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Una Moglie Bellissima Recensione

"Una moglie bellissima" recensioni

Scheda Film
Una moglie bellissima
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-12-17 16:00:45
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Resisterà l'amore?

La vita di Mariano e Miranda, sposati da dieci anni, sembra perfetta. Vivono in un tranquillo paesino della toscana, gestiscono un banco di frutta e verdura, sognano di poter acquistare un piccolo negozio dove trasferire la propria attività, ma per fare questo servono molti soldi. I due si amano, sembrano davvero una coppia indissolubile... sembrano.

Quando in paese arriva un fotografo, nel suo obiettivo finisce per caso la bellezza prorompente di Miranda, e le propone di fare un calendario. La coppia, dopo qualche tentennamento, accetta e parte per le Seychelles; ma il mondo di plastica dello showbiz luccica agli occhi della giovane donna che viene tentata dai vizi di questo nuovo stile di vita. Miranda è comunque legata alle sue origini e non si lascerà abbagliare da questa luce. Forse...

Un compitino discreto, ma pur sempre un compitino

Qualche battuta, alcune espressioni, diverse situazioni del film strappano qualche sorriso, in alcuni casi anche un paio di risate. L'impianto narrativo, però, manca di originalità, e la storia si risolve in qualcosa di già visto e sentito. Non si può pretendere di offrire un buon film solo mettendo insieme un po' di sketch e due o tre bravi attori a interpretare le scene; così, Pieraccioni risulta simpatico soprattutto quando il suo personaggio esce dalla storia, quando nel film si 'scorgono” spezzoni di cabaret, ma come regista non riesce a creare molto più di una banale favoletta. Ancora una volta, pur fra molti proclami di novità - in questo film il protagonista non corre, come spesso accade, dietro a una ragazza bellissima che poi chissà come riesce sempre a far cadere ai suoi piedi - c'è il solito paesino toscano la cui vita viene sconvolta da un avvenimento eccezionale: prima erano le cinque ballerine di flamenco, ora il Garko-fotografo con la sua 'proposta indecente”.

Una moglie bellissima, insomma, si risolve in una serie di luoghi comuni e di ironia scontata (le solite critiche alla finzione dello spettacolo e alla politica, in opposizione alla genuinità della provincia), mentre anche alcune scelte di regia appaiono quantomeno discutibili, con collisioni prive di conseguenze e illuminazioni in netto contrasto con la situazione ripresa. Sia ben chiaro, il film scorre via tranquillamente per i suoi novantasei minuti; c'è il momento per la risata, quello per la commozione e quello per "pensare". Ma il problema sta proprio qui, il film scorre via, punto e basta. Non lascia niente di più che po' di buon umore.

Una nota positiva arriva dalla prova di Ceccherini che, con il suo repertorio di battute e gag, riesce più di una volta a far sorridere il pubblico: in questa pellicola, infatti, non si limita a essere volgare e demenziale, ma rasenta a tratti la serietà – sempre e comunque in maniera "ceccheriniana" – dimostrando una bravura mai espressa a tali livelli. Anche Laura Torrisi, pur inesperta e non esente da critiche nella sua interpretazione, riesce comunque a infondere una certa naturalezza al suo personaggio; una prova non da bocciare, per un'esordiente. Pieraccioni è simpatico e le sue battute anche, ma andrebbero bene se questo fosse uno spettacolo teatrale: tant'è che, spesso e volentieri, lo stesso attore/regista parla con lo sguardo in camera come se si stesse rivolgendo direttamente al pubblico.

Non più di un cinepanettone

Alla prova dei fatti il film di Pieraccioni non è nulla più che un cinepanettone, un titolo buono per il Natale. Se chi decide di andarlo a vedere è consapevole di 'mangiarsi” una fetta del famoso dolce natalizio, sarà accontentato, chi invece vorrebbe 'assaggiare” un piatto un po' più raffinato, passi alla prossima portata.

INTERVISTA A LEONARDO PIERACCIONI E LAURA TORRISI

Al termine della proiezione per la stampa, Leonardo Pieraccioni e Laura Torrisi hanno risposto ad alcune domande dei giornalisti.

