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World Trade Center Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-08-31 18:40:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Dopo United 93, anche World Trade Center di Oliver Stone affronta - a solo cinque anni di distanza - l’incubo dell’11 settembre. La prospettiva e l’approccio scelti dal regista di JFK sono, però, totalmente diversi da quelli di Paul Greengrass. Se United 93, infatti, era una ricostruzione basata sulle registrazioni delle conversazioni avvenute durante il volo, World Trade Center è interamente incentrato sul racconto di due poliziotti rimasti intrappolati per un giorno intero nelle macerie del crollo di una delle due torri. Ad interpretare i due superstiti Nicolas Cage e Michael Pena (Crash), mentre a dare corpo e anima alle loro mogli in angosciosa attesa per le sorti dei loro mariti sono Maria Bello e Maggie Gyllenhall. In questo senso World Trade Center è una narrazione emotiva e molto personale dei tragici eventi dell’11 settembre 2001 visti e raccontati seguendo il punto di vista di chi - quel giorno in apparenza come tanti altri - ha visto cambiare per sempre la sua vita. Stupore, indignazione, paura, rabbia, disperazione e - al tempo stesso - coraggio, speranza e fede sono i sentimenti spesso contrastanti che animano i protagonisti di questo lavoro insolito nella filmografia del regista americano. Stone, infatti, mette da parte la politica per concentrare la narrazione sull’evento in sé e sulle reazioni personali dei singoli, sganciandole da un contesto più ampio delle cause dell’11 settembre. Un incubo mostrato non più in chiave di cronaca filmata come siamo stati abituati fino ad oggi, ma raccontato in maniera meditata seguendo il punto di vista personale di chi l’ha vissuto sulla sua pelle e - a differenza di molte altre persone - è ancora qui per poterlo raccontare. Un privilegio, quello di essere sopravvissuti, pagato ad un caro prezzo, fissato indelebilmente da ferite che ancora sembrano non accennare a rimarginarsi. Una pellicola importante su cui, però, pesa ancora il lecito dubbio se è arrivata ‘troppo presto’.

Copyright © Cinematografo 2006.

Film
World Trade Center
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-10-24 04:00:49
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"L'inizio è terribile, degno delle migliori regie di Stone. La progressione dell'attentato terroristico, ancora poco chiaro a tutti, poi i suoi effetti devastanti, ricostruiti con grande sapienza tecnica. Quindi i soccorsi, ancora in cifre corali, con l'azione che si restringe presto attorno al gruppetto di agenti sepolti vivi, di cui solo due si salveranno. Mentre, in parallelo, si seguono le angosce dei loro familiari a casa, attaccati alla televisione, in attesa spasmodica di notizie. Forse, questa parte, sia con i due agenti che ce la mettono tutta per sopravvivere, sia con i loro familiari in cifre un po' bozzettistiche, è meno solida dal punto di vista cinematografico del preambolo, che ha invece un impatto visivo, ritmico e di suoni addirittura sconvolgente. Ma anche così, nel suo insieme, il film, tessuto di storie tutte vere, ha i suoi meriti. Anche perché fa ricordare. Nei panni dei due agenti sopravvissuti, Nicolas Cage e Michael Peña. Con i toni giusti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 settembre 2006) "A chi si rivolge Oliver Stone con il suo 'World Trade Center' dedicato ai massacri terroristi dell'11 settembre? È bene dirlo subito: a tutti gli spettatori semplici, non ossessionati dalla casacca ideologica. Questo non vuol dire che il provocatore di 'Platoon', 'Jfk' e 'Assassini nati' rinunci a un'interpretazione personale della storica tragedia né tantomeno a un progetto stilistico di nerbo: angoscioso eppure aperto alla speranza, apocalittico eppure attento al sentimento, il film vuole e riesce innanzitutto a essere un omaggio agli agenti della polizia portuale intrappolati nelle macerie delle Twin Towers e poi miracolosamente salvati, ai loro soccorritori e alla spontanea solidarietà che si manifestò in tutto il paese in quelle ore terribili. Non a caso Stone viene alternativamente strattonato a destra e a sinistra: la sua fede sta nelle viscere, la sua morale nelle immagini, la sua legge nel fattore umano e anche questa ricostruzione tutt'altro che asettica mira, piaccia o non piaccia, all'abnorme nudità dei fatti. L'innocenza primitiva di 'World Trade Center' parla dei valori americani per eccellenza - Dio, individuo, patria, onore, famiglia, coraggio, sacrificio - rinunciando alle cautele di circostanza e, al contrario, incrementando l'unica retorica congeniale al regista e cioè una superba miscela che trasforma incessantemente la realtà in fiction e viceversa. (...) Stone non ha scheletri nell'armadio da farsi perdonare e bisogna solo togliersi il cappello davanti al suo granitico appello ai valori di bontà e solidarietà che non fanno chic e anche in America sono così spesso abrogati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 settembre 2006) "Bollato con colpevole faciloneria a sinistra perché non è un film furioso 'alla Oliver Stone', la ricostruzione dell' 11 settembre nel respiro agonico autentico dei due pompieri sepolti sotto le macerie delle Twin Towers, salvati infine dall'eroe yankee senza paura, è un tuffo emotivo scelto nella retorica Usa. Scelto di fare del dramma un melodramma, il film è coerente nel correre dalle famigliole in panne alle ore disperate della tragedia sotto terra girata in modo magistralmente contagioso, un teatro da camera e macerie. Il contributo di Stone alla causa non è certo stare dalla parte di Bush ma resuscitare, garantendo con la sua carriera, la retorica eroica che per forza restringe l' arco della tragedia su cui l'autore sospende il giudizio politico storico, privilegiando i fattori umani. La paura si tocca, si palpa, si vive e Nicolas Cage è stavolta un ottimo attore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 ottobre 2006)

Copyright © Cinematografo 2006.



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