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Welcome Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-12-10 10:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
“Quel che accade oggi a Calais mi ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino è come aver nascosto un ebreo nel ’43, si rischia il carcere”. Parola del regista francese Philippe Lioret: il suo film, Welcome, ha totalizzato 10 milioni di incassi, le sue parole hanno acceso le polemiche.
Nel mirino, l’articolo L622/1 della legge sull’immigrazione voluta da Nicolas Sarkozy, che punisce con cinque anni di reclusione i cittadini francesi che aiutano i clandestini, come quelli della “giungla” di Calais. Sul banco degli imputati sono finite pure l'organizzazione umanitaria Emmaus fondata dall’abbé Pierre e una casalinga 59enne rea di aver ricaricato il cellulare di alcuni irregolari.
Reduce dai premi della Berlinale, già in cartellone al festival di Torino, Welcome arriva in sala grazie a Teodora e rischia di essere il regalo più bello sotto l'albero cinematografico: protagonisti a Calais il 17enne clandestino curdo Bilal (Firat Ayverdi, non professionista), che vorrebbe raggiungere l'amata Nina a Londra, e l'istruttore di nuoto Simon (Vincent Lindon, starordinario), prostrato dalla fine del matrimonio. Sarà lui a fare del "corridore di Mosul" Bilal un nuotatore capace di attraversare la Manica a nuoto: da Calais a Dover, 33 chilometri nel mare ghiacciato e infestato di cargo, per raggiungere la terra promessa.
Girato con apprezzabile realismo e asciuttezza (poche le sbavature: dalla musica enfatica di Nicola Piovani allo zerbino con la scritta "welcome"...), Welcome è senza concessioni né semplificazioni un "film per tutti", capace di accogliere lo spettatore per farlo riflettere di cuore e di pancia sulla non accoglienza che riserviamo ai migranti - senza, per contro, eluderne i lati oscuri col buonismo d'accatto. L'approdo segna una tappa fondamentale sulla via cinematografica alla migrazione: complici due interpreti in stato di grazia e una storia che rimane attaccata alla realtà, la nostra, per (di)mostrarci quanto sia inumana. Fuori dallo schermo, dentro il mondo. Purtroppo. E per Bila e gli altri ritorna in mente il titolo di un'altra regista francese, Agnès Varda, Leone d'Oro nel 1985: Senza tetto né legge...

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Welcome
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-12-11 12:00:39
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

"E tu che fai? Guardi da un'altra parte e te ne torni a casa"

Bilal (Firat Ayverdi) è un giovane clandestino iracheno che cerca di raggiungere la propria fidanzata in Inghilterra. Alla frontiera di Calais viene arrestato a bordo di un tir e rilasciato perché minorenne e al suo primo arresto. Dal porto di Calais si vedono le coste dell'Inghilterra e Bilal decide di prendere delle lezioni di nuoto per attraversare lo stretto della Manica e raggiungere così la libertà. In piscina incontra Simon (Vincent Lindon), un istruttore sull'orlo del divorzio con la moglie, che lo aiuta e decide di allenarlo, cercando allo stesso tempo di dissuaderlo dal compiere una follia. Ma Bilal è troppo determinato per desistere

Welcome sul tappeto ma nessuno è il benvenuto

Presentato fuori concorso al 27° Torino Film Festival, il nuovo film di Philippe Lioret (incomprensibilmente mai distribuiti in Italia i precedenti Mademoiselle e Je vais bien t'en fais pas), Welcome, si rivela un film sorprendente ed emozionante, capace di portare a casa il 'Premio Maurizio Collino" come miglior film su temi giovanili (dopo i riconoscimenti di Berlino e Gijón).

A differenza delle finte parabole buoniste e ad alto tasso d'ipocrisia - si veda Goal! - Il film, in cui il protagonista rappresentava inverosimilmente l'incarnazione dei sogni di qualunque ragazzino cresciuto con un pallone tra i piedi; oppure il più recente Verso l'Eden di Costa-Gavras, dove un improbabile clandestino belloccio trovava la via per Parigi nella solidarietà di persone tanto caritatevoli quanto irreali - il film di Lioret è un concentrato di realismo e generalizzazioni insieme. Se da un lato la vicenda narrata risulta estremamente coinvolgente e densa, intrisa di una verità tanto scomoda quanto lampante, dall'altro si scorgono dei pericolosi cliché su come venga vissuta la xenofobia (soprattutto in un paese come la Francia, vero e proprio contenitore di etnie differenti, in cui è stata approvata una legge secondo la quale chiunque offra ospitalità o aiuti di sorta a clandestini viene punito con la reclusione ).

