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"Un film, forse, non del tutto compiuto, per quella prima parte priva, psicologicamente e drammaticamente, di una autentica concentrazione, ma con un linguaggio, al momento di tirare le somme, che ricorda lo Schloendorff migliore, quello delle pagine ghiacce del 'Caso Catharina Blum'. Vi concorre l'interpretazione intensissima di Sam Shepard, attore e commediografo, nei panni di Faber: prima dura e distaccata, poi coinvolta fino alle lacerazioni più aspre, conservando sempre però una rigida misura grazie ad una mimica intagliata nel legno (come certi personaggi anni Cinquanta del nostro Pietro Germi). La ragazza è Julie Delpy, già vista in 'Passion Béatrice': un visino un po' oleografico per un tormento più grande di lei. Salda come si conviene, invece, in mezzo a loro, Barbara Sukowa, la madre: una maschera ferita." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 25 Luglio 1992)
"Volker Schloendorff è un bravissimo regista che da anni lavora a cavallo di due mondi: la grande invenzione del suo film ci sembra quella di aver collocato un tipo all'americana come il commediografo Sam Shepard (che ha l'aria di essersi ispirato alla figura e al modo di vestire del collega Arthur Miller) su uno sfondo di antiche vestigia mediterranee. Girato qua e là per il mondo, seguendo l'errabondo itinerario dell'ingegnere, il film mima con perfetta aderenza culturale lo stile spigoloso, sorprendente, affascinante dello scrittore. La ragazza amata è una squisita Julie Delpy, il messaggero del destino è una stupenda Barbara Sukowa." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 Luglio 1992)
"Non è tanto il colpo di scena edipico-incestuoso, peraltro orchestrato con apprezzabile pudore, a fare di 'Passioni violente' un film inconsueto e raccomandabile, quanto la finezza con cui Schloendorff precisa il senso di fallimento esistenziale-culturale di questo homo faber: molto più contemporaneo di quanto non suggerisca l'inconsueta ambientazione anni Cinquanta. Di Sam Shepard s'è già detto, mentre il versante femminile è coperto dalla fresca Julie Delphy e dalla nervosa Barbara Sukowa (che peccato sentirle doppiate)." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 25 Luglio 1992)
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