Pieraccioni: Insieme a Giovanni Veronesi ci siamo divertiti molto a iniziare il film laddove finivano i nostri, cioè con la fine della conquista da parte del normotipo da me interpretato nei confronti di queste bellezze eccezionali. Si chiudevano le porte e ci si chiedeva, vivranno per sempre felici e contenti oppure si lasceranno dopo tre o quattro mesi. Abbiamo iniziato da lì, abbiamo preso due personaggi divertenti che stanno insieme da dodici anni, come Minnie e Topolino, come non ce ne sono più ai giorni nostri. Poi arriva il mondo dello spettacolo sotto forma di diavolo tentatore, interpretato da Garko, il passaggio tra roulotte e yacht sconquassante per la coppia. Però cos'ha il buon Mariano? Ha quello che non ha più quasi nessuno, il senso del perdono. Mi è venuto in mente di scrivere il film ricordando quando un parroco di quando ero bambino che mi ha detto una cosa, parlandomi di una ragazza, che mi è rimasta impressa: 'tu dimostrerai l'amore nei confronti di questa ragazza non tanto per come la saprai amare ma per come la saprai perdonare”, bellissimo questo senso del perdono che ormai non ha più nessuno, al quinto sbadiglio o alla terza litigata ci si lascia. Il nostro Mariano è un tipo semplice, talmente semplice che segue la frase che si scrive sui diari 'quando la tua fidanzata ti lascia tu lasciala andare perché se torna indietro è tua per sempre”, un amore grande, come raramente succede nella vita. Essendo il primo film che tocca il tema di un uomo che ruba la donna me lo sono scelto bene l'antagonista, donna rubata ma non da uno tipo Rocco Pappaleo, da uno tipo Gabriel Garko.

Io mi aspettavo che nella provincia italiana, in questo caso nel paesino toscano, ci fosse una sorta di cattiveria nei confronti della donna per quello che ha fatto. Invece non c'è, è una scelta narrativa oppure c'è molta più civiltà di quello che si pensa?

Pieraccioni: Nella maniera più assoluta c'è molta più civiltà, c'è anche un senso del rispetto e dell'errore differente da quello che si vive in città dove tutto è esasperato. Il gruppo fa scudo nei confronti di Miranda perché capisce che il suo è un errore di ingenuità.

Tu le donne che ti tradiscono le punisci tutte 'menomandole fisicamente”?

Pieraccioni: No... nella vita mi è capitato una volta che mi sono comportato nella maniera più bieca e maschilista, iniziando a parlare catanese perfetto, e non solo non perdonandola ma quasi la volevo denunciare.

Avevo un curiosità riguardo alla parte di Guccini, volevo sapere se si era pensato di fargli comporre una canzone per il film o se gli era stata proposta solo la parte.

Pieraccioni: Il mio regalo migliore per la Cresima era stato un manifesto di Guccini, ho una venerazione per lui. Guccini l'ha capito e viene sul set a divertirsi, non è che dice 'adesso faccio un ruolo nel film di Pieraccioni”, come io mi divertirei a fare un coro in un suo disco. Poi viene perché tutti quelli che fanno un mestiere si divertono a cambiare, a fare qualcos'altro.

Mi ha incuriosito la figura del prete in crisi, come mai hai scelto questo personaggio e come mai proprio Ceccherini cerca di aiutarlo? A Laura Torrisi, invece, volevo chiedere se ha intenzione di continuare a studiare per diventare attrice.

Pieraccioni: Ci piaceva molto rappresentare un prete che ha perso la fede perché è lo stesso attimo di smarrimento che ha Mariano, anche lui per un attimo si chiede se quella donna è veramente la donna della sua vita, per quanto riguarda la presenza di Ceccherini più che il suo aiuto mi piaceva il fatto che Sandy di Grease salvasse dal momento di empasse totale il prete, e grazie a questo capisce l'amore che tutta la comunità del paese gli sta mostrando, si ritorna al tema della provincia.

Torrisi: Spero e mi auguro di continuare ad avere l'opportunità di fare l'attrice, pensa che la prima volta che lui mi ha chiamato (Pieraccioni), a parte che non ci credevo, ma gli ho detto guarda che io devo ancora iniziare a studiare, il mese prossimo mi sarei trasferita a Roma per studiare recitazione. Questo la dice lunga sul fatto che avevo intenzione già da prima di imparare a recitare.

Nel tuo film si ride, si piange e ci si commuove...

Pieraccioni: Mi hai fatto quello che potrebbe essere il complimento più grande, questo potrebbe essere quello che penso e spero sia il film. Quando si parla dei tormenti d'amore, quando una moglie dopo dodici anni prende le valigie e va via lì non c'è nulla da ridere.

E questa malinconia che traspare non solo dal film ma anche da quei romanzi che hai scritto è una parte di te che sta crescendo?

Pieraccioni: è una fase che io ho raccontato in maniera scientifica, la mia parte più malinconica...Marco Masini mi ha telefonato e mi ha detto 'Guarda che non li ho potuti leggere io...”, quando è troppo è troppo.

A proposito di matrimonio, non ti fa più paura il matrimonio? Non sei più un Peter Pan?

Pieraccioni: Peter Pan è morto con Il paradiso all'improvviso, se a quarantadue anni non sei pronto per il matrimonio vuol dire che sei scemo, più difficile è trovare la moglie giusta, la persona giusta.

Ma tu cosa dai a una donna?

Pieraccioni: Innanzitutto un corpo perfetto, poi un alito squisito e una maniera molto napoletana di vedere la vita...

