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"Per misurare l'atipicità dello stile di Shyamalan rispetto alla produzione hollywoodiana, basta confrontare il suo film con la maggioranza dei blockbuster d'azione odierni. Là c'è il terrore che lo spettatore si annoia se non succede qualcosa di travolgente ogni tre minuti: qui la strategia non punta sui botti e sugli effetti speciali, bensì sulla psicologia dei personaggi. (...) Stavolta, però, l'eccesso di aspettativa nel colpo di scena rende il finale un po' deludente: proprio nella risposta alla domanda, non poi tanto sorprendente. Però il ritmo è sostenuto, la direzione efficace, la fotografia elegante, il montaggio puntuale, la recitazione adeguata. Sia quella di Jackson, che carica il suo personaggio di sfumature sgradevoli: sia quella di Willis che, lasciati al guardaroba il sorrisetto ironico e i muscoli, rende credibile la sofferenza del predestinato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 dicembre 2000)
".. ecco 'Unbreakable, Il Predestinato', che è come un 'Sesto Senso' n. 2 in cui l'indiano hollywoodiano Shyamalan accerchia ancora il pubblico col suo stile lento e misterioso in cui Bruce Willis fa l'eroe senza paura per ristabilire l'economia del creato. Infelice il cinema che ha ancora bisogno di eroi? Più che altro, infelice il film cui manca la gran sorpresa". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera')
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