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"'Un Aldo qualunque', esordio di Dario Migliardi (bello il corto 'La lettera'), affronta il '78 come se fosse oggi: si parla solo di calcio. Non c'e un personaggio credibile (Aldo e Biagio, in teoria nemici, diventano subito amici), ne un motivo per ridere. De Luigi e un grande comico in tv. Al cinema, no". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 novembre 2002) "La confusa Italia del '78 fa da sfondo alla scanzonata commedia che galleggia sulle gesta dell'ottimo (in tv) Fabio De Luigi, la banale creatura del titolo, giunta a Torino da Bari in compagnia di una moglie sbirra che vive ispirandosi a un eroe dei polizieschi di serie B, l'ottimo (in tv) Neri Marcore. Perche? Non si sa, visto che in primo piano spadroneggiano gag e macchiette senza tempo: l'integralista cattolico che cede al vizio, il comunista incallito, il poetico clochard, il prete rockettaro, la smemorata, il poliziotto scemo. Trastullo avaro di slanci e privo di mordente". (Alessio Guzzano, 'City', 2 dicembre 2002) "Dario Migliardi, reduce dal trionfo festivaliero con il corto 'La lettera', e partito da uno spunto non banale che sceglie come sfondo di una storia a tre incentrata sul protagonista del titolo, timido come lo sviluppo dell'operina fin troppo 'morale', che regala spesso l'impressione di volere volare e che invece rimane a terra, con le ruote sgonfie. De Luigi al cinema non si impone come in tv, Bottini e acerbo e Battiston si rifugia nel mestiere. Peccato, sara per la prossima volta": (Aldo Fittante, 'Film Tv', 3 dicembre 2002)
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