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Tutto in una notte
Il cinema di Wong Kar-Wai continua a scrutare e valorizzare gli abissi dell'animo umano. Mettendo da parte un certo simbolismo - Io innato del cinema orientale -, sfuma il rapporto di coppia per mezzo di una narrazione sfaccettata, filtrata attraverso gli oggetti di scena. Elizabeth, interpretata dalla bellissima (e bravissima) Norah Jones, al suo debutto cinematografico, dopo una relazione andata in malora decide di viaggiare per lasciarsi alle spalle il passato. Con esso abbandona anche molti sogni... e un amico, proprietario di un caffè, incontrato per pura fatalità. Durante il suo lungo peregrinare in cerca di una cura per il suo cuore spezzato, fa amicizia con diverse personalità, tutte unite dal comune vivere in solitudine, e ritrova nel vuoto delle persone le risposte alle domande che tanto la tormentano; così, comprese le qualità del viaggio, ritorna al suo passato, nel luogo che più di tutti la faceva star bene...
Magic Moments
Primo film americano dell'autore cinese, Un bacio romantico profuma in parte di sperimentazione, seppure appaia stringato nel decifrare il carattere occidentale del sentimento. Lo stile del regista, pur non raggiungendo i picchi innovativi delle sue opere maggiori, riprende alcune delle scelte stilistiche tanto apprezzate da chi non si sforza di comprendere la passività (in termini di ritmo) del cinema orientale. La lentezza, utilizzata come sfaldatura tra il dinamismo della scoperta e la voglia di riprendere in mano le redini di una vita in discesa, permette allo spettatore di assaporare il distacco dalla realtà di Elizabeth in maniera sfumata; anti-realista e per questo motivo spiritualmente alta.
Natalie Portman, Rachel Weisz e David Strathairn completano un quadro dei personaggi alquanto frammentario, persoaggi che presentano diverse storie di vita racchiuse in un unico ciclo narrativo, il quale mira nel finale al raggiungimento dello scopo prefissato. In definitiva una prova riuscita, non di facile presa e penalizzata dall'assenza di una colonna sonora che lasci il segno (In the mood for Love insegna); senza contare l'evidente scelta commerciale di rendere maggiormente comprensibile (e quindi più semplificato) il cinema originariamente autoriale di Wong Kar-Wai.
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