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Up Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-14 14:12:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Volare via. Up è il decimo film della Pixar e il primo d'animazione ad aprire il festival di Cannes. Toy Story ha inaugurato la serie Pixar nel 1995. Da allora gli stregoni digitali non hanno sbagliato un colpo, con Nemo, Cars, Ratatouille, fino a Wall•e: e John Lasseter, sorridente patron storico della compagnia in camicia hawaiana, riceve a Venezia il Leone alla carriera. La Disney ha acquistato la Pixar nel 2006 ma, grazie a uno scambio di azioni, è Steve Jobs, fondatore della Apple e proprietario della Pixar, a ottenere una quota della Disney e ad assicurare libertà ideativa ai suoi uomini. Come sempre a Hollywood, sono storie di soldi e di grandi imprese, ma anche di idee. I film Pixar sono fatti di buone idee. Le tecnologie sanno rendere sfumature, forme, colorito umano, pori della pelle e finissimi capelli al vento. Così, il punto centrale non sta più nella tecnica, via via migliorata e migliorabile. Il punto sta, sempre di più, nella costruzione di buone storie, bei personaggi, attraenti sceneggiature e argute messinscene. Sta nel fare un buon film. Alla Pixar ci riescono (molto di più che negli studi tradizionali). Quelli della Pixar sono in gara con quegli altri della Dreamworks, quelli di Shrek e di Madagascar. Alla Dreamworks sono bravi nell'uso e riuso della parodia e dei generi. Alla Pixar sono più bravi con la fantasia e con i sentimenti. In Up, film aereo e avventuroso, ci sono fantasia, sentimenti (buoni e meno buoni) e persino qualche tocco di poesia cosmica. Firmato in coppia da Pete Docter, il regista di Monsters & Co, e da Bob Peterson, Up racconta di un vecchietto ottuagenario (che è già uno strappo alle convenzioni dell'animazione) di cui veniamo a conoscere la vita e la vita e la morte della moglie carissima (altra malinconica e tenera infrazione alle regole). Per mantenere una promessa alla signora, Carl vola verso le foreste del Sudamerica, lui, la sua casa sospesa a un grandioso grappolo di palloncini e Russell, ragazzino boy scout cicciotto e intraprendente (quelli della Pixar i ragazzini li fanno cicciotti). Prende il via la dimensione aeronautica, domonautica e avventurosa del film dove si incontrano civiltà perdute, le cascate Paradiso, uccelli preistorici che non sanno ancora volare, una ranasveglia e nemici canini e umani. Si diceva una volta che, con i cartoni animati, si ritornava tutti bambini. Davanti all'animazione della Pixar (come davanti a quella di Miyazaki) si può, a scelta, restare adulti o tornare bambini e godersela in ogni caso. Dire "è un film Pixar", almeno per questi primi dieci, è come dire film piacevole, intelligente, simpatico, moralmente sano, anche fantasiosamente ribelle. Via per i cieli, nonnino.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Up
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-15 16:00:44
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Questa volta andremo... Up!

Il signor Carl Fredricksen ha vissuto una bellissima storia d'amore, ma ora quella storia è finita: la sua dolce Ellie non c'è più, e lui vive solo nella loro casa, braccato da un costruttore che vorrebbe raderla al suolo per edificare nuovi palazzi. Dopo aver aggredito un funzionario della società di costruzioni, Carl finisce davanti a un tribunale, ed è costretto a ritirarsi in una casa di riposo; ma quando due inservienti vengono a prenderlo, di fronte ai loro occhi avviene l'impensabile. Dal camino della villa fuoriescono decine di palloncini, e l'intero edificio si solleva da terra, in volo. Carl sta fuggendo lontano, diretto verso quel Sudamerica a lungo sognato dalla moglie, ma mai raggiunto a causa dei problemi economici e della malattia di lei. Non tutto fila come previsto, però: sul portico della casa si trova infatti Russel, un volenteroso ma un po' imbranato Esploratore della Natura, deciso a conquistarsi una medaglia per assistenza agli anziani. Carl, suo malgrado, lo fa entrare. E l'avventura comincia.

