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Waste Allocation Load Lifter Earth-Class… in breve, Wall-E
Dopo aver ridotto il pianeta Terra a un'enorme discarica, l'umanità ha optato per la soluzione più responsabile di tutte: fuggire. Da settecento anni, infatti, la civiltà (o inciviltà) terrestre vive a bordo di una gigantesca astronave, lontana da quel mondo ormai inabitabile. Ma un piccolo robot addetto alla pulizia dei rifiuti, che riduce a cubi ammassati gli uni sugli altri, è stato dimenticato acceso: così Wall-E, per lunghi secoli, ha continuato a svolgere imperterrito il suo lavoro, sviluppando però al contempo una spiccata personalità che, inevitabilmente, lo porta a soffrire di solitudine. A poco serve collezionare gli oggetti più disparati, o vedere e rivedere l'allegria danzante di Hello, Dolly!; Wall-E ha bisogno di amore.
E chissà che la bellissima robottina Eve, scesa sulla Terra per ragioni misteriose, non possa aiutarlo…
Con lo sguardo preso per incantamento
E se quella fra Eve e Wall-E fosse una delle più grandi storie d'amore che il cinema abbia mai raccontato? In una discarica-mondo in cui le torri di rifiuti superano in altezza i grattacieli, in una società automatizzata fatta di sfavillanti non-luoghi e di persone che si nascondono dietro uno schermo, specchio (parzialmente) deformato di quella odierna, due piccoli aggregati di bulloni brillano d'amor sincero e incondizionato – come bambini, come l'E.T. di Spielberg – e c'insegnano a essere di nuovo un po' più umani: qualcuno provi ancora a dire che l'animazione non è cinema.
Al nono lungometraggio la Pixar raggiunge il vertice (provvisorio, in attesa dei prossimi) di un percorso iniziato negli anni Ottanta con quel Luxo Jr. che inaugurò la personality animation nella tecnica digitale, e proseguito poi nel '95 con il primo lungometraggio d'animazione al computer, Toy Story; un viaggio straordinario, quello dei Pixar Animation Studios, costellato di incredibili avventure in cui i prodigi della tecnica non sono mai un fine, bensì un mezzo, il veicolo di storie che ogni volta sanno reinventarsi in dimensioni nuove (il mondo dei giocattoli, degli insetti, dei mostri, dei pesci, dei supereroi, delle auto, della cucina, dei robot) ma sempre con tanta creatività, tante idee. E allora WALL•E non può che essere il coronamento di questo vero e proprio cinema 'd'autori”: poesia digitale, silenzi di dolce solitudine, emozioni scaturite da quanto di più artificioso possa esistere. L'intuizione geniale, in tal senso, è dovuta al coinvolgimento di Ben Burtt, il responsabile del suono di Guerre Stellari che ha permesso ai robottini di esprimersi attraverso fischi e monosillabi altamente comunicativi, e di conseguenza al film di parlare per immagini, lasciando che fossero quelle – fra straordinarie animazioni dei personaggi e panorami sconfinati – a trasmettere ogni valore emotivo. Ma poiché la Pixar ama sorprenderci, WALL•E non è solo poesia e divertimento slapstick (irresistibile per tutte le età), è persino satira distopica, è uno dei peggiori incubi che il cinema abbia saputo narrare in tempi recenti: un incubo luminosissimo di comfort terribili e alienanti, in un mondo amministrato con sorrisi di plastica da (e come) un'immensa multinazionale; gli arguti inserti in live-action non sono lì per caso.
Un film che rapisce lo sguardo e scioglie il cuore, come un tenero passo a due negli spazi siderali del cosmo: vederlo è fare un magnifico regalo a se stessi.
Meraviglioso.
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"La storia d'amore lascia il campo alla lezione ecologica e il film perde in tenerezza e fantasia, ma soprattutto abbandona i toni più infantili (e comprensibili da un pubblico infantile) per rivolgersi a uno spettatore un po' più avvertito. Le trovate sono ancora tante, compresa una specie di rilettura ad usum delphini della rivolta contro lo strapotere della tecnologia gia raccontata in 2001 in 'Odissea nello spazio'. Il messaggio ecologico si trasforma in un atto d'accusa contro l'umanita responsabile di aver trasformato la Terra in un'enorme pattumiera e di non voler difendere la Natura, ma la poesia di quell'amore inter-robotico perde un po' della sua magia iniziale. Resta la straordinaria sapienza produttiva della Pixar e del suo regista e vicepresidente Andrew Stanton (gia regista di 'Alla ricerca di Nemo' e produttore di 'Ratatouille') che con questo film hanno compiuto un ulteriore passo in avanti nell'evoluzione dell'animazione computerizzata. Da notare, questa volta, la straordinaria cura nel restituire una qualita cinematografica agli sfondi terrestri, non più definiti e precisi come sono solitamente gli sfondi digitali ma per una volta più 'sporchi, e indistinti, proprio come se fossero ripresi da una normale cinepresa, con tutte le 'imperfezioni' del caso. Se pensiamo che 'Toy Story, il primo film d'animazione interamente digitale, era di solo i3 anni fa, possiamo ben dire che ormai le differenze sono diventate quasi impercettibili e che il cinema e pronto per intraprendere le strade di qualunque nuova rivoluzione tecnologica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2008) "Se la prima parte del film e poesia assoluta la seconda vira un po' di più sul convenzionale: l'astronave e una specie di Eden popolato di esseri umani obesi che vegetano sotto il controllo di un Grande Fratello; i robot dovranno guidare la lotta di liberazione. In ogni caso il divertimento e assicurato, grazie a una quantita di gag molte delle quali di gusto cinefilo: a