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"Ritenendo che l'opera terza di Andò non risulti all'altezza, possiamo subito dire che le cause non vanno ricercate nella mancanza d'ispirazione, nell'asprezza tormentosa dei temi evocati e men che mai in un difetto di personalità. Al contrario, nel districare gli intrecci mentali e fisici del plot congegnato dalla scrittrice irlandese, Andò ricorre paradossalmente a 'troppa' qualità, 'troppa' laboriosità, 'troppo' incantamento. (...) I toni alti, metaforici, declamatori risuonano sordi e quelli bassi, istintivi, terragni, stridenti; il dialogo s'inceppa in una cadenza sentenziosa; la voce off non riesce a fissare la tentennante aura poetica. In un film che gronda letteratura persino negli intensi flash erotici, gli attori finiscono per essere sovraesposti: un ruolo scomodo a cui poco o niente possono offrire Alessio Boni, Donatella Finocchiaro, Claudia Gerini e Marco Baliani e che la Solarino, Kusturica e Roberto Herlitzka riescono appena a salvaguardare. Si capisce la scelta di raffreddare una materia sin troppo incandescente; ma questa volta il raffinato Andò ha truccato persino il proprio talento." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 ottobre 2006)
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