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" 'Un sogno per domani', da un romanzo di Catherine Ryan Hide, immagina che un ragazzino undicenne suggerisca a scuola un metodo per migliorare il mondo: che ciascuno faccia tre buone azioni, imponendo un reciproco impegno, in modo che il cerchio si allarghi restituendo il favore, come dice il titolo originale 'Pay it forward'. Non sarà una rivoluzione, ma in famiglia qualcosa si aggiusta: il ragazzo cerca di recuperare un giovane drogato; il prof. diventa secondo papà dopo che il primo, John Bon Jovi, viene di nuovo cacciato; la mamma perdona la nonna barbona (per la 'recherche' del cinema, sì è proprio lei, Angie Dickinson) e alcuni colpacci del destino sono in serbo, mentre un giornalista dal Nevada arriva a fare il suo scoop sullo scoppio dalla bomba della Bontà. Ma i tempi di Frank Capra sono definitivamente tramontati. La regista Mimi Leder, già impegnata nell'azione di 'Deep impact', sceglie qui i mezzi toni del melodramma di famiglia, ma con la volontà di cambiare il mondo secondo il buonismo americano, come fosse la vendetta contro il cinismo di 'American beauty'. Però, insinua l'idea che forse tutti dovremmo incominciare a casa". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 17 marzo 2001) "Quel che dà fastidio in 'Un sogno per domani' è l'insistenza sull'idea della redenzione ottenuta attraverso il sacrificio, impantanatura di cristianesimo culminante in una processione finale nella profana Las Vegas. Tanta bigotteria, impiegata per suscitare singhiozzi a scopo di box office, finisce col guastare il piacere che potrebbe offrirci l'ottimo cast. Fatto salvo il piccolo Osment, i due titolari di statuetta sono immersi in ruoli di grandi feriti della vita difficili da sopportare anche con le migliori intenzioni ". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 aprile 2001)
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