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When Darkness Falls Recensione

"Racconti da Stoccolma" recensioni

Film
Racconti da Stoccolma
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 16:02:02
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Racconti paralleli

Tre vicende parallele, tre storie legate da un dramma comune: in una Stoccolma tollerante solo in apparenza, Carina, giornalista televisiva di successo, Aram, proprietario di un locale notturno, e Nina, adolescente di una famiglia immigrata dal rigido codice morale, vivono nella paura perché minacciate dalle persone che amano. Si ritroveranno di fronte a un terribile dilemma: decidere se restare in silenzio e continuare a subire o dire la verità e affrontare le conseguenze…

Il terrore dentro casa

Una Svezia lontana dagli stereotipi diffusi che la dipingono come un luogo freddo e progressista quella raccontata da Anders Nilsson, in cui l'intolleranza e la violenza si nascondono dietro il volto stesso delle persone amate. La famiglia, infatti, da cui ci si aspetterebbe protezione e un sostegno fondamentale, si trasforma improvvisamente in qualcosa di 'Non-familiare” (traducendo alla lettera il saggio di Freud Il Perturbante), una presenza nemica dalla quale fuggire per non rischiare di essere attaccati. Il dato sconcertante è che le storie di sopraffazione narrate nel film sono realmente accadute e continuano, tra l'altro, a verificarsi ogni giorno non solo in Svezia ma in ogni parte del mondo. In questo senso Racconti da Stoccolma, che ha vinto il Premio Amnesty International al 57° Festival di Berlino, vuole porsi come monito all'attenzione internazionale sulla violenza domestica contro le donne, sul fatto che i maggiori timori non siano rappresentati dalle guerre o dalle malattie, tanto meno dall'avere a che fare con mostri o serial killer. Quello che più spaventa la gente è una minaccia che proviene dalla propria famiglia, dai propri genitori e coniugi. L'obiettivo è capire perché tutto ciò accada e per questo motivo è stato opportuno non inventarsi di sana pianta le vicende, e l'unico approccio onesto possibile da parte del regista scandinavo è stato introdurre frammenti di realtà nel copione, scegliendo di raccontarlo dal punto di vista delle vittime e della loro determinazione nel combattere per ribaltare lo stato delle cose. E in modi diversi, ciascuno riesce a trovare una via di scampo.

Nilsson, considerato una delle grandi promesse del cinema svedese, a soli trent'anni ha già accumulato un'enorme esperienza sul set, girando prevalentemente dei thriller (tra cui uno di grande successo dal titolo Zero Tolerance, che tenta una via tutta europea al genere e che lo ha posto all'attenzione della stampa estera).

Anche questo film potrebbe essere considerato un thriller, chiaramente a sfondo sociale, ma con qualcosa che sembra richiamare i grandi thriller del passato. Viene da pensare a Notorious di Alfred Hitchcock, per le tematiche e l'ambientazione (anche lì il pericolo veniva dall'interno, dalle mura familiari), o ai film di Billy Wilder per l'utilizzo di sequenze-chiave, che si pongono come esemplificative dei significati del testo: la sequenza dell'uccisione di Nina, con i rispettivi 'familiari” che la spingono a forza sull'autostrada, resterà indubbiamente nella storia del cinema (eco altresì di quanto sosteneva lo scrittore Andrè Gide, giustamente in questo caso, in un suo passo che recita 'famiglie vi odio!”).

Il film è costruito attraverso una struttura a episodi, ciascuno dei quali segue una linea parallela che soltanto nel finale troverà un punto di contatto con le altre. L'aspetto interessante di avere tre storie parallele da raccontare è la possibilità di metterle a confronto, di evidenziarne i contrasti. Il comune denominatore resta comunque il fatto che le persone che commettono un crimine credano di aver perso il controllo, l'onore, il rispetto. Allo scopo di riguadagnarlo, inizialmente minacciano di usare la violenza, per poi passare inevitabilmente all'azione. Non riescono a immaginare una soluzione alternativa.

Racconti da Stoccolma non è insomma un'opera facile da digerire: è un film forte, impietoso, ma capace di far riflettere in maniera profonda. Innanzitutto perché smentisce una serie di luoghi comuni, in particolare riguardo la violenza sulle donne, su come questa possa avvenire anche tra persone colte e laureate o sul fatto che i delitti d'onore possano essere una caratteristica anche di paesi non musulmani e integralisti. L'opera mostra bene altresì quanto sia difficile, per una donna che subisce violenza, essere creduta e sostenuta anche dalle altre donne e come gli uomini si sentano, in maniera più o meno consapevole, obbligati ad agire in maniera violenta perché hanno appreso nell'infanzia questo comportamento o perché si sentono costretti a farlo per preservare l'onore della famiglia. Questo lungometraggio, però, è anche la storia di vittime finalmente decise a lottare per uscire dalla propria condizione: una scelta coraggiosa che, però, ancora poche donne riescono a compiere, dal momento che il tasso di denuncia di questo tipo di reati è tutt'oggi estremamente basso.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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