, la sfida, la resa dei conti. Il plot s’inceppa e la drammaturgia si fa noiosa; la realtà non imita l’arte, e anche se Toschi porta la pistola come Bullit, non ha occasione di usarla. Le armi restano a riposo, e a poco a poco le vite dei personaggi direttamente toccate dalle azioni dello Zodiaco (oltre ai due poliziotti, un giornalista del San Francisco Chronicle, Paul Avery, e il vignettista del giornale, Robert Graysmith), tornano alla normalità. Per la recensione completa leggi il numero di giugno della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
Zodiac
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-05-19 14:00:18
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Delitti in cerca di autore

Zodiac è un film basato su fatti realmente accaduti. La vicenda è stata portata alla luce nel corso degli anni attraverso indagini approfondite e metodiche ma non esiste ancora una reale soluzione del caso che, sebbene sia stato dichiarato archiviato ormai da diverso tempo, lascia un alone di mistero tangibile e in grado di suscitare più d'un elemento d'interesse grazie alle coinvolgenti azioni che ne hanno contraddistinto la vicenda.

Nell'area urbana di San Francisco, durante l'estate del 1968, una mano criminale inizia la sua carriera di omicidi in grande stile, dichiarandosi apertamente attraverso messaggi in codice che nemmeno la polizia riesce a comprendere nel profondo. Il killer utilizza, per la rivendicazione di ogni delitto, lo pseudonimo di Zodiac. Le indagini porteranno alla sua ricerca non soltanto una coppia di detective incaricati di seguire il caso, ma anche due strani personaggi (un giornalista e un vignettista) affascinati da altre motivazioni e inconscienti al punto da non rendersi conto della pericolosità dell'affascinante e crudele figura che essi ricercano.

Il fascino del crimine

Risulta immediatamente chiaro che il tema principale su cui si sviluppa la vicenda, oltre alla pura cronaca narrata attraverso la ricostruzione dei delitti, non è da ricercarsi nel serial killer in se, ma in ciò che egli rappresenta e nel rapporto involontario di ossessione che egli suscita in tutti coloro che saranno coinvolti nelle sue gesta in modo diretto o indiretto. Il personaggio di Zodiac è sempre nell'ombra e costantemente in grado di calamitare l'attenzione intorno a sè, rendendo l'efferata criminalità dei propri gesti come una sorta d'attrazione verso cui tutti sembrano rivolgersi senza comprenderne pienamente la tragica crudeltà. Tutti coloro che diventano loro malgrado parte della vicenda assumono le sembianze scomode e spesso sgradevoli di persone che hanno conosciuto la vera natura dell'assassino o che ci sono solo arrivati vicino senza accorgersene e senza volere realmente scoprire la verità. L'ambiguità e la mancanza di prove e indizi certi, uniti alla sottile psicologia con cui Zodiac tiene costantemente aperta la sfida con i propri inseguitori, sono elementi ben strutturati e rappresentati che, uniti alla violenza degli omicidi, non esitano a manifestare l'intricata realtà di delitti che rendono complessa e a tratti profonda l'intera vicenda.

Commento

Alla fine della pellicola, ciò che rimarrà allo spettatore sarà un elaborato e intrecciato (a volte troppo lento) filo narrativo, definito da un'evoluzione accentuata e capace di essere il vero elemento principale della storia. L'errore del regista David Fincher è forse quello di proiettare in modo poco fluente il disagio e gli avvenimenti raccontati. Le personalità di alcuni personaggi avrebbero forse meritato maggiore attenzione e approfondimento, manifestandone meglio i sentimenti di morboso interesse che essi provano verso il caso. La scelta sembra sia fatta per costruire una vicenda in grado di offrire differenti punti di vista nelle sue sfaccettature, nelle paure che susciterà allo spettatore in alcune scene chiave e nella particolare complessità dell'assassino, che resterà fino alla fine sempre e comunque enigmatico e prudente nelle proprie azioni. La rete di omicidi che ne segnerà la carriera riesce a mettere in scena una pellicola piacevole, ma forse fin troppo lunga nella sua durata, senza la possibilità di trovare una trama di costante e facile comprensione. Fincher lavora molto sulla fisicità di certe scene e sull'impatto sociale (attraverso il riferimento ai mezzi d'informazione) che alcuni avvenimenti sono in grado di suscitare e in grado di provocare nello spettatore l'immagine di un individuo che coinvolge in modo cosciente un numero sempre crescente di persone, senza alcun interesse per il criminale in se, ma anzi per ciò che egli rappresenta per la società.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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