Il regista promuove un certo solidarismo e si erge contro la politica adottata dal governo Sarkozy in materia di clandestini. Decide non a caso di ambientare la storia a Calais, vera e propria frontiera prima dell'Eldorado Inghilterra, dove il protagonista Bilal (Firat Ayverdi, un bellissimo esordio il suo) è sicuro possa emergere quale talento calcistico, proprio come il suo idolo Cristiano Ronaldo. La bravura di Lioret sta anche in questo: nel creare una forma di fortissima empatia tra lo spettatore e il determinato Bilal, il cui sogno non viene mai accompagnato da immagini di lui che tocca un pallone. Pur di raggiungere la sua amata e la sua libertà, la felicità di una famiglia e di un lavoro con cui mantenerla (che non sia necessariamente quello del calciatore), Bilal scende a patti col destino e decide di sfidarlo attraversando la Manica a nuoto: impresa folle, atleticamente difficoltosa e con pochi margini di successo. Lo spettatore assiste catturato dallo spirito irriducibile del protagonista e si pone gli stessi interrogativi che balzano alla mente di Simon (un appassionato Vincent Lindon, già in Betty Blue e L'amore sospetto, espressivo oltremisura ma mai a vuoto): è davvero possibile aiutarlo? E quanto è moralmente giusto istruirlo a compiere un'impresa che pochi uomini sarebbero in grado di affrontare e nella quale potrebbe non salvarsi?

Welcome fa venire una gran voglia di nuotare: contro corrente, contro l'indifferenza della gente, contro i pregiudizi e i luoghi comuni del razzismo, contro la disperazione per un destino così lontano da noi eppure comune a tutti. E Lioret si dimostra cinico fino in fondo, mantenendo il realismo come linea guida e lasciando la speranza a chi davvero può permettersela. Lo stesso personaggio di Simon rivela tutta la sua disonestà morale e tutta la sua inconsistenza umana, sconvolgendo l'opinione che aveva creato con i suoi gesti altruisti lungo tutto l'arco del film.

