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"Il rifacimento del film di Alejandro Amenàbar 'Apri gli occhi' gioca agli spettatori un brutto scherzo: prende il divo più bello, Tom Cruise, e ne fa uno con il volto tanto sfigurato da doverlo nascondere sotto una maschera. (...) Senza il gusto dello spagnolo del nero, senza l'oltranzismo appassionato di Amenàbar, il film può apparire come una autentica sfida al buon senso e alla logica". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 febbraio 2002)
"Tom Cruise ai confini della realtà. E' il remake così così di un buon thriller fantapsicologico, diretto nel 1997 da Alejandro Amenàbar e intitolato con un richiamo diretto allo spettatore 'Apri gli occhi'. La Volkswagen Cabriolet è diventata una Ferrari, la città è New York invece di Madrid (...) Cruise enfatizza il ruolo e punta sull'esuberanza. A Eduardo Noriega bastava il fascino torbido dell'espressione. (...) I piani sono così complessi, che lo spettatore si perde. Poteva diventare Hitchcock ('La donna che visse due volte') che incontra Lynch ('Strade perdute'). Forse Crowe non era neanche consapevole". (Silvio Danese, 'Il giorno', 1 febbraio 2002)
"Ex sceneggiatore e firma di punta di 'Rolling Stone', Crowe ha infatti la mano felice finché tratteggia l'esistenza dorata del protagonista, (...) Ma quando la storia precipita nel delirio, la nuova fidanzata assume le fattezze dell'amante morta, la polizia lo accusa di omicidio, uno psichiatra tenta di sbrogliare la matassa, il film frana nel pedissequo e talvolta nel ridicolo. Con uno spunto interessante che Crowe accenna appena: i ricordi con cui Cruise si è fabbricato una vita artificiale non sono, come accade sempre più spesso, cose vissute bensì solo cose viste. Ma se vivere ormai significa consumare, e la cultura pop è l'unica memoria collettiva rimasta, ci vuole un regista che sappia ribaltare lo stato delle cose, mentre Crowe ne resta schiavo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 febbraio 2002)
"Crowe si dà molto da fare per costruire un intrattenimento di qualità, pienissimo di ammiccamenti al cinefilo, accompagnato da una colonna sonora musicale accattivante. Però le acrobazie tra dimensione onirica e realtà sono troppo ripetitive e lo spaesamento, alla lunga, cede il posto alla noia. In un personaggio alla 'Attrazione fatale', Cameron Diaz vince ai punti su Penelope. Cruise gioca contro il suo ruolo di eterno bel ragazzo, godendo a farsi sfigurare (ma non troppo) sull'indimenticato modello del Fantasma dell'Opéra". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 febbraio 2002)
"Fra le tante domande che restano senza risposta nell'impossibile trama parapsicologica di 'Vanilla Sky', una ci tormenta sopra tutte: come sia possibile clonare un bel film ('Abre los ojos' di Alejandro Amenabar, il regista di 'The Others') e trarne un remake di modesta credibilità, gonfiato e quasi involgarito, capace di sfiorare impietosamente il ridicolo anche se quasi vi precipita. E pensate la beffa: Tom Cruise si innamora professionalmente di Amenabar e, da produttore, regala alla moglie Nicole Kidman (oggi ex) un bellissimo ruolo in 'The Others' che contribuirà non poco alla sua crescita di star. A se stesso invece riserva la versione americana di un piccolo film di culto come 'Abre los ojos', di cui detiene i diritti, affidandone la regia a Cameron Crowe già incontrato sul set di 'Jerry Maguire'. Doveva simboleggiare la conversione intellettuale di Cruise in vista dei 40. Sarà per la prossima volta". (Piera Detassis, 'Panorama', 14 febbraio 2002)
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