Un'altra creatura meravigliosa

Ricordate di prendere un respiro profondo prima d'immergervi in Up, perché la nuova meraviglia Pixar è un'incredibile, struggente film d'avventura che vi lascerà immobili e sbalorditi come per incanto. Accecante per la quantità di idee creative che vi abitano, florilegio di emozioni ogni volta diverse, Up costruisce la sua intera essenza su un'unica, bellissima immagine: una casa fluttuante nel cielo, sorretta da decine e decine di palloncini colorati. Da qui ha inizio la magia. Da qui Pete Docter e il co-autore Bob Peterson (ma non dimentichiamo Thomas McCarthy, che ha contribuito al soggetto) hanno edificato una commovente storia di solitudine che nasce da un lutto, e si alimenta della perdita di senso che ne consegue. Dopo il racconto dell'amore fra Carl e la sua Ellie - straordinario, narrato solo per immagini e musica, senza parole: puro cinema - ritroviamo il nostro anziano eroe alle prese con l'unica soluzione possibile: una fuga a bordo di ciò che di più stanziale (nonché legato agli affetti, alle abitudini) esiste al mondo, la propria casa. Inutile dire, però, che il lutto potrà essere elaborato solo dopo il saluto definitivo alla casa stessa, abbandonata come un monumento funebre proprio nel luogo a lungo sognato.

Stupisce che Up possa essere anche un film sull'elaborazione del lutto, ma è esattamente così. E ciò non toglie nulla all'irresistibile comicità della sceneggiatura: perché questa è davvero la pellicola più divertente della Pixar, come dichiarato da Lasseter qualche tempo fa. La varietà dei toni, che convivono armonicamente senza urtarsi, non mostra mai segni di cedimento, anzi stimola un'esplosione di inventiva tale da arricchire ogni singola inquadratura con un'idea, un'intuizione, una fantastica sorpresa visiva che potrà suscitare risate o lacrime di pari intensità, come una vera tragicommedia animata. Up, d'altra parte, vive di momenti di pura poesia, di dolcezza e sensibilità che velano i rapporti fra i personaggi, così verosimili nonostante l'aspetto cartoonesco, fedele allo stile Pixar che non cerca mai il realismo dei corpi, la mera simulazione della realtà (da cui deriva anche il rifiuto categorico del motion capture), bensì il ben più complesso realismo dei sentimenti, insieme al potere affabulatorio delle storie: toccare l'emotività dello spettatore nelle sue corde più intime, coerentemente con la tradizione del grande cinema classico e del grande cinema fantastico. In fondo, le fonti d'ispirazione non devono essere circoscritte solo ed esclusivamente al mondo dei cartoon; non è certo un caso se Carl somiglia tanto a Spencer Tracy. I creativi della Pixar sono stati i primi - nell'ambito dei circuiti mainstream, s'intende - a togliere l'animazione dalla nicchia in cui è stata per anni relegata, e a imporla come una delle tante dimensioni (al momento, forse, la più vivace) dell'arte cinematografica.

