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Un'Altra Giovinezza Recensione

"Un'altra giovinezza" recensioni

Film
Un'altra giovinezza
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-22 16:00:18
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un viaggio senza tempo

Dominic Matei è un brillante professore rumeno di linguistica, che ha avuto un grande amore nella vita, Laura, perduto ad inseguire il sogno della sua vita: la stesura di un volume sulle origini del linguaggio. Anziano, stanco, sfiduciato, con alle spalle solo fallimenti, decide di recarsi nella Bucarest già occupata dai nazisti, per farla finita una volta per tutte. Un fulmine però lo colpisce per la strada, e la sua vita prenderà una piega del tutto imprevista…

A circa dieci anni da L'uomo della pioggia, Francis Ford Coppola torna sugli schermi con Youth without youth (tradotto in italiano come 'Un'altra giovinezza”), un film difficile, complesso, che parla, attraverso elementi sovrannaturali e salti nello spazio-tempo, di una ricerca interiore, del viaggio filosofico di una mente verso il cuore profondo della conoscenza. A porsi come ostacolo della sublimazione della mente, l'amore, il grande amore di una vita, incompatibile, inconciliabile con le aspirazioni di totalità, perché calato nel particolare, caduco, con una forma e dei limiti ben precisi. Non meglio di così si può riassumere e, allo stesso tempo, cercare di spiegare una pellicola che procede per associazioni di idee, per sbalzi, che nasce dal fascino che subito ha riscosso agli occhi del regista il romanzo di Mircea Eliade, scrittore rumeno. Affascinato, per sua stessa ammissione, dai temi del tempo e della consapevolezza interiore, Coppola ha deciso di iniziare immediatamente a girare un film low-budget, impegnato nel frattempo nella stesura della sceneggiatura e nel reperimento fondi di un suo grande sogno, Metropolis, coinvolgendo nel progetto il suo amico Tim Roth e il grande attore svizzero Bruno Ganz. Il film tiene bene per tutta la prima ora, creando un climax generale che si rivela interessante e che genera delle attese. Purtroppo il regista si fa prendere la mano con l'andare avanti della storia. Il susseguirsi di riferimenti a culture arcaiche, scambi di personalità, reincarnazioni e utilizzo di linguaggi arcaici, si fa via via sovrabbondante, costringendo lo spettatore a seguire il regista nell'esplorazione di un territorio per alcuni versi lynchano, ma che di Lynch non ha il senso della misura e la sapiente gestione del paradosso. Così la vicenda di questo professore, colpito da un fulmine e magicamente ringiovanito, che reincontra cinquant'anni dopo la propria amata reincarnatasi in un'altra, e che a sua volta subisce l'incedere di una presente, antichissima, personalità, se all'inizio può intrigare e interessare, anche grazie alla solita perizia di Coppola nella gestione della messa in scena, con il passare dei minuti diventa un discorso estremamente personale, per molti versi inaccessibile, se non proprio incomprensibile. Un'occasione forse mancata, anche se, viste le credenziali del regista e l'innegabile spessore dell'opera, il film merita sicuramente una seconda, più attenta visione.

CONFERENZA STAMPA

Come avete saputo di dover fare un film con Coppola

Murch (montatore): Con Francis lavora da trent'anni. Purtroppo mentre c'erano le riprese ero impegnato in un altro progetto, per cui mi sono inserito nel film solo a riprese concluse. Sono stato felicissimo però, era dal 2000 che non avevo l'occasione di lavorare con lui.

Lara: Ero in vacanza e mi è arrivato un copione con una lettera di accompagnamento di Coppola che mi chiedeva di richiamarlo al più presto. Avevo quasi paura di chiamarlo, ero sopraffatta, non volevo crederci. Quando ho provato, appena ho sentito la sua voce, ho riagganciato! Poi mi ha richiamata e ho fatto finta che era caduta la linea.

Roth: Io ho pensato seriamente che fosse uno scherzo, ci ho messo un sacco a realizzare che non lo fosse!

