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"È mancata al regista, che ha scritto il copione con Dan Gordon, l'accortezza di scegliere un taglio drammaturgico più agile ed efficace. Perciò 'Wyatt Earp', pur risultando di accurata e sapiente fattura, manca di una vera ragione d'essere; e mentre non ci fa affezionare al protagonista, non ci consente neppure di farcene un'idea. Alle prese con un personaggio diluito in un'estenuante serie di apparizioni, non di rado contraddittorio nei trapassi dal romanticismo alla crudeltà e a tratti poco simpatico (basti ricordare il modo in cui tratta la sua compagna quando si innamora di un'altra), Kevin Costner stavolta rischia di non convincere. Molto più incisivo il Doc di un Dennis Quaid paurosamente emaciato dietro agli occhiali neri, roco, squassato dalla tosse e inquietante come un lupo ferito: il migliore Holliday finora apparso sullo schermo." ('Il Corriere della Sera', 15 Ottobre 1994)
"Nonostante gli impeti e le arsure dei due film precedenti Kasdan, dipanando a poco a poco tutte queste vicende e concludendole con la morte di Earp a ottantun'anni ha stentato a rivestirle dell'alone dei western e si è soprattutto limitato ad esporre i vari caratteri, a cominciare ovviamente da quello del protagonista costruendovi attorno, con diligenza ma con pochissimo estro, le situazioni che via via li avevano al centro, umili o eroiche, dimesse o concitate. Più felice all'inizio quando, non essendo Earp ancora diventato un mito, ne sbozza un ritratto con molte ombre e qualche chiaroscuro (errori, timidezze, alcolismo), tradizionale e senza voli; in seguito quando, alle prese con le pagine già consacrate da film celebri (e soprattutto dalla 'Sfida gloriosa' di John Sturges con Burt Lancaster e Kirk Douglas), le accenna appena, senza né empiti né passioni, più attento al dettaglio storico-biografico che non a quello avventuroso. Un'operazione quasi inutile, perciò, diluita e ripetitiva negli schemi narrativi, stanca e quasi sfibrata nei modi di rappresentazione: all'opposto, dunque, di un vero western." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 19 Ottobre 1994)
"Dopo 'Grand Canyon' Kasdan aveva un altro messaggio per l'America confusa e violenta di oggi. E invece di rilasciare un'intervista (o andare alla posta, come suggerivano i vecchi tycoons) ha fatto un film. Lungo, accurato, zeppo di dettagli e buone intenzioni, ma confuso e dotato di una sola idea forte: Wyatt Earp, lo sceriffo della sfida all'O.K. Corral, il pistolero invulnerabile che riportò l'ordine a Dodge City e a Tombstone con le maniere forti, è il prototipo di una lunga serie di giustizieri americani. Tipi ambigui e dal grilletto facile, pronti al peggio in nome del meglio, con un sospetto di paranoia rinforzato dalla caratterizzazione cupa e monocorde di Costner. Qua e là Kasdan ritrova la mano di un tempo e almeno la sparatoria all'O. K. Corral, una periferia squallida e anonima, è un gioiello di coreografia e concisione. Ma invece di farci pensare il suo 'Wyatt Earp' finisce col pensare per noi. E questo è difficile da accettare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 Ottobre 1994)
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