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Storia d'amore e di amicizia
Vicky e Cristina sono due amiche americane che decidono di trascorrere l'estate nella magnifica Barcellona. Vicky sta per sposarsi e sa sempre quello che bisogna fare, Cristina si lascia guidare dalle emozioni e, perennemente insoddisfatta, cerca l'amore e l'arte. Le due amiche incontrano Juan Antonio, pittore spagnolo fuori dagli schemi che propone alle ragazze un week end a Oviedo in cui potranno visitare le bellezze del luogo, bere vino e fare l'amore tutti insieme. Questo è solamente l'inizio di un intreccio di rapporti, desideri e pentimenti cui si aggiungerà, ai tre protagonisti, la bellissima e gelosissima Maria Elena, ex moglie di Juan Antonio...
Sole, cuore, amore e non solo
Vicky Cristina Barcelona, il nuovo film di Woody Allen, è una scommessa riuscita che illumina le sale cinematografiche autunnali del bel paese. Come sempre, o quasi, il regista più europeo fra quelli d'oltreoceano riempie lo schermo di dialoghi preziosi, musiche ispirate, intrecci che sono funzionalmente perfetti (diremo quasi matematici), attori diretti con perizia che si lasciano attrarre da personaggi non banali e mai ovvi. Allen elegge Barcellona a luogo dell'amore, che, a dire il vero, pare più che altro una chimera; i "lavori" sentimentali non sembrano potere pervenire a una conclusione effettiva, e il paragone con la Sagrada Familia è scontato.
La pellicola scorre velocemente e il ritmo, che non conosce arresti, nell'istante in cui entra in scena Penelopez Cruz nelle vesti della folle e affascinante Maria Elena, subisce un'impennata. Il carisma e l'intensità sprigionati dall'attrice spagnola sono ineguagliabili e neppure il sensuale e diretto Javier Bardem riesce del tutto a starle al passo. Allen ammicca agli stereotipi culturali che separano il genio e la sregolatezza della vecchia Europa dal perbenismo e dalla ricerca di se stessi made in USA. Gioca con la passionalità e l'eccesso latini che si trasformano in consuetudine, e con la stabilità e il desiderio di avventura americani che non sembrano poter convivere armonicamente. Le relazioni tra i personaggi (Juan Antonio, Maria Elena, Vicky e Cristina) sono una cartina di tornasole della varietà dei sentimenti amorosi che messi in campo reagiscono tra di loro, quasi a volere rintracciare la "ricetta" della felicità affettiva. In questa ottica Allen non esita a soffermarsi neppure su una delle classiche fantasie sessuali maschili: il ménage à trois. La voce narrante, che a tratti eccede in invadenza, accompagna lo spettatore in un intricato sistema di rapporti che molto dice sulla ricerca dell'amore. Seppure la conclusione non nasconda una leggera vena di malinconia, nel puro stile di Allen, il film si alimenta di istanti comici esilaranti, per lo più determinati dal contrasto fra luoghi comuni e anticonformismo.
Sostenuto dai soleggiati e irresistibili scorci di Barcellona e Oviedo, da qualche bicchiere di vino spagnolo e dal desiderio di vivere ed esprimere arte, Vicky Cristina Barcelona rivela ancora una volta l'acutezza di Allen, che non si erge a giudice, sebbene paia nutrire maggiore simpatia nei confronti di chi non si cura delle regole, pur di essere felice insieme a chi si ama.
Davvero brava Scarlett Johansson; ottimi Javier Bardem, Rebecca Hall, Patricia Clarkson, e superba Penelopez Cruz.
