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Una Canzone Per Bobby Long Recensione

"Una Canzone Per Bobby Long" recensioni

Scheda Film
Una Canzone Per Bobby Long
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-19 04:25:58
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'A love song for Bobby Long'non possiede la compattezza del film di Sofia Coppola; però e baciato da un tocco di grazia e sensibilita e disegna bei caratteri sullo sfondo di una New Orleans circondata da un'aura di poetico squallore. (...) Diversamente dalla piccola Scarlett, non si ringiovanisce affatto Travolta: che per interpretare un sognatore fallito e falsamente trucido esibisce capelli bianchi, pancia prominente e passo stanco. Palesemente innamorato della parte, l'attore offre una performance d'alta classe, tutta sofferenza nascosta e senso di perdita, che conferma in modo inequivocabile la sua versatilita. Dopo l'idolo delle piste da ballo della 'Febbre del sabato sera' e il filosofeggiante gangster di 'Pulp fiction', il film dell'esordiente Shainee Gabel potrebbe rappresentare per lui una terza giovinezza artistica, molto più stimolante e degna del suo talento di quando fa il gangster nei blockbuster plurimiliardari." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 settembre 2004) "Ispirato a un romanzo inedito di Ronald Everett Capps, 'A Love Song for Bobby Long' ha regalato al divo John Travolta, che con intelligenza ha accettato il copione di questa piccola produzione indipendente lanciata dal Sundance, il più bel ruolo della sua carriera: quello che lo fara ricordare come un vero attore, oltre che come un divo di Hollywood. (...) 'A Love Song for Bobby Long' e proprio la ballata all'antica che il titolo sembra suggerire, un genere che l'esordiente - Shainee Gabel (classe 1969), sceneggiatrice e regista del film - rivisita in punta di penna e con sensibilita attraverso lo sguardo disincantato della giovanissima protagonista femminile, Purslane, impersonata da Scarlett Johansson. (...) Del film sono molto ben scritti i dialoghi a schermaglia, intessuti di citazioni da Frost a Whitman che in luogo di sembrare dotte conferiscono ai protagonisti un alone romantico di personaggi destinati a finire nelle pagine di un romanzo, proprio come succede a Bobby Long. Completamente calato nella parte, Travolta la cesella dall'interno, carismatico, sornione, temibile e accattivante. La Johansson di 'Lost in Translation' e 'La ragazza con l'orecchino di perla' gli tiene testa con grinta e naturalezza, confermandosi una delle più interessanti fra le nuove attrici americane; e anche il meno noto, ma assai bravo Macht e uno da tenere d'occhio." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 3 settembre 2004) "Film 'indipendente' con l'occhio attento al grande pubblico, 'Una canzone per Bobby Long' e una comedy-drama dotata di grazia e sensibilita: che soltanto alla fine scivola nella sensiblerie, prendendo in ostaggio il cuore dello spettatore. Sulla tela di fondo di una New Orleans aureolata di poetico squallore, il film racconta sostanzialmente una storia di formazione filtrata dal punto di vista di una donna alle soglie della vita. Così Travolta, dopo le parti del killer filosofo, candidato alla Presidenza, ufficiale, agente segreto, trova il suo primo ruolo paterno. Per interpretare un sognatore fallito, John esibisce capelli bianchi, pancia prominente, passo stanco. Innamorato della parte, offre una performance d'alta classe, tutta sofferenza nascosta e senso di perdita, che ne conferma la sorprendente versatilita." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 ottobre 2004) "Il film, scritto e diretto da Shainee Gabel, deb che ha il gusto del western degli affetti, e finalmente tutto un film di parole e di psicologie dove si incrociano tre belle strade senza uscita. È un corpo a corpo con i propri fantasmi e gli infranti sogni di gloria, oltre che con sentimenti sempre e almeno bivalenti. La forza sta nella sintonia di tre personaggi a tutto tondo e di tre attori accaldati e bravissimi. Se Travolta, bianco di capelli, zoppicante e ingrassato, e quello che osa di più, tentando un'ulteriore resurrezione, Scarlett Johansson, lanciata da 'Lost in Translation', affina la sua ingenuita in trasferta amorosa, con un sottile match generazionale in cui si inserisce perfetto Gabriel Macht, terzo anello mancante, ma vero ago della bilancia affettivo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2004) "Un Travolta mai visto: zazzera bianca, andatura caracollante, piede malconcio dunque ciabatte perenni, bocca che succhia alcol e vomita citazioni. Perche Travolta/Bobby Long una volta insegnava letteratura, scriveva, andava con tutte, aveva una famiglia. Una volta. Mentre ora sopravvive cameratescamente con un ex-allievo semiplagiato nella grande e cadente magione di un'amica a New Orleans. (...) Fra Carson Mc Cullers e Tennessee Williams, un debutto un poco sbilenco ma molto sentimentale, impregnato di miti del Sud e sublimato da due divi gigioni. Con Travolta che canta, balla, suona, zoppica, piange, gira seminudo, straparla di sesso e scrittura, riscatta se stesso e il film. Mentre la Johansson, mai così bella, sexy, benvestita, soffre, spera e co-produce." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004)

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