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"Il regista Harold Ramis riposa sugli allori di 'Terapia e pallottole' senza compiere il minimo sforzo per rinnovare il copione. (...) Onde farci capire che sta uscendo di testa, De Niro canta con voce stonata le canzoni di 'West Side Story'; in parole povere la nevrosi evolve in psicosi, senza che il film progredisca di un pollice rispetto alla prima puntata. Le gag sono facilotte, gli attori distratti". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 marzo 2003)
"Nel 1999, 'Terapia e pallottole' aveva messo sul lettino dell'analista Ben Sobel (Crystal), prossimo alle nozze con Lisa Kudrow, Paul Vitti (De Niro) un boss dalla lacrima facile e dai sensi di colpa esagerati. Le gag, le battute, l'affiatamento tra i due protagonisti, il vecchio giro di accordi della commedia avevano determinato il successo di quel primo film. (...) Il sequel aveva una qualche ragione e nella prima parte di 'Un boss sotto stress' si ritrovano con piacere Crystal, ormai sposato e con un padre morto e sepolto, e De Niro rinchiuso in carcere. Il mafioso vuole solo uscire e non si vergogna di massacrare, cantando e ballando, 'West Side Story' e il povero analista lo dovrà prendere in custodia e aiutarlo a reinserirsi nella società. Gli attori sono in forma, Ramis sa come dirigerli, ma il ritmo e il divertimento si infiacchiscono quasi subito". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 11 marzo 2003)
"Ma come si fa a ripetere un'idea nuova? E' già vecchia per definizione. E il pubblico, poi ci casca? Mah. Era divertente, disimpegnata, ma foriera di notazioni di costume sul paradosso delitto/terapia in chiave comica, la commedia del gangster stressato per eccesso d'ansia criminale e dello psicanalista chiamato per ottenere una guarigione ('Terapia e pallottole'). Ovvero: anche le mani sporche di sangue hanno una psiche, visto che non hanno un'anima. L'idea centrale era nel cast: De Niro boss farabutto sul lettino e il ritroso e ribaldo Billy Crystall dietro a raccogliere parole inconfessabili e coinvolto in fughe inimmaginabili. Un gioco, una commediola. Ma farne un sequel! Lo psicanalista si è sposato, il boss in carcere ha un esaurimento nervoso, pur sospetto. Finiscono in qualche scenetta divertente, grazie all'immensa perizia delle due star, addirittura a un paio di momenti di verità sul bisogno di 'confessione' laica. Ma la sceneggiatura si affanna cercando materia dove non ce n'è più". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 9 marzo 2003)
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