Come nasce questo progetto a basso costo?

Coppola: Hey! Sono io il finanziatore! Altro che basso costo! Ho sempre voluto essere un regista autonomo, ma la possibilità di fare film non solo d'iuntrattenimento ma anche personali mi è stata data solo ora, in tarda età. Ho lavorato molto con un compositore argentino di musica classica che ha scritto le musiche del film.

Com'è stato lavorare in Romania?

Coppola: La Romania è un paese con una grandissima tradizione culturale e teatrale. Ci sono infatti moltissimi autori rumeni nel film. Lì di gente che vuol far cinema è pieno, c'è una grandissima rifioritura dopo decenni di oscurità. Oltretutto fanno anche un buonissimo vino!

Pensa che farà Il Padrino parte quarta?

Coppola: Già andare a riprendere lo stesso materiale dopo il primo film è stato faticoso. Un quarto capitolo non avrebbe molto senso.

Come è stato tornare dietro la macchina da presa dopo dieci anni?

Coppola: Ho cercato di scrivere apposta per rientrare un pò nel mondo del cinema, per ritrovare un posto al suo interno. Non voglio più fare solo intrattenimento. Il film è una pellicola molto personale, c'è dentro tutta una vita, i miei sentimenti. Per questo è un pò inutile cercare una risposta precisa al puzzle, una chiave di lettura rigida.

I primi che hanno visto il film sono stati i miei colleghi registi, in una grandissima sala messa a disposizione da George Lucas. Tutti loro vogliono realizzare i propri progetti personali, fare qualcosa per contribuire davvero a quest'arte.

Vorrebbe fare qualche remake?

Coppola: Tutti i remake sono uno spreco di soldi ed energia! Bisognerebbe investire piuttosto in film che diano qualcosa di nuovo al cinema. Quest'arte si lega alla poesia più che alla prosa. Anche se la tecnica è molto importante. In questo film per esempio Roth è stato utilissimo. Lui è anche un regista, mi è servito tantissimo coinvolgerlo, mi ha aiutato molto.

A distanza di tanti anni, rifarebbe Apocalipse Now?

Coppola: Beh, per farlo dovrei avere quella sana incoscienza della giovinezza. Comunque anche questo, come Apocalipse Now, non è un film facile accessibile. Quando uno fa un film così personale occorre del tempo prima che il pubblico possa formarsi un giudizio complessivo ben definito. Non stiamo mica parlando di Shrek o Spiderman!

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-26 09:30:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Nella Romania del 1938, il settantenne Dominic Matei (Tim Roth), professore universitario, decide di suicidarsi. Prima del proposito, durante un temporale, viene colpito da un fulmine. Ricoverato d'urgenza, semimorto, l'uomo è preso in cura dal dottor Stanciulescu (Bruno Ganz) il quale, oltre a constatare segnali di pronta guarigione, sarà testimone di un accadimento ancor più sensazionale: Dominic Matei è ringiovanito, assumendo l'aspetto di un quarantenne. E non solo: oltre al processo rigenerativo messo in moto dalla scarica elettrica - evento che metterà sulle sue tracce i nazisti, decisi a trasformarlo in cavia da laboratorio per gli studi del dottor Rudolf (André M. Hennicke) - Dominic Matei, ossessionato dal ricordo di un amore perduto nel tempo (Alexandra Maria Lara), ha acquisito eccezionali capacità mentali, in grado di sostenerlo per il compimento dell'opera a cui ha dedicato l'intera esistenza, un'incredibile ricerca filosofica e linguistica alle origini del tutto. Dieci anni dopo L'uomo della pioggia, Francis Ford Coppola torna a produrre, scrivere e dirigere un film, girato e ambientato in Romania, partendo dal romanzo di Mircea Eliade, storico e studioso che parlava correntemente 8 lingue: Un'altra giovinezza (anche se, letteralmente, il titolo originale è forse più incisivo, giocando sulla contrapposizione tra giovinezza del corpo, dello spirito, e saggezza data dall'età reale) per capovolgere, amplificare, disperdere le immagini in un viaggio metafisico e onirico - esponendosi seriamente con alcune sequenze "soprannaturali" a rischio (il protagonista che riesce ad apprendere l'intero contenuto di un libro semplicemente tenendolo fra le mani...) - dove realtà, il suo doppio, presente e passato si mescolano, in un inno alla vita, all'amore e all'immaginifico che trova massima corrispondenza e straordinaria funzionalità nella simbologia visuale utilizzata nell'intero corso del film (iniziando dai titoli di testa - evidente rimando al cinema degli anni '40/'50 - per terminare con l'ormai inutilizzato "The End", senza titoli di coda). Ancora una volta supportato dal montaggio del fido Walter Murch - splendido per la prima ora - e alla prima esperienza con le luci del rumeno Mihai Malaimare Jr., Coppola realizza il suo film forse più "personale", libero e imperfetto: i tempi di capolavori come La conversazione, Il padrino e Apocalypse Now sono lontani, ma la ricerca di un'altra giovinezza, trasmigrazione cinematografica dall'approdo indefinito, è appena iniziata.