Un'opera appassionante (vedrete la lotta contro il perfido Muntz!), drammaturgicamente impeccabile, matura (ma adatta a tutti) e poetica. Da non perdere, semplicemente per fare del bene a se stessi.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Up
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-20 04:12:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Un po' 'Gran Torino' di Clint Eastwood un po' Spencer Tracy 'ma anche Walter Matthau e James Coburn, insomma i nostri nonni migliori, dice uno dei due registi Bob Peterson. Senza dimenticare il nonno francese Charles Aznavour che gli da voce. 'Up' e una fiaba niente affatto zuccherosa sulla vecchiaia risentita, che non sa e non vuole adattarsi alla modernita. Cui però basta l'incontro con un'adolescenza altrettanto risentita per regalare e regalarsi un'ultima chance. Attaccata all'esile filo di un palloncino." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 14 maggio 2009) "Il regista Pete Docter, un giovane spilungone con le orecchie di Dunbo ha esordito conil magnifico 'Monster & Co.', candidato all'Oscar, e ha partecipato alla realizzazione di 'Toy Story', 'Bug's Life' e ad altri fono al capolavoro 'Wall-E'. (...) Il suo 'Up' segna il punto di svolta nella produzione Pixar, a parte il 3d. Non più creature mostruose e oggetti animati, come la lampada che fa da logo alla societa di Emeryville, e nemmeno animali antropomorfi ma l'evoluzione del robot-spazino, la sentinella della terra desertificata dall'ingordigia umana. E' uno spazio filosofico quello aperto da 'Wall-E' e da 'Up', un campo di attrezzi mobili, di memorie visive e direttive politiche. Carl dimentichera per tornare a ricordare cos'e che vale davvero, il clandestino Russell, senza un padre presente, al quale può insegnare al posto del suo figlio mancato. La societa e multietnica, il resto e terzo reich ." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 14 maggio 2009) "Azione e gag in abbondanza, ecco la ricetta; però la punteggiatura da pause di calma che, a tratti, evocano Miyazaki. Quanto alla morale, stavolta e addirittura doppia. La prima, quella familiare cara a Hollywood, anche la vita domestica e l'amore coniugale sono un'avventura. La seconda, più insolita; prima o poi arriva il momento di salutare il passato e concedersi a nuovi affetti." (Roberto Nepoti, la Repubblica', 14 maggio 2009) "'Up' e in 3d e non si nota. E' il complimento sommo. Non ci sono i soliti effettacci in rilievo studiati apposta per spaventare la gente. C'e un approccio al 3d morbido, che lavora sulla profondita di campo, sugli abissi, sulla grandezza del mondo. (...) Come spesso capita con i film Pizar, 'Up' ha almeno due livelli di lettura: e un'avventura comica nello spirito di Jules Verne e Paperino ma e anche un film sull'elaborazione del lutto. Infondo Carl fa tutto per Ellie, la moglie adorata che più di lui sognava di vedere le meraviglie del mondo ma se n'e andata troppo presto." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 14 maggio 2009) "Diretto da Pete Docter e Bob Peterson con la supervisione di John Lasseeter, spettacolare e poetico, 'Up' ha tutti gli ingredienti per piacere al pubblico dai sei agli ottant'anni e cavalca con mestieri i vari generi del cinema: commedia, western, avventura, storia d'amore, anzione. Impossibile non innamorarsi del protagonista." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 14 maggio 2009) "Non si creda che la Pixar qui abbia voluto rinunciare con una storia 'elementare' alla sua rivoluzione: in questo caso, infatti, lo sguardo al futuro e tutto visivo. 'Up' e il loro primo film 3d un salto nella nuova tecnologia che potra dar loro mezzi creativi ancor più potenti. Solo loro potevano scegliere la tridimensionalita in una storia che non ne aveva la necessita, solo loro dare i ruoli a un bimbo cicciotto e goffo. Stanno scrivendo la storia del cinema e noi la leggiamo in diretta, non ci resta che rivolgere loro l'augurio che Ellie, dalle pagine di un album fotografico, rivolge al marito Carl. 'Grazie per questa splendida avventura. Ora ne inizia un'altra'." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 14 maggio 2009) "Primo film in 3 D della Pixar, lo studio cinematografico più in forma del nuovo millennio (ma in 2 D e perfino meglio), lo strepitoso 'Up' rovescia tutti i luoghi comuni dell'animazione, nel racconto come nelle immagini, con un'audacia e un divertimento che lasciano lo spettatore a bocca aperta. Ma ha fatto storcere il naso ai businessmen di Wall Street ancor prima di uscire, con conseguente caduta in Borsa dei titoli della consociata Disney: come si può raccontare una bella favola se il protagonista e un vecchietto male in arnese che si ostina a vivere nella sua casetta assediata dai grattacieli, e la sua spalla un bimbetto imbranato e obeso, per giunta con gli occhi a mandorla come il piccolo compagno d'avventure di Clint Eastwood in 'Gran Torino'? Per fortuna alla Pixar hanno molta più immaginazione che a Wall Street e sanno giocare da maestri con le aspettative degli spettatori. (...) I geni della Pixar creano ambienti e personaggi irresistibili. Un uccello gigantesco e variopinto (l'occhio fisso e insieme espressivo della creatura e una delle meraviglie del film), cani che non abbaiano ma parlano grazie a uno speciale collare, con giochi esilaranti sulle voci e i ruoli sociali, un dirigibile mirabolante. E gag, azione, sorprese continue. Compresa un paio di (fugaci) apparizioni del sangue. Avete mai visto sangue in un film d'animazione? Solo la Pixar poteva osare tanto. 'Chapeau!'" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 ottobre 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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