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Un Giorno Perfetto Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-08-30 17:52:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Dal romanzo di Melania Mazzucco al concorso della 65esima Mostra del Cinema di Venezia: è Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, scritto con Sandro Petraglia, interpretato da Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea. Sono i due attori a comporre il duello-duetto su cui è imperniato il film: Emma e Antonio, una coppia sposata e separata, a carico due figli e una feroce, disperata storia d’amore.
Il loro è un giorno perfetto per la tragedia, che avvertiamo insinuarsi nel lungo e (o)scuro piano sequenza che apre il film - con la casa dormiente prima della separazione - e registriamo subito dopo, con la polizia pronta a far irruzione nell’appartamento dove qualcuno ha sentito degli spari.
Non c’è suspense in quel giorno, piuttosto l’ineluttabilità della fine, per Emma, Antonio e un assortito gruppo di personaggi: i loro figli, l'onorevole Valerio Binasco, la sua compagna Nicole Grimaudo, suo figlio Federico Costantini, la madre di Emma, Stefania Sandrelli, la professoressa Monica Guerritore. Pedine senzienti di un mondo alla deriva, segnato da barriere, separato da censo e classi sociali, ma poi sconvolto e mischiato dal caos: sono 24 ore perfette, ovvero cartesiane e geometriche, ma a intersecarsi sono rette differenti, e ugualmente spezzate.
Rotte esistenziali che Ozpetek ha il difetto di asservire al destino della coppia protagonista, caricando di sensi e presagi anche i gesti più quotidiani (vedi gli "sguardi d’intesa" tra la Ferrari e la gelataia Serra Yilmaz), ovvero privilegiando il melò a scapito del dramma, con il rischio dell’effetto flou drammaturgico - sovraccaricato dall’enfatica e debordante musica di Andrea Guerra.
Un baratro che accompagna il film, ma non lo accoglie: a tenerlo sulla retta via, un cast lucido, due protagonisti ai massimi storici e, per l’Ozpetek migliore degli ultimi anni, una solida direzione d’attori. E quella imperfezione che, sola, può aprire le porte alla speranza.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Un giorno perfetto
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-09-05 08:01:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Tessuto di storie

Mara è decisa a non cascarci più: non riprenderà con sé suo marito Antonio, non dopo che lui si è rifiutato, per un anno, di vedere i loro figli e di fornire un seppur minimo contributo economico al mantenimento. Il distacco è ormai definitivo, persino Antonio lo ha capito; e allora nella sua testa scatta qualcosa…

Nel frattempo, le vite di alcune persone a loro legate affronteranno un giorno ricco di cambiamenti, delusioni, aspettative tradite. Con una certa ironia, 'un giorno perfetto”.

L'apocalisse degli affetti

E' una sorta di 'nerodramma” quello che Ferzan Ozpetek ha tratto dal romanzo di Melania Mazzucco: un melodramma nero in cui svariati destini, divisi da pochissimi gradi di separazione, s'incrociano, si urtano e si respingono nell'arco di un'unica giornata che stravolgerà molte esistenze, in peggio; l'apocalisse degli affetti si avvicina, e ognuno, la mattina seguente, si risveglierà un po' più solo.

Aperto da un leggero e profetico piano-sequenza (ambiguamente immerso in una fragile quiete familiare), Un giorno perfetto si rivela in un'arguta struttura a flashback che stabilisce, sin da subito, un clima di ansia e di tensione dovuto sia alla parziale consapevolezza di ciò che succederà alla fine, sia all'attesa di scoprirne i particolari, di capire il come. Perno sul quale ruota la vicenda è effettivamente la storia d'amore disturbata e disturbante fra Emma e Antonio, che regge per intero sulle sofferte interpretazioni di Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea (entrambi penetrati a fondo nella pelle e nelle viscere dei rispettivi personaggi: donna sola e affaticata dalla vita da una parte, puro concentrato di violenza e nevrosi represse dall'altra); ma già dal principio è chiaro come il tessuto narrativo del film, in realtà, sia più vasto, poiché attorno a loro si muove un microcosmo di figure e sottotrame legate da un filo sottile. E allora accade che la storia, gradualmente, perda tensione: poco convinta e solo accennata la forma del racconto corale, scarsamente sviluppati i personaggi secondari, che non trovano piena giustificazione per le loro azioni e restano soltanto vaghi frammenti di vita.

