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Un Conte De Noël Recensione

"Un Conte De Noël" recensioni

Film
Un Conte De Noël
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-24 04:01:56
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Con 'Un conte de Noël' di Arnaud Desplechin sbarca sulla Croisette l'erede più convinto del cinema alla nouvelle vague, fatto di esplorazione dei sentimenti, complicità con gli attori, riprese dal vero e uno stile di regia che procede come una composizione jazz: apparentemente spontaneo e zigzagante, in realtà controllatissimo e avvolgente. Come spesso nei suoi film, anche qui si mescola vita e morte (...) L' atmosfera gioiosa delle feste stempera le tensioni sotterranee, i risentimenti si intrecciano con gli amori, lungo un percorso che a volte sorprende per la durezza degli scontri oppure incanta per l'ironia con cui sono superati. Desplechin muove i fili di questo teatro con sensibilità e leggerezza, riuscendo a dare una forma sopportabile anche al confronto con la morte e il dolore, obbedendo a un idea di cinema che non vuole confrontarsi col mondo ma solo con i sentimenti privati. Un film che forse non conquisterà l'impegnato presidente della giuria Sean Penn, ma che ha fascino e grazia da vendere." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 maggio 2008) "Troppo francese, dicono gli antipatizzanti. Cioè troppo strambo, colto e disinvolto insieme. Eppure è raro, nel cinema di oggi, trovare un senso così tumultuoso della vita e dei suoi doppifondi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 maggio 2008) "'Un conte de Noel' si è rivelato un tipico prodotto da festival, un melodramma disinvoltamente ispirato a Bergman, la versione per immagini di una terapia d'autocoscienza di gruppo affidata a interpreti bravi, ma troppo tesi a dimostrare di esserlo. Il regista Desplechin si concentra sui casi dei signori Vuillard della buona borghesia di Roubaix, riunitisi per festeggiare l'ennesimo Natale: (...) Malattie genetiche, trapianti di midollo osseo, figli indesiderati e nuore o generi disorientati (tra cui si distinguono Mathieu Amalric, Emmanuelle Devos e Chiara Mastroianni), lutti inespressi, bancarotte e chi più ne ha più ne metta trasformano la rimpatriata in una resa dei conti che farebbe disperare Freud e Jung. Col bel risultato di comunicare, al posto di una chirurgica chiarezza di sentimenti, il solito sentore di pantomima." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 maggio 2008) "Il tempo passa per tutti, soprattutto per monsieur Desplechin che, nonostante non abbia raggiunto i cinquanta, porta in concorso un film-summa filosofica sulla necessità della morte per rifondare la vita. (...) Per chi ama il cinema francese, un'apoteosi di raffinatezze attorial-letterarie, circo di primedonne dalle pungentissime dialettiche. Si contendono il trofeo tutti i nomi del bon-cine francese: oltre alla Deneuve, l'immancabile Emmanuelle Devos, Jean-Paul Rossillon, Mathieu Amalric, Hippolyte Girardot eccetera eccetera. Per chi invece detesta il cinema francese, due ore e trenta di autentica tortura, non priva di perverso fascino masochista. Noi siamo da queste parti." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 17 maggio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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