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X-Men Le Origini - Wolverine Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-28 11:09:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO

Dopo il conflitto finale, gli X-Men tornano alle origini: ancor prima della "guerra" fra Xavier e Magneto, quando i mutanti erano sfruttati dal governo per formare il micidiale Team X, gruppo di militari sotto copertura composto da esseri umani con doti straordinarie. Quando Logan (Jackman, anche produttore) decide di abbandonarli perché non più convinto della bontà delle loro azioni, la gelosia di Victor Creed / Sabretooth (Liev Schreiber) - nel film si sposa la teoria, dibattuta più volte dai fan Marvel, che sia suo fratello... - è sfruttata dal cinico Stryker per raggirare Logan e convincerlo a fondersi con l’adamantio per diventare la più potente arma da guerra mai realizzata: Wolverine.
Tradimento, amori perduti e menzogna: questo il substrato di quello che a tutti gli effetti può essere considerato il prequel della trilogia sugli X-Men, diretto da un insolito Gavin Hood (premio Oscar per Il suo nome è Tsotsi), come da titolo incentrato sulla figura dell’artigliato mutante - con il quale ormai Jackman è in simbiosi pressoché totale - ma tutto sommato utile (anche se filologicamente non ineccepibile) riduzione cinematografica per capire come tutto abbia avuto inizio, con i mutanti catturati e reclusi per essere trasformati nella micidiale Arma X.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
X-Men Le Origini: Wolverine
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-29 09:00:39
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Prima e dopo l'Arma X

Segnato nell'infanzia da un evento tragico - siamo nella seconda metà dell'Ottocento - il piccolo James fugge di casa insieme al fratellastro Victor. I due crescono insieme, partecipando a tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti d'America e condividendo una straordinaria capacità: sono entrambi dotati di un fattore rigenerante che ne cura all'istante i tessuti danneggiati, e li mantiene perennemente giovani.

Notati dal colonnello William Stryker durante il conflitto in Vietnam, James e Victor entrano a far parte di una squadra speciale, il Team X, composto esclusivamente da soldati con poteri sovrumani. James, però, nauseato dai metodi della squadra, decide di lasciarla e si ritira fra le cime innevate del Canada, dove sembra trovare la serenità in compagnia della giovane insegnante Kayla... almeno finché, raggiunto da Victor, non è costretto ad affrontare un nuovo evento traumatico.

Deciso a consumare la sua vendetta, James decide quindi di accettare la proposta di Stryker: sottoporsi a un esperimento che lo renderà virtualmente indistruttibile...

Anche i mutanti si meritano un buon entertainment

Dimenticate ogni sottotesto e le blande metafore pseudo-sociologiche dei precedenti film sugli X-Men, perché stavolta ciò che conta è solo l'avventura pura e semplice, senza l'ombra ingombrante di qualcuno (Bryan Singer) che tenta di farci la morale sulla paura del "diverso", di certo condivisibile ma in quel caso molto esile; accade allora che, alla quarta trasposizione cinematografica dei mutanti Marvel, finalmente la Fox centri un sano superhero movie, senza ulteriori pretese oltre a quelle dell'onesto intrattenimento.

Giova a questo prequel/spin-off in primo luogo il passaggio dall'ottica collettiva del supergruppo - che si disperdeva in un numero troppo elevato di personaggi, senza approfondirne nessuno - a quella del protagonista singolo, peraltro il più intrigante e fascinoso di tutti: è la storia di Wolverine, vagamente ispirata (almeno in partenza) alla miniserie Origins scritta qualche anno fa da Paul Jenkins, e popolata di molti altri mutanti celebri (Blob, Bradley, Wraith, Emma Frost, Ciclope...), i quali però ricoprono ruoli tutto sommato marginali, più o meno utili allo sviluppo della vicenda. Certo dispiace, come già nei film sugli X-Men, che alcuni personaggi interessanti vengano trattati solo di sfuggita - è il caso di Gambit e Deadpool - ma almeno qui abbiamo un protagonista "forte" e carismatico, di cui si possono seguire le disavventure con un discreto trasporto emotivo. La storia di Logan, supereroe suo malgrado, destinato a perdere tutto, ha effettivamente qualcosa di tragico: condannato sin dalla nascita per la sua natura "anomala", si trova oltretutto al centro di un gioco crudele nel quale è soltanto una pedina inconsapevole, e come tutti gli eroi Marvel è vittima dei suoi stessi poteri, che gli impediscono di vivere una vita serena nonché di stabilire dei legami duraturi (secondo l'arcinota dottrina di Stan Lee, "supereroi con superproblemi").