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"Applausi convinti e sonori ululati hanno accolto Il nuovo film di Woody Allen 'Vicky Cristina Barcelona', dal nome delle due protagoniste e della citta dove passeranno un'estate che non dimenticheranno facilmente. Due reazioni in qualche modo giustificate perche il film ha momenti davvero esilaranti (soprattutto per merito di Javier Bardem e Penelope Cruz) e altri decisamente macchinosi e fin troppo didascalici, con una voce fuori campo invadente fino al fastidio. (...) E un finale di sconfitta per tutti sembra la morale piuttosto disincantata di un Woody Allen che ha messo da parte le riflessioni morali sulla colpa e la responsabilita e si diverte a punzecchiare i propri connazionali, incapaci di capire cosa vogliano davvero: se la rispettabilita (e l'agiatezza) borghese o la passione (e l'appagamento) dei sentimenti. Resta da chiedersi se era necessaria la trasferta spagnola per arrivare a queste (semplici) conclusioni, con tutto il corollario di obblighi produttivi e pubblicitari che le coproduzioni ormai impongono. Ma se si vuole (o si deve) fare un film all'anno, certi scotti si devono pagare per forza." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 maggio 2008) "'Vicky Cristina Barcellona' e decisamente meglio di 'Scoop' ma un po' peggio di 'Hollywood Ending'. E poi ha la pecca di parlare tanto d'amore ma non di farci vedere nemmeno un pezzetto di carne. Si vede che Allen e diventato meno paranoico ma e rimasto ancora un gran moralista. Chi spera di intravedere le grazie di Scarlett o di Javier rimarra deluso. L'unica che ci mette un po' del suo e la magica Penelope, tette sì e no dalla scollatura e gambe generosamente scoperte. Meglio di niente, ma proprio di poco." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 18 maggio 2008) "'Vicky Cristina Barcelona' e il nuovo film di Woody Allen. Che quando non ha molto da dire gioca di imitazione e parodia, come nei teneri e feroci pastiches letterari con cui da mezzo secolo celebra e irride i miti midcult. Cosa cercano la bionda Scarlett Johansson e la bruna Rebecca Hall nella sensuale citta catalana? La conferma dei loro pregiudizi. E Woody gliene da a palate demolendo al contempo i propri connazionali, una massa di bacchettoni frustrati e senza immaginazione costretti a vivere di riflesso nutrendosi di benessere e dei miti da loro stessi creati. Il tutto col tocco leggero e un po' futile del genio in vacanza che si diverte a spingere il gioco dei cliche sempre un po' più in la del previsto. (...) Si ride molto perche Woody, come l'irresistibile Bardem, gioca a carte scoperte e sa rendere comici perfino espedienti tecnici come il ralenti. Si pensa anche un poco, perche dietro il buffo girotondo pulsano l'ansia nevrotica di Cristina/Scarlett Johansson e la piccineria perbenista di Vicky/Rebecca Hall, indecisa fra il pittore catalano e il suo promesso sposo americano, un buon diavolo affidabile e sexy come un merluzzo. Inutile però cercare profondita, novita e tanto meno scandalo in questo svelto inclusive tour che concede alla curiosita degli spettatori un bacio di pochi secondi fra la Johansson e Cruz, salvo poi mostrare l'effetto che fa il racconto di quel bacio sul fidanzato-merluzzo. Come per ricordarci che comico (e trasgressivo) non e ciò che si fa, ma il nostro modo di guardarlo e di raccontarlo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 maggio 2008) "Le risate e gli applausi non sono mancati, ma alla fine l'ultimo film di Woody Allen, la commedia 'Vicky Cristina Barcelona' ha rimediato anche molti dissensi dal pubblico degli addetti ai lavori. Sara perche da questo autore che con i suoi ultimi film ci ha fatto riflettere su delitti e castighi ci si aspettava molto di più. O forse perche a scene davvero divertenti si mescolano situazioni e morali un po' scontate." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 maggio 2008) "In 'Vicky Cristina Barcelona' di Woody Allen, Javier Bardem incarna l'artista-stallone che proprio Woody Allen talora - inizialmente si credeva che fosse solo autoironia - e stato sullo schermo. (...) La pornografia latente in 'Vicky..' e sublimata dal brio, dall'umorismo e dalla bravura degli attori: oltre alla Johansson, la Cruz e Bardem, c'e Rebecca Hall, la meno nota, la più fine. Nessuno di loro era noto come un talento comico, ma tutti sono stati capaci di diventarlo, grazie anche ai bei dialoghi, come quelli di Allen prima maniera. Il soggetto e però ripetitivo e complesso. Si sovrappongono due triangoli amorosi isosceli: al vertice dei lati lunghi, l'ubiquo macho spagnolo fa sue, equanime, le statunitensi Vicky/Rebecca, borghese che cela in se l'irrequieta, e Cristina/Scarlett, irrequieta che cela in se la borghese. Più interessante del motivo conduttore da pochade, e l'ironia sui personaggi. Le ragazze sono levigate, ma preda del desiderio, anche se tentano di sublimarlo trovando marito o girando film semi-amatoriali. Innamorate dell'amore, cercano quello perfetto e acchiappano quel che capita. Non denota grande personalita farsi abbordare da un quasi sconosciuto che propone sesso a tre e reagire l'una solo con parole dilatorie, l'altra accettando! Comunque il film funzionera per il pubblico, dopo una raffica di opere superflue. Woody Allen ferma il suo declino. In extremis." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 18 maggio 2008) "'Vicky Cristina Barcelona' e un Woddy Allen piccolo piccolo, inferiore ai tre film londinesi (soprattutto al più bello dei tre, 'Match Point') fermo restando che un piccolo Woody e sempre meglio di quasi tutte le schifezze che escono al cinema. E' un girotondo lieve, senza risvolti gialli dei titoli recenti, e con un sottotesto drammatico che riguarda solo Penelope Cruz, di gran lunga la più brava del cast." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 19 maggio 2008)
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