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Un Amore Di Testimone Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-12 18:09:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Prendete il Dr. Derek Shepherd della serie tv Grey's Anatomy, cambiate genere a Il matrimonio del mio migliore amico (con Julia Roberts e Dermot Mulroney, 1997): ecco Un amore di testimone, diretto dall'inglese Paul Weiland. Coefficiente di originalità ai minimi storici, il film nasce quale starring-vehicle per Patrick Dempsey, puntando tutto sul traino dei suoi occhioni presso il pubblico femminile. A livello commerciale potrebbe pure funzionare - i quasi 15 milioni di dollari del weekend di apertura statunitense lo confermano - ma al Dr. Shepherd non rende certo un buon servizio: Dempsey ha margine d’azione e invenzione limitatissimo, costretto a mossettine, ammiccamenti e poco più, nonché a redimersi da impenitente donnaiolo qual era per l'amica, carina, simpatica e basta, Michelle Monaghan. Ne valeva la pena? Le vie del cuore sono infinite e incommensurabili, l’attenzione del pubblico molto meno: non basta una trasferta scozzese, con galleria di stereotipi esotici, e la debacle virile della damigella d'onore Dempsey, da sciupafemmine a gay chiacchierato, per dare brio e sostanza al refrain sentimentale. Se il buon Patrick rimane attendibile testimone, sul banco degli imputati finisce il film.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Un amore di testimone
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-17 08:02:16
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un affascinante 'damigello” d'onore

Tom (Patrick Dempsey) conduce una vita invidiabile: ha brevettato il 'collare per caffè” per non scottarsi le dita quando la tazza è bollente e vive di rendita, un bell'appartamento in centro a New York, una donna diversa ogni sera. E poi c'è Hannah (Michelle Monaghan): la sua migliore amica da dieci anni, la confidente perfetta, che conosce ogni suo vizio e difetto. Quando questa deve trascorrere per lavoro sei settimane in Scozia, Tom rimane solo e capisce che il sentimento che lo lega a lei va al di là dell'amicizia. Hannah, però, tornerà dalla Scozia con una sorpresa amara da mandar giù: un fidanzato perfetto, Colin (Kevin McKidd), e la data del matrimonio già fissata! Tom diventerà così una damigella d'onore per la sua migliore amica, aspettando il momento giusto per dichiarare il suo amore…

Il matrimonio della mia migliore amica…

Non convince questa commedia fatta su misura per il Dottor Stranamore (la parte di Patrick Dempsey nella serie televisiva Grey's Anatomy), che si dimostra comunque piuttosto imbalsamato nel ruolo dello sciupafemmine con fascino da vendere, ma senza mordente, e si scioglie soltanto quando si ritrova innamorato non corrisposto. Sono poche, infatti, le impennate comiche tipiche del genere marriage-comedy, ed emergono tutte nella seconda parte del film: non si ride per la prima mezz'ora, in cui si ha l'impressione netta che Weiland ricorra al volgare (assolutamente gratuito, peraltro) per strappare qualche risata allo spettatore, con cliché abusati e contestualizzati male. Lo spettatore non trova quindi momenti di evasione in un ritmo lento, trascinato dai personaggi in una storia già vista (Il matrimonio del mio migliore amico, di Paul Hogan), anche se a parti invertite. Nel blocco centrale, invece, il regista riesce a rendere con più attenzione e delicatezza il rapporto di amicizia tra i due protagonisti, fatto di piccoli avvenimenti quotidiani e di piccole attenzioni implicite, mettendo da parte le volgarità per affidarsi all'istinto degli attori, affrontando poi con leggerezza il dualismo di Tom, spaccato fra l'amicizia consolidata e un amore crescente per Hannah. Ma non dura molto e sono numerose le soluzioni facili a cui giungono i personaggi, a dimostrazione del fatto che questa sceneggiatura presenti salti temporali e situazioni troppo costruite, al limite del possibile, poggiando su dialoghi di scarsa qualità. Anche i momenti più veri che caratterizzano il personaggio di Tom, quelli che potrebbero fungere da punti di svolta della vicenda, vengono adombrati da luoghi comuni giustapposti: la gelosia, l'amore, l'invidia, la felicità, e tutta la vasta gamma di sentimenti che questa storia vorrebbe descrivere, vengono posti su uno stesso piano di superficialità e risolti sempre in modo sbrigativo, magari con una battutina non-sense che provoca un sorriso e niente più. Il finale non può che esserne la logica conseguenza. Ci rimane incastrato anche Sydney Pollack, qui nella parte del padre di Tom, che passa senza lasciare il segno: considerando che si tratta della sua ultima apparizione cinematografica (è morto il 26 maggio scorso), lascia un po' di tristezza nel cuore.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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