Nei tuoi film interpreti di solito una persona normale che riesce a conquistare donne bellissime, in questo la donna bellissima è già tua moglie, quello che devi fare è non fartela 'portare via” dallo showbiz, dalla 'proposta indecente”, come mai quest'inversione di tendenza?

Pieraccioni: Volevo dare dignità alla mia età, a quarantatre anni andare dietro a una spagnola era un po' faticoso, mi piace far crescere il personaggio cinematografico con la stessa età e la stessa dignità di quello nella vita.

Ha pesato il fatto che Laura avesse fatto il Grande Fratello?

Pieraccioni: Un po' ha pesato, a una quando fa il Grande Fratello le attaccano la lettera scarlatta, ma quando gli ho fatto i provini lei era perfetta, è bellissima, è toscana, insieme sembriamo una coppia.

Qual è il tuo tipo ideale? Un normotipo o un tipo alla Garko?

Torrisi: Un normotipo, non mi sono mai piaciuti troppo belli, poi non ti fanno stare tranquilli e io ho bisogno di tranquillità.

Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato Leonardo?

Torrisi: Di mantenere la semplicità e la spontaneità che ho, che fa parte di me.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Una Moglie Bellissima
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-12-19 04:01:30
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Molti elementi fanno pensare che Leonardo Pieraccioni sia arrivato a una specie di impasse della propria carriera. In vista dei quarantatré anni è troppo cresciuto per fare ancora il fanciullone svagato inseguito dalle donne, ma non ha ancora trovato, come regista e come attore, una sua dimensione compiuta all'interno di un tipo di film che oscillano tra la commedia di costume e la pochade. E probabilmente l'accoppiata con lo sceneggiatore Giovanni Veronesi non dà più i frutti di una volta. Lo si capisce vedendo 'Una moglie bellissima' (...) Non è da oggi che Pieraccioni regista cavalca con orgoglio le piccole (e grandi) cose che danno un senso alla vita di provincia - l'amicizia come solidarietà cameratesca, la vitalità del sesso e del cibo, la forza dei propri valori piccolo-borghesi - e una buona parte del suo successo nasce proprio da qui. Ma in 'Una moglie bellissima' quella che era la linfa vitale dei suoi film precedenti diventa una specie di catalogo arido e meccanico di rabbie e rancori (a cui va aggiunta anche una gratuita frecciata all'invasione dei cinesi in Toscana, naturalmente campioni nel non rispettare le leggi), che lascia nello spettatore la sensazione di aver assistito più a un comizio sconclusionato che a un vero e proprio film." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 14 dicembre 2007) "Finalmente! Ci voleva tanto a sagomare le situazioni rodate dai classici della commedia addosso alle maschere del nostro cinema comico? Forse sì. Eppure bastava rompere lo schema pieraccionesco del bonaccione-con-bellona per (ri)scoprire un mondo. Non il mondo vero, ovvio, ma una sua caricatura: quell'Arcadia toscana linda e pinta inventata ai tempi del 'Ciclone', che in 'Una moglie bellissima' diventa metafora dell'Italia e funziona proprio perché è il cuore del film. (...) Divertente anche la parentesi alle Seychelles, con Pieraccioni che scopre quanto sia assurdo il nostro paese tentando di spiegare agli indigeni follie come Iva, Ici e indulto (le famose 3 "I"?). Mentre è molto meno convincente perché poco scritto e prevedibile il fotografo corrotto (Gabriel Garko). Logico, del resto: per azzeccare il lato negativo, serviva ben altra cattiveria (e gusto della realtà). Così resta solo il miglior film mai fatto da Pieraccioni. Non è poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 dicembre 2007) "E' un tuffo nostalgico negli anni Cinquanta e nella loro ideologia perbenista. Ma perché non regalare piccoli sogni natalizi di ordine e sicurezza? Garbati, modesti, senz'altra ambizione che quella di imbarcare un bel po' di spettatori sotto le feste." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 dicembre 2007) "Moglie bellissima, storia tristissima. Scritto, diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, il film celebra il Natale con corna coniugali alle quali mancano brio, ironia e malinconia borghese, rimpiazzate da una rustica mestizia (...) Più mesta ancora la sostanza, dietro l'apparenza consolatoria, del finale, che allude alla zoppia come marchio del diavolo. Se almeno la cifra del film non fosse il buonismo di Giovanni Veronesi (co-sceneggiatore), ma la cattiveria di Piero Chiara, 'Una moglie bellissima' avrebbe un po' di coerenza. Invece procede per fiacche macchiette." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 dicembre 2007) "E' l'autentico film di Natale, interpretato da attori giovani, per tutti, senza porcherie, facile come acqua fresca, insipido come i formaggi, la frutta o il panettone che adesso mangiamo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 dicembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



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