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"A controprova dell'onesta professionale di Verdone e del gusto con cui sa trattare la stupidita e la volgarita, sono da registrare anche i contributi artistici di Carlo Desideri, che firma una bella fotografia, e di Maurizio Marchitelli, che ha progettato alcune delle scenografie più giuste e viste recentemente nel cinema italiano. E se Cinzia Mascolo e Claudia Gerini (bellissima) fanno eccellentemente la loro parte, chi poteva pensare che la scelta di Veronica Pivetti fosse stata una scelta furba dovra ricredersi: la Pivetti bruna e molto brava, ha una faccia interessante, un'eleganza deliziosamente goffa, ottimi tempi comici. E un bel personaggio che le regala un gran finale. Se i film di Natale fossero tutti così..." (Irene Bignardi, "La Repubblica", 17 dicembre 1995). "Come suggerisce il titolo, c'e un tema comune in questo trittico: il matrimonio e, più in profondita, la famiglia, la societa italiana, il vuoto afasico di una certa gioventù che il perno di uno dei tre racconti, il più divertente e pimpante, ma anche in termini sociologici il più disperato e crudele, quello sulla coppia Ivano-Gessica (Claudia Gerini dal sessappiglio scattoso, una perfetta commediante verdoniana), ossessionata dal sesso. Il tormentone del 'Iva, 'o famo strano?' non sara presto dimenticato. [...] Anche il racconto dove, ben secondato dalla compagna, Verdone ha il piede pigiato sull'acceleratore del fregolismo mimico, e non sbaglia una curva. (Morando Morandini, "Il Giorno", 16 dicembre 1995). "Giocando sull'accumulo il film potrebbe puntare al pronto incasso farsesco, ma, quando lo spettatore meno se lo aspetta, il tono prende eccentriche direzioni addirittura morbose o metafisiche. Col rischio, certo, di deludere a turno due aspettative (quella della "quantita" e quella della 'qualita'), ma anche con la sicurezza degli ormai rari titoli in grado di tramandare almeno un carattere o un'atmosfera memorabile nella babele della fiction." (Valerio Caprara, "Il Mattino", 22 dicembre 1995). "Scritti da Verdone con i veterani eccellenti Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, i viaggi di nozze sono tre piccole commedie di costume molto ben connotate nel linguaggio e nei caratteri, e fotografate con i dovuti scarti di atmosfere da Danilo Desideri. L'impressione che Verdone, pur ispirandosi a scene da un matrimonio fra la vita e la finzione (nella vicenda di Fosca c'e il modello di 'La prima moglie'), abbia tirato fuori corde inesplorate attingendo a un se stesso più consapevole e incrudito." (Alessandra Levantesi, "La Stampa", 17 dicembre 1995).
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