Il 'bello stile” di Ozpetek, altrove piacevole e calzante (Le fate ignoranti, La finestra di fronte), diventa qui semplice manierismo che si piega banalmente ai più diffusi cliché formali, con la frenesia della camera a mano per le scene di violenza, e i movimenti morbidi o le inquadrature fisse per quelle di stasi. Nulla di così diverso dai film drammatico-patinati della produzione media nostrana.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Un Giorno Perfetto
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-10 04:12:01
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il film e tratto con diverse liberta dal romanzo di Melania Mazzucco, e stato trasformato in sceneggiatura da Sandro Petraglia e poi rimaneggiato almeno per quattro stesure dallo stesso regista che, all'originale letterario, ha levato forza distruttiva e aggiunto una coralita femminile da serie tv. (...) Il tema dell'esasperazione passionale, del dramma della gelosia, di eros che si accoppia con thanatos e immortale, e quindi niente da dire. Ma ad un autore il compito di trovare una chiave personale e possibilmente originale per raccontarlo. Ozpeteck questo sforzo non lo fa, adagiandosi a tutti gli stereotipi del genere. Uomini cattivi e confusi, donne malmenate ma coraggiose, figlietti carini e vittime. Mastandrea, che nella pellicola fa la guardia del corpo del politico e dovrebbe incarnare la violenza della passione, sembra un agente da 'Distretto di polizia' improvvisamente uscito di testa. Non ha storia, non ha tridimensionalita, nessun fuoco che gli bruci le vene. Isabella Ferrari e rinchiusa nel suo ruolo di bella maledetta e trasformata in popolana con due straccetti stonati addosso. La fotografia (di Fabio Zamarion) a parte qualche guizzo iniziale, e buttata lì, un'accozzaglia di primi piani sofferenti e qualche campo lungo. Ognuno, per carita, fa al meglio la sua parte (bella Stefania Sandrelli e anche la fantasmatica Angela Finocchiaro con tre scene che fa fruttare al massimo), ma tutti scontano la mancanza di un vero sguardo". (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 agosto 2008) "Per la prima volta alle prese con una storia non sua, Ferzan Ozpetek vince la scommessa e fa un 'film di Ozpetek'. (...) E' una storia estrema di gelosia e violenza con risvolti da cronaca nera, quella affrontata dal regista italo-turco. Ma il pubblico, affezionato al cantore delle emozioni, così bravo a indagare nei piccoli grandi sentimenti quotidiani, non rimane deluso e sullo schermo ritrova perfino certe coordinate familiari: il Gazometro, l'attrice turca Serra Yilmaz, la musica di Andrea Guerra. Ozpetek si e affidato alla sceneggiatura di Sandro Petraglia e a un cast in stato di grazia. E' efficace, mai sopra le righe Valerio Mastandrea nel ruolo di Antonio, il poliziotto che non si rassegna alla separazione e perseguita l'ex moglie Emma fino alla tragedia finale: nei suoi occhi passano la passione malata, il furore, la follia. Isabella Ferrari, con i capelli malamente decolorati e i vestiti volgari, e formidabile nella parte della disperata che si arrabbatta per vivere e cerca di proteggere i suoi figli". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 31 agosto 2008) "Tradizionale il nuovo film di Ozpetek, che accettando l'invito della Fandango di filmare il romanzo 'Un giorno perfetto' della Mazzucco e sceneggiandolo con Sandro Petraglia dimostra per prima cosa la voglia di cambiare pelle. Basta con il ritratto di un quotidiano consolatorio e amicale (com'era il mondo delle 'Fate ignoranti' o di 'Saturno contro') e spazio invece al ritratto delle tante infelicita che si possono incrociare in una giornata che perfetta non sara certo. (...) Non tutto funziona però come dovrebbe. Se la storia di Emma e Antonio convince e coinvolge, per l'ottima prova della Ferrari e di Mastandrea ma anche per una partecipazione emotiva che non spinge mai troppo il pedale, che fa intuire più che spiegare e riesce a restituire sia la giustezza dell'ambientazione che il dolore della sofferenza... se insomma Ozpetek dimostra di 'crederci' e di appassionarsi a quello che racconta, lo stesso non si può dire degli altri personaggi e delle altre situazioni, dove si respira un'aria più fasulla, inutilmente programmatica. Nonostante gli sforzi degli attori, a cominciare da un sempre bravo Valerio Binasco. Così, alla fine, resta la sensazione di un film sospeso, dove il mestiere e venuto in aiuto dei momenti in cui il cuore si e come preso una vacanza (o in cui la sintonia tra testo e regista scricchiolava), dando forza alla sensazione che la troppa fedelta al romanzo abbia finito per frenare l'ispirazione". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2008) "E' come se 'Un giorno perfetto' raccontasse un giorno con più di 24 ore, o contenesse altri film che per forza di cose rimangono solo abbozzati. Ozpetek, si sa, ha talento per il melodramma: e il melo e un genere in cui si deve anche esagerare. Ma qui c'e troppa carne al fuoco, con l'ambizione di dire troppe cose sull'Italia di oggi. Valga, per tutte, la famiglia dell'onorevole; con una moglie morta suicida, un figlio che odia il padre e vuole fuggire in Spagna, una nuova moglie giovanissima che scopre di essere incinta e sembra accettare la corte del figliastro... Forse 'Un giorno perfetto' doveva intitolarsi 'Molti giorni perfetti'. Titolo impossibile, perche i giorni perfetti sono merce rara". (Alberto Crespi, 'L'Unita', 31 agosto 2008) "È questa ossessione, anche più che nell'originale letterario, la vera nota dominante del film, portata al diapason, tesa fino allo spasimo, così freneticamente martellata e dosata da giustificare, narrativamente e psicologicamente, il bagno di sangue che alla fine la sommergera. Senza un momento di requie, senza una pausa anche quando, questo o quell'episodio secondario, potrebbe rallentare il clima di tensione che dilaga tutto. Disegna, con dura evidenza, questa ossessione, Valerio Mastandrea che, nelle vesti di Antonio, pur senza mai eccedere, ci propone un personaggio al limite addirittura dello strazio. Gli tien testa magnificamente Isabella Ferrari che, specie in un finale del tutto nuovo, attinge a vette di scabra tragicita". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 agosto 2008) "Da un titolo di cronaca nera, del tipo: 'Agente di scorta psicolabile uccide i figli e si toglie la vita', dietro il quale c'e sempre un universo inavvicinabile di emozioni laceranti e scelte irrazionali, viene il romanzo di Melania Mazzucco da cui il film di Ferzan Ozpetek (sceneggiatura di Sandro Petraglia) 'Un giorno perfetto'. Com'e andata? Abbiamo visto un fotoromanzo tragico a mezzo cinema, un dispersivo e ambizioso collage di piccole e grandi disfatte prive di spessore, un Matarazzo squilibrato (tra teatralita e fiction televisiva) aggiornato al tempo delle famiglie disgregate, dei gesti autolesionisti e delle scorte a politici venduti. (...) A occhio, i problemi che fanno di questo settimo lungometraggio forse il meno riuscito del regista di 'Le fate ignoranti' e 'Saturno contro', e una maldestra fiducia nei colori forti di superficie a scapito del senso e delle radici dei fatti. Non e un film nelle corde di Ozpetek, cineasta di sfumature e piccole scoperte d'identita". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 31 agosto 2008) "Ozpetek non e un regista da 'festival', non e insensibile alle reazioni della tribù critica ma soprattutto parla al cuore delle platee, lo sa fare e sa di saperlo fare. Qui si prende un romanzo cupo e lo ammorbidisce, vira nel suo prediletto senso sentimentale. I personaggi cambiano tono e temperatura ma la Emma di Isabella Ferrari e fedele e centrata". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 settembre 2008) "Il regista, che per la prima volta affronta un testo non scritto per lui, nonostante le molte manipolazioni del romanzo sembra come intimidito, in soggezione; la scena meglio realizzata e quella del tentativo del marito separato di violentare la moglie in un cespuglio; tra tanto amore e dolore, l'emozione nasce soltanto di fronte a Roma notturna, così splendida nel buio che ne occulta le magagne e ne esalta la bellezza dalle tinte orientali". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 31 agosto 2008) "In 'Un giorno perefetto' Ozpetek non lavora, come era usa fare fin qui, su ambienti che ben conosce. Sulla traccia di un romanzo della Mazzucco si spinge in una sorta di terreno sconosciuto e dopo essersi a lungo soffermato con simpatia sui due figli della coppia in crisi a un certo punto narra di un celebre avvocato alle prese con un onorevole implicato in un caso di corruzione. Forse per questa 'lontananza' i personaggi del film, pur interpretati con partecipazione da ben scelti attori, non rendono al loro meglio. Sono poveri di 'spessore'". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 31 agosto 2008)

Copyright © Cinematografo 2009.



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