cominciare da '2001: odissea nello spazio'. Perfino i titoli di coda (vietato uscire dalla sala senza vederli), che riassumono la storia della civilta umana attraverso le rappresentazioni artistiche, sono una piccola squisitezza in più dopo il lauto pasto. Realizzata grazie a una nuova tecnologia (sigla PRMarr), l'animazione tridimensionale conferisce alle immagini una bellezza da sbalordire. Quanto alla morale della favola, qualcuno potra trovarla risaputa: l'umanita sta andando alla rovina, tra consumi dissennati che devastano l'ambiente e deformano i corpi, il sentimento dominante e la solitudine, per restituire un senso alle nostre vite non ci sono che il coraggio, l'altruismo, lo spirito di sacrificio e, soprattutto, la riscoperta della capacita d'amare. Quel che conta, però, e che queste cose vengano declinate in modi nuovi. E chi avrebbe mai detto che, a farcele sentire in modo più convincente degli altri sarebbe stato un piccolo robot dagli occhi languidi come quelli di E.T.? (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 ottobre 2008) "Un acronimo ci disseppellira. E' Wall¿E (Waste Allocation Load Lift Earth-class), robot spazzino lasciato su una terra deserta di uomini e sommersa da rifiuti, unica macchina ancora erroneamente in funzione, forse per la sua dipendenza dall'energia solare, fonte primaria e incorruttibile dall'ottusa ingordigia dell'uomo. E questa e solo una delle tante sottili ma evidenti metafore che popolano la fiaba d'animazione più bella degli ultimi decenni. Andrew Stanton regista e cosceneggiatore, il boss e deus ex machina della Pixar John Lasseter, produttore esecutivo, c'e tutto il gruppo storico che la Disney ha sì inglobato ma saggiamente neanche sfiorato, una factory di visionari che da una quindicina d'anni domina la scena: quattro miliardi e mezzo di dollari di incassi complessivi, Oscar come se piovesse, da 'Nemo' a 'Ratatouille' non hanno sbagliato un colpo. Un predominio imbarazzante, seriale, gli ex pionieri squattrinati ora fanno blockbuster, ma non sanno cos'e la furba routine. Cambiano continuamente soggetti, tecniche, ispirazioni e soprattutto linguaggi. Wall¿-E e la vetta di questo percorso: favola elementare e romantica, parabola e lezione di vita di limpida chiarezza, muto monito al mondo. Avete letto bene, se si eccedono le pubblicita olografiche che spiegano perche la Terra e disabitata e qualche parola nel finale, il silenzio qui e d'oro." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 17 ottobre 2008) "La magia del film e tutta nei due robot protagonisti e negli straordinari primi quaranta minuti, dove nessun umano parla e la 'space-opera' tra Philip Dick e Stanley Kubrick si fonde con la costruzione di gag alla Buster Keaton, che vedono il mattatore il piccolo Wall-E. Poi parte il film con la sua storia. Ma a quel punto il robottino e i suoi occhini a binocolo hanno gia vinto." (Marco Giusti, 'Il Venerdì di Repubblica', 17 ottobre 2008) "Il film diretto da andrei Stanton ('Little Nemo') e prodotto da John Lasseter riesce a convertire i pixel in cellule viventi, ricorre al disegno a mano e alla computer graphic rimodellando l'architettura visiva. Cyborg e Charlie Chaplin, ibridi di creature di carta e automi, galleria di 'mostri', surrogati emozionali dell'umanita perduta. Senza, nostalgia, il film mette in relazione la meccanica del vecchio robot con l'hi-tech (...) ." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2008) "Sicuramente educativo per i più piccini, che qui ameranno gli scarafaggi domestici del futuro, questo gradevole ma non memorabile eco-cartoon firmato dal premio Oscar Andrei Stanton ('Alla ricerca di Nemo'), continua a girare dalle parti di 'E.T.', occhioni e goffaggine comprese." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 17 ottobre 2008) "Non era facile conciliare una fiaba apocalittica - il pianeta discarica, i nostri discendenti obesi e svuotati, il consumismo trionfante su scala galattica - con la levita dell'animazione. Ma 'Wall-E' come 'Nemo', 'Toy Story' o 'Monster & Co.' crea un mondo di rara perfezione formale e insieme di solida tenuta metaforica grazie a un'inventiva continua e a un'intelligenza vibrante. Non si contano le astronavi e i robot che hanno fatto la storia del cinema. Ma nessuno aveva mai espresso tanta consapevolezza e insieme tanta malinconia. Il 3D non e più solo uno dei tanti linguaggi del cinema. E' la sua sintesi, forse il suo destino." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2008) "La quotidianita di 'Wall-E' e, intento ad accumulare detriti salvando dalla distruzione malinconici reperti della civilta che fu, e raccontata come in un film muto intessuto di uno struggente umorismo alla Chaplin. E il resto della favola in cui, sulle ali dell'amore, Wall-E ritrovera l'umanita emigrata nelle galassie, e comunque delizioso per raffinatezza grafica e divertimento. Non ci stupirebbe che ne sortisse una candidatura all'Oscar per il miglior film." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 17 ottobre 2008) "Non c'e, invece, ombra di dubbio sull'Oscar, annunciato e strameritato, a Wall-E come miglior film di animazione. Si tratta di un vero e proprio capolavoro, una pellicola fantastica ed ecologica con momenti di commovente poesia e un messaggio di grande speranza per l'umanita dinanzi a un futuro presentato come disastroso se non si porra rimedio allo scempio ai danni della natura." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 23-24 febbraio 2009)
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