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Ottavio Fabbri ha saputo tradurre Tonino Guerra e il suo "Viaggio" con intuitiva sensibilità e bonaria ironia: e non è cosa da poco. (Mirella Poggialini, L'Avvenire.
Lea Massari bamboleggia e gelsomineggia, ma si salva con sprazzi di ironia; Omar Sharif è assolutamente improbabile. (Morando Morandini, Il Giorno).
Era un film difficile da fare per la forma cinematografica poco vincolata alla narrazione tradizionale; il regista Ottavio Fabbri, reso il clima adatto, riesce nell'impresa. (Alfio Cantelli, Il Giornale).
Truccati da vecchi, Omar Sharif e Lea Massari sono più simpatici che credibili; e il film, ben fotografato da Mauro Marchetti, è fragile e gentile. (Alessandra Levantesi, La Stampa).
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