Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
Un bambino? No grazie!
Jenna è una cameriera dotata di un dono straordinario: creare torte uniche e buonissime, le cui ricette s'ispirano agli eventi che le accadono. Rimasta incinta di un marito infantile e manesco, la donna vive una maternità indesiderata e, con il sostegno delle amiche e colleghe Betty e Dawn, spronata dal vecchio Joe a cambiare vita, trascorre i propri giorni in attesa di un bambino a cui non riesce neppure a dare un nome. Inaspettatamente, incontra sulla sua strada il dottor Pomatter, con cui instaura una passionale relazione adulterina; è lui il principe azzurro in grado di liberarla dalle catene di un matrimonio impossibile? Oppure l'esistenza di Jenna sta per essere travolta da qualcosa di ancora più soprendente?
Una fetta di vita; anzi, di torta
Talvolta si esce dalla sala cinematografica con un pizzico d'ottimismo in più, ed è una bella sensazione, soprattutto se la 'favola” cui si è assistito ha elementi di realtà che conducono l'impossibile nella sfera del verosimile. Waitress - opera della sfortunata regista Adrienne Shelly, morta in circostanze tragiche - è un film intimamente femminile: è indubbio che si tratti di una pellicola annodata alla vita dell'autrice, al suo percorso verso la maternità che, vissuta dalla protagonista dapprima con timore e insofferenza, diviene chance per un nuovo inizio. Jenna (la brava Kery Russell) mettendo al mondo un figlio rinasce e restituisce alla vita anche sè stessa; non è più ostaggio di niente e di nessuno, è libera, finalmente.
Non v'è traccia di toni melensi e insulsi in Waitress, che è, viceversa, una commedia lieve, la cui sceneggiatura si regge su un sentimentalismo intelligente, senza risparmiare situazioni divertenti e fasi di riflessione, abbinando torte e vita: le ricette che la protagonista immagina a occhi chiusi segnano non solo i capitoli salienti della sua esistenza presente, ma anche la sua memoria e il suo futuro. Il soggetto, ottimamente scritto dalla stessa Shelly, esige una regia morbida che trova nei colori caramellati dei cieli mattutini, degli irresistibili dolciumi e delle ultime sequenze un corrispettivo visivo della fiaba; e che di favola si tratti ne è una prova il personaggio di Joe (Andy Griffith), vecchio scorbutico e scontroso che assume, in verità, la funzione della 'fata” che tutto sa e tutto risolve, senza però che tale intervento salvifico determini la scelta di vita da parte della protagonista (dettaglio non da poco, anzi, fondamentale alla comprensione del film).
Perfettamente caratterizzate, Jenna (Kery Russell), Becky (Cheryl Hines) e Dawn (Adrienne Shelly) riprendono la tipologia delle cameriere di Alice non abita più qui, senza esserne una copia, ma anzi dando vita a personaggi vitali, ironici e malinconici: la bionda e procace Becky nasconde una vita domestica dolorosa, la vulnerabile Dawn è, in fondo, una donna tenace in grado di superare le apparenze. Il percorso di Jenna verso la scoperta della propria identità sembra essere minato da un marito stupido, egoista e violento, ma la soluzione offerta dall'autrice è un inno alla libertà di essere sè stessi nonché un vero atto d'amore nei confronti della figlia, che compare nelle ultime sequenze del film. La colonna sonora di Waitress è perfetta per accompagnare la platea nelle emozioni di questo 'piccolo” film, che ha riscosso un notevole successo di pubblico al Sundance Film Festival e che non mancherà di suscitare entusiasmo anche nelle sale italiane. Il finale? Dolce e al miele; ma come potrebbe essere altrimenti in un film di torte, sogni, amore e cioccolato?
Copyright © Spaziofilm.it 2007.

"Andate a vedere già mangiati questo film sincero, fatto di niente e di tutto, intessuto di gossip, illusioni e baruffe di donne: la Shelley ci ha preparato ricette secondo i casi della vita, e molte vengono sfornate calde. Si possono dimenticare i mariti violenti con marmellate e vagonate di caramello? L'idea geniale è quella post freudiana della torta, massima virtù delle casalinghe, qui usata come risorsa e rimozione delle nevrosi delle mogli. 'Waitress' non è da confondere con la commedia di famiglia neo con(servitrice), anzi inietta nei dolci un po' di veleno raccontando la vita quotidiana all'epoca di Bush. E, nonostante tutto, alla fine tenta anche di vedere rosa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 ottobre 2007) "La sorte ha voluto che la regista di 'Waitress', Adrienne Shelly, sia stata uccisa a riprese terminate. Essendo anche una delle interpreti di questa commedia dolceamara, la circostanza aggiunge ulteriore malinconia al film. (...) Simpatici personaggini, tono vagamente favolistico e la cucina, la nuova ossessione americana, come elemento consolatorio: se sai fare una torta nulla sarà impossibile. Tuttavia la storia è spedita e accattivante. Ha ben meritato al Sundance Festival e la protagonista sembra avere un avvenire. Buon appetito." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 12 ottobre 2007) "Vedere come se ne cavano fuori è il divertimento di 'Waitress', un film che nonostante un finale zuccheroso ti lascia con l'inquietudine che sempre determinano i destini umani. Qualcuno vi ha trovato una sorta di precognizione di un fatto orribile avvenuto nel corso dell'edizione, quando la quarantenne Shelly è stata brutalmente assassinata in seguito a una stupida lite con un operaio che faceva dei lavori al piano di sotto." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 ottobre 2007) "Adrienne Shelly, che aveva cominciato il proprio percorso nel mondo della celluloide interpretando due titoli di spicco dell'indipendente Hal Hartley ('L'Incredibile verità' e 'Trust'), con 'Waitress' ha portato a termine il terzo - e purtroppo ultimo - lungometraggio da autrice. Un film fortemente al femminile (sceneggiatura, regia, personaggi principali), che lascia tempo e luogo in un alone indefinito, con un'estetica e cromatismi caramellati stile pop anni 60. Questa patina, unitamente a elementi da commedia fiabesca, un grottesco sottofondo, rappresentazioni da macchietta, contrasta con i temi forti sviluppando un effetto straniante. Con una lievità che può essere dote o limite." (Federico Raponi, 'Liberazione', 12 ottobre 2007)
Copyright © Cinematografo 2007.