Un'opera particolarmente sentita dal cast e dai francesi, che hanno risposto con una grande affluenza di pubblico nelle sale. Impegnato socialmente e politicamente, Welcome merita una visione e la considerazione di tutti indistintamente, anche se il periodo natalizio potrebbe sminuire la forza della sua attualità e renderlo la solita favola triste sull'immigrazione.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Welcome
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-12-15 04:10:35
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia: "Il tema trattato e molto vicino a noi. Penso sia una buona cosa che il cinema riesca a descrivere da un punto di vista a lui del tutto sconosciuto il Paese in cui un individuo vive." "'Welcome', regia sapiente e profonda di Philippe Lioret, interpretazione come sopra di Vincent Lindon. Faccia storta e schiena dritta, icona di dolce forza e sensibile fragilita, quest'ultimo e un istruttore di nuoto che si trova il caparbio Bilal - rifugiato clandestino curdo irakeno - come allievo. Vuole attraversare la Manica a nuoto - siamo a Calais -, per raggiungere l'amore della sua vita. E Vincent lo aiuta perche spera di riconquistare la moglie e, forse, perche un figlio gli e mancato. Una storia d'amore, ma anche politica, sentimentale e militante. Attraverso un'avventura ai confini della realta, ma neanche tanto visto che un tentativo di traversata e avvenuto, entriamo nella selva di pregiudizi scivolosi e rabbia repressa, di una legge che, come dice lo stesso Lindon, rende reato «lo stare su questo mondo, ma su altri confini rispetto a quelli in cui sei nato, e l'aiutare chi e in difficolta». E gia, perche a Calais se ospiti o sfami un clandestino, puoi pagare 30mila euro di sanzione e andare in carcere anche per cinque anni. Welcome dice tutto questo, e anche molto di più. E per fortuna Teodora l'ha fiutato per tempo e l'ha preso per l'Italia, dove questo racconto sara istruttivo e lacerante. Perche di Calais, nel nostro paese, ce ne sono tante, troppe." (Manlio Dolinar, 'Liberazione', 10 febbraio 2009) "Nel ricondurre il dramma sociale dell'emigrazione clandestina in Europa a un dramma individuale, Lioret ha saputo toccare la corda del cuore e rappresentare senza esagerazioni il risvolto della xenofobia, che e poi la paura verso chi e spinto da un'altra paura. Non per questo si devono aprire le frontiere a chi non ne ha diritto, ma la tragedia - come sempre - non e quando c'e chi ha torto e chi ha ragione, ma si oppongono due ragioni egualmente rispettabili: quella di chi ha sudato ciò che ha contro quella di chi, a sua volta, vuole avere qualcosa. Ogni semplificazione, che riduca l'immigrato clandestino all'invasore o che lo promuova a liberatore, sfocia nell'utopia oggi, nel sangue domani. Con 'Welcome', titolo ironico, Lioret ha colto l'essenza del problema." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 febbraio 2009) "Difficile trovare titolo più ironico e amaro per un film secco ed efficace come pochi, che concentra una tragedia dei nostri giorni in un pugno di figure e conflitti tanto essenziali da togliere davvero, rieccoci, il respiro. Che un film così incassi 20 milioni di euro in Francia e forse una magra consolazione. Ma e gia qualcosa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 dicembre 2009) "Un road movie eccellente, e ancora più ostinato e tragico, nonostante una intrecciata storia d'amore quasi a happy end, 'Welcome', del francese Philippe Lioret. (...) Il genere dramma dell'immigrazione dominante in Europa da qualche anno e spesso l'occasione per nascondere, dietro un plot edificante, ipocrisie e razzismi camuffati e riscodellati furbescamente. Ma questa volta il sistema di attese e stereotipi e fatto esplodere dalle passioni vere. Inoltre i due veri elementi che si scontrano nel film sono l'energia vitale delle popolazioni che cercano una nuova terra per vivere, contro la mortifera, stagnante autoconservazione del continente, a dispetto dei tappetini che pongono davanti alle porte dei loro appartamenti (con su scritto appunto, 'Welcome'). Una gabbia in cui sono costretti non solo i clandestini a cui sono dedicate apposite leggi (e in questo almeno in Italia la legge prevede che i minorenni siano accolti, nutriti e fatti studiare) ma una serie di lacci costringe anche gli abitanti del luogo, sottoposti alla vigile attenzione dei vicini, alla sorveglianza poliziesca, alle regole matrimoniali e del lavoro. E le famiglie emigrate, che portano dietro come un fardello usi e costumi da cui e impossibile derogare. Vincent Lindon appare nella parte di Simon come qualcuno che ne ha prese tante dalla vita, ma ne ha date altrettante, chiuso in se stesso proprio come un Jean Gabin dei nostri tempi. In qualche scena addirittura gli somiglia e il confronto con il giovane Firat Ayverdi pone in una giusta dimensione il vecchio e il nuovo mondo." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 dicembre 2009) "Tuttavia il vero pregio di 'Welcome' e nella capacita di Lloret di assorbire le problematiche all'interno di una ben congegnata struttura drammaturgica, creando personaggi di sfumato spessore esistenziale con cui pian piano entriamo in un contatto di partecipazione umana, che va ben al di la di ogni discorso militante." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 11 dicembre 2009) "'Welcome' di Philippe Lioret e un film che in Italia non saprebbe fare nessuno. E il paragone non vuole essere il solito 'cahiers de doleances' dei difetti nostri e dei pregi altrui. Il punto e che di fronte al tema 'immigrazione', come per qualsiasi tema etico delicato, agli italiani, quelli bravi che hanno studiato storia, cinema e sociologia, mancano gli attributi. Lioret, invece, propone una versione di cinema contemporaneo militante che sa di autentica immersione nel reale. Una documentazione altamente antispettacolare del vero per mostrare l'angoscia, la fuga, l'inferno dei migranti. La macchina da presa di Lioret non da mai segni di cedimento: prende una giusta distanza dai soggetti, sembra non invadere e/o condizionare lo spazio dell'inquadratura, fino ad amalgamarsi coi corpi e i luoghi ripresi (si veda il ricorrente esterno spiaggia davvero ispirato). I tre sceneggiatori (lo stesso Lioret, Emmanuel Courcol e Olivier Adam) disegnano una robusta linea principale di dialogo tra Simon e Bilal: dapprima maestro con allievo, poi padre con figlio, infine mimesi tra adulti innamorati di due donne che paiono irraggiungibili. Quest'atmosfera malinconica che permea un presente amaro per Simon e disperato per Bilal, diventa naturale fronte comune davanti ai soprusi della polizia e alle delazioni dei vicini di casa. Perche il sadismo della nuova legge francese anti immigrazione prevede pene severe anche solo per chi rifocilla, senza permesso delle autorita, un clandestino. 'Welcome' e così uno sfregio bello grosso alla gabbia dei pregiudizi sociali; cinema intenso, compatto, politico, mai rinunciatario. Tra guardie giurate di colore che spintonano 'fratelli' clandestini di colore fuori da un supermercato e un presidente della repubblica francese che appare in tv dicendo: "mi assumo ogni responsabilita di ciò che ho detto e fatto". Ad ogni paese la sua bella faccia di bronzo. E le sue intense, tragiche facce di abbronzati." (Davide Turrini, 'Liberazione', 11 dicembre 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.


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