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
Un'Altra Giovinezza
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-01-10 04:02:45
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Erano dieci anni che Coppola non dirigeva un film e dai tempi di 'Tucker' che non firmava un lavoro davvero originale. Con 'Un'altra giovinezza' torna il regista geniale e sorprendente che avevamo imparato ad amare. E lo fa con un film azzardato e insolito, lontano da ogni buona regola hollywoodiana. A stimolare il sessantanovenne regista è stato il romanzo di Mircea Eliade che porta lo stesso titolo del film, dove un vecchio professore di storia dei linguaggi recupera misteriosamente la giovinezza dopo essere stato colpito da un fulmine nella Budapest del 1938. Il mito della rinascita ha attraversato la letteratura di mezzo mondo e le fantasie del mondo intero, ma Coppola non si ferma al sogno dell'eterna giovinezza e intreccia il misterioso caso di Dominic Matei (Tim Roth) con i temi della conoscenza, dell'onnipotenza della scienza, del peso della Storia, della forza dell'Amore. Secondo una lettura che manda a gambe all'aria molte delle convenzioni narrative più comuni, come a dimostrare (a se stesso prima che al pubblico) la capacità di reinventare la macchina cinema e la possibilità di creare forme e mondi poetici nuovi. Per farlo Coppola dimentica molte delle regole più in voga: complica invece di semplificare, intreccia stili diversi, non si preoccupa di sembrare semplicistico (l'idea che i sogni sono il mondo a gambe all'aria) e di rischiare la banalità (la forza poetica di una rosa), sceglie la metafora come chiave di lettura e costringe lo spettatore a cancellare molti pregiudizi: in cambio gli offre la possibilità di farsi travolgere da un film a tratti impervio, a tratti contorto, ma attraversato da una passione e una forza uniche." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 ottobre 2007) "Il risultato è il film di un grande maestro che sembra davvero, qua e là, un'opera prima. Per pregi e difetti. Partiamo da questi ultimi. 'Un'altra giovinezza' è ambizioso, sentenzioso e scombinato. Sembra il film di un esordiente che deve dimostrare quanto è bravo mettendo sullo schermo tutto se stesso. (...) Certo, nella prima parte 'Un'altra giovinezza' è un film visivamente straordinario, e a tratti è una dura riflessione sull'egoismo degli intellettuali. Film bizzarro, discontinuo, costruito in totale libertà: diversissimo da qualunque film americano coevo. Del resto Coppola aveva detto: 'Hollywood fa solo remake, non mi interessa più'. Come dargli torto?" (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 ottobre 2007) "'Un'altra giovinezza': dieci anni dopo l'ultima sortita con 'L'uomo della pioggia', Francis F. Coppola non solo affronta un romanzo démodé, ma augura a se stesso e a noi fervidi ammiratori una nuova fase della sua monumentale carriera. (...) 'Un'altra giovinezza', sempre in equilibrio sottile e fascinoso tra lo sviluppo romanzesco e quello metafisico, scivola, però, a poco a poco in un'azzardata spirale che chiama in causa il senso umano/occidentale del tempo e la criptica evoluzione della glottologia. Per fortuna, l'inglese Tim Roth si conferma attore fuoriserie, uno dei pochissimi che avrebbero potuto conferire nerbo alla fuga di Dominic dal proprio doppio, in un drammatico vagabondaggio dalla Svizzera all'India e dall'isola di Malta fino al ritorno nel paese natale del 1969. Quello che spiazza e