Vero è che il film non ha il coraggio di cogliere la reale essenza di Wolverine, quella più animalesca e violenta, e alla quale si deve il celebre motto "sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevole"; ma è chiaro che il processo di edulcorazione del personaggio sia indispensabile a fini commerciali, per renderlo più "digeribile" al vasto pubblico dei blockbuster. Inoltre, è il caso di sottolineare come ormai questo Wolverine, la versione cinematografica, sia sempre più il Wolverine di Hugh Jackman: ammirevole per dedizione all'eroe (lo interpreta per la quarta volta: solo il compianto Christopher Reeve ha fatto altrettanto, nell'ambito dei comics), Jackman lo ha tratteggiato con meno rudezza e più sex appeal rispetto ai fumetti, ma sempre con grande impegno fisico, e offrendo qui la sua prova migliore nel ruolo. Poco incisivi, invece, gli altri attori del cast (Liev Schreiber a parte), anche perché la sceneggiatura limita lo spazio dei loro personaggi.

Tutto è comunque funzionale all'evoluzione della trama, e il copione di Skip Woods e soprattutto David Benioff (che, ricordiamolo, scrisse il capolavoro di Spike Lee La 25ma ora) manipola le storie originali di Wolverine per condensarle in un film di nemmeno due ore, rendendo Victor Creed/Sabretooth il fratellastro di Logan e giustificando così la contrapposizione fra i due. Il regista Gavin Hood, dal canto suo, dirige con mestiere in questa sua prima esperienza in un blockbuster, ma si trova a fare i conti con effetti visivi non sempre all'altezza e con lo stile inutilmente razionale, nonché poco fantasioso, inaugurato da Bryan Singer nel primo X-Men; fortunatamente, però, qualcosa di più "fumettoso" stavolta riesce a emergere, anche se siamo lontani dai vertici dello Spider Man di Raimi.

Comunque tanta avventura, venata di un sottile romanticismo "tragico", e scene d'azione senz'altro più godibili che nei passati film sui mutanti: gli appassionati andranno sul sicuro, e il divertimento non mancherà.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
X-Men Le Origini - Wolverine
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-15 04:11:11
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Sono invece gli effetti digitali a farla da padrone, con una predilezione per le esplosioni con spostamento d'aria al seguito, perfette per agitare quel tanto che e indispensabile l'abbondante capigliatura di Jackman, che naturalmente ogni volta si salva e abbandona l'area con passo sicuro e chioma sventolante. Anche se viene da chiedersi quale possa essere l'effetto di un tale spiegamento di abilita pirotecniche e tecnologie computerizzate nell'immaginario di un pubblico che in questo modo non ha più nemmeno la liberta di palpitare un po' per il proprio eroe, tanto l'effetto degli scontri e delle distruzioni e previsto e prevedibile. Resterebbe da aggiungere qualche cosa sulla carriera commerciale, ma anche sull'involuzione artistica del regista, il sudafricano Gavin Hood, che dopo aver vinto l'Oscar per il miglior film straniero con 'Il suo nome e Tsotsi' (battendo tra gli altri anche la nostra Cristina Comencini) e aver messo in campo qualche ambizione con il successivo 'Rendition', si e consegnato mani e piedi alla logica dei popcorn movie, dove regia e recitazione sono gli ultimi degli optional possibili. Ma forse sarebbe ingeneroso puntare il dito solo su di lui: e tutta la macchina degli studios che andrebbe messa sotto accusa una volta per tutte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 aprile 2009) "Prequel dei tre 'X-Men, Wolverine' di Gavin Hood (anche lui mutante: dall'autorialita Oscar di 'Tsotsi' al popcorn movie) e divertente fino a quando e il romanzo di formazione di un supereroe. Nella seconda parte più sconclusionata perdiamo il conflitto familiare, siamo subissati da prevedibili colpi di scena e dobbiamo sopportare troppo il militare Stryker di Danny Huston. Così serioso da essere ridicolo. Ottimo invece il Victor di Liev Schreiber, ancora fratello violento dopo 'Defiance'. Ruba spesso la scena a Jackman. E' dal punto di vista della tragica bestia Victor, e non del cucciolone ingenuotto Wolverine, che avremmo voluto vedere la storia. Ecco l'orribile verita." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 aprile 2009) "Tutto fatto benissimo, con effetti speciali strepitosi. Hugh Jackman anche produttore molto adatto al ruolo, invenzione e fantasia. acrobazie, paesaggi mirabili della Nuova Zelanda e dell'Australia dove il film e stato girato, elicotteri all'inseguimento del mutante, una centrale nucleare abbandonata. Soltanto due inconvenienti: una lunghezza che fa dell'ultima rnezz'ora un intrico di ripetizioni; e il rimpianto di non aver visto il film a l2anni quando sarebbe stato perfetto." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 14 maggio 2009) "Un collage di fantagiavisto per 90 minuti. Solo il duellante finale apocalittico nella prigione/centrale nucleare e il direttore della fotografia di 'Moulin Rouge!' salvano il prequel più atteso dell'anno da un ululare poco affilato." (Alessio Guzzano, 'City', 15 maggio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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