un po' delude è, in effetti, la disinvoltura - ai limiti del naif - con la quale Coppola mischia realtà e immaginazione, thriller filosofico e straziante nostalgia d'amore: i fatti si susseguono, così, ai prodigi e l'ostentata tensione della ricerca al pedante intervento degli accademici senza che lo spettatore possa appieno riconoscersi in una propria, definitiva intonazione. (...) Solo nel capitolo finale, che vede Dominic rientrare nel proprio tempo, il film si libera delle sue incertezze e cerca di affermare un criterio positivo e universale sul concetto di bene e male, sulla coscienza come ponte tra umano e divino e sulla legittimità dei mezzi rispetto ai fini. Estroso, divagante, inclassificabile film, questo che appare, effettivamente, un saggio per immagini: forse destinato, come accadde per 'Un sogno lungo un giorno', ad ignorare la graduatoria degli incassi per garantirsi una nicchia nel pantheon dell'autore di 'Apocalypse Now'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 ottobre 2007) "Un corso accelerato, anzi acceleratissimo di filosofia orientale. Una rivisitazione appassionata ma ingenua del mito di Faust. Una passeggiata filosofica che mescola con disinvoltura le 'Upanishad' e 'Il ritratto di Dorian Gray', il mito del Superuomo e l'eterno ritorno. Uno zibaldone di echi e ricordi che evoca qua 'Orizzonte perduto' là 'Il terzo uomo', con svelti omaggi al primo Frankenstein (la macchina usata dai nazisti è uguale a quella dello scienziato nel film di Whale, 1931) e al Welles di 'Quinto potere'. A meno che le rose che si materializzano nelle mani di Tim Roth non vengano dal romanzo di Mircea Eliade 'Un'altra giovinezza'. Speravamo che rompendo un lungo silenzio il regista più imprevedibile della sua generazione fosse tornato alla vena libera e sperimentale di film come 'Tucker', 'Un sogno lungo un giorno' o 'Rusty il selvaggio'. Ma purtroppo 'Youth Without Youth' aggiunge poco a quanto detto assai meglio in 'Dracula', l'ultimo grande film di Coppola, già centrato sulla vecchiaia e sul vampirismo che mina e cementa ogni rapporto amoroso; o in 'Peggy Sue si è sposata', dove il viaggio nel tempo era insieme più pop e più convincente di questo laborioso zigzagare fra epoche e paesi. (...) La grandezza si vede anche negli errori, e Coppola è un grande regista. Ma 'Youth Without Youth' non è un grande film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 ottobre 2007) "Più che i 'fatti' contano le 'illuminazioni' che Eliade consegnò ai suoi scritti e che Coppola, lontanissimo dalle atmosfere alla New Age, molto rispetta. Pochi elementi gli sono chiari e vi aderisce con partecipazione: il ritorno al passato, l'amore che non si attenua con il tempo, la continuità biologica tra ieri e oggi. Sono temi complicati e non si sa quanto sentiti dallo spettatore d'oggi, tuttavia Coppola è riuscito a dare parvenza di verosimiglianza a una vicenda che non indugia nel mistero o nell'inverosimile. E anche per questo il suo è un gradito ritorno." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 21 ottobre 2007) "Coppola, reinterpretando Elide, ha dato per verso molto spazio, con momenti intensi, alla storia d'amore, accompagnandola, per un altro, a riferimenti filosofici, occasioni simboliche affidando poi all'insieme, con un linguaggio piano semplificato nelle tecniche (non ci sono movimenti di macchina), ad atmosfere quasi rarefate. Fra ideologie e dramma Tim Roth, gli si adegua: nella realtà e nel sogno. Con incubi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 ottobre 2007) "Coppola affronta temi che potrebbero comparire in altri dieci film come l'eterna giovinezza, la doppia personalità, ma anche l'amore impossibile, il tutto mescolato con temi che sfiorano la metafisica, il simbolismo e le scienze tradizionali. Ma spesso la noia incombe, non solo per lo spettatore medio. Anche alla fine della proiezione per la stampa molte facce erano perplesse e quando qualcuno ha accennato al classico applauso finale, la platea lo ha seguito tiepidamente. E se anche i critici nicchiano e sono perplessi, chissà chi lo andrà a vedere pagando il biglietto cosa ne penserà di questo film che rischia di essere un "polpettone" d'autore. Al botteghino l'ardua sentenza." (Giampiero De Chiara, 'Libero', 21 ottobre 2007) "Ai tempi del Padrino, chi avrebbe detto che Francis Ford Coppola avrebbe scritto, prodotto e diretto 'Un'altra giovinezza', tratto dal libro (Rizzoli) di Mircea Eliade (1907-1986)? (...) Purtroppo Coppola vi messo del suo per movimentar la vicenda di un vecchio che ringiovanisce, mercé un fulmine. E ha gonfiato la presenza nazista, quando nel libro vi si accenna solo. Forse Coppola l'ha fatto per neutralizzare un'accusa d'implicito antiebraismo, che poteva colpirlo per aver raccontato con simpatia Eliade. Ed è in questa preoccupazione che forse rientra anche la scelta di Tim Roth, ebreo d'origine. Salvo gettargli fra le braccia Veronica Bühler, anche lei, come lui, colpita da un fulmine: svizzera nel libro, è interpretata dalla romena di Germania Alexandra Maria Lara, già segretaria di Hitler nella 'Caduta' di Oliver Hirschbiegel. Tout se tient. Dopo i problemi politici, c'erano quelli di messa in scena: Matei/Eliade si sdoppia fra una parte razionale e una sentimentale: sulla pagina ciò funziona; sullo schermo no. E poi ci si chiede perché il giornalista americano (Matt Damon), che nel libro incontra Matei/Eliade nel dopoguerra, nel film lo incontri a Campione nel 1942, quando gli Usa erano in guerra con l'Italia! Damon appare un minuto, poi scompare. Senza fulmini." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 ottobre 2007) "Un intreccio barocco, a metà fra thriller e romanzo d'appendice, pieno di implausibili colpi di scena, in realtà solo un elaborato canovaccio per l'esplicazione, in immagini, di grandi meccanismi filosofici. Coppola cerca risposte alla vita e alla morte, al sapere e all'ignoranza, alle origini e alla fine. Gioca con le religioni e i loro simboli, fisicizza gli specchi di Dorian Gray, materializza il dualismo yin e yang, le teorie del doppio, l'incontro tra consapevolezza e incoscienza. Succede che il regista si perda nel cammino, ma la strada intrapresa è illuminata di intuizioni e percezioni. E soprattutto, dal punto di vista strettamente cinematografico, con il rigore di una macchina fissa, Coppola regala al cinema magiche visioni dei concetti di tempo e coscienza. E interpretazioni da Oscar di entrambi i protagonisti, Tim Roth e Alexandra Maria Lara. 'Youth Without Youth' più che un capolavoro è una ricerca. La dimostrazione tangibile del genio di Coppola e della sua volontà di non fermarsi. Continuare a porsi domande e lasciare che siano il cinema e i suoi strumenti a tentare di rispondere. Che altro chiedere ad un regista?" (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 26 ottobre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.



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