Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
L'ospite non gradito
Anna (Emily Browning), dimessa dall'istituto psichiatrico dov'è stata ricoverata in seguito alla misteriosa morte della madre, ritorna nella vecchia casa di famiglia dove il padre adesso vive con Rachel (Elisabeth Banks), l'ex infermiera della moglie. Turbata dalla presenza invadente della donna e dall'indifferenza del padre, Anna trova conforto nella vicinanza della sorella Alex (Arielle Kebbel). Ma la tensione cresce e Anna si convince che Rachel abbia giocato un ruolo determinante nella morte della madre. Così, insieme alla sorella Alex ordisce un complotto per dimostrare al padre di aver commesso un terribile errore nell'accettare l'infermiera dal passato oscuro nella loro casa…
Visioni perturbanti
In un'epoca come la nostra caratterizzata dalla velocità dei consumi, dove i film fanno sempre più fatica a rimanere in sala ed è già una fortuna se resistono per due week-end consecutivi, torna in voga il genere in cui tutti i registi celebri del passato si sono cimentati almeno una volta, soprattutto a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Basta fare i nomi di Stanley Kubrick, John Carpenter, Curtis Hanson, Brian De Palma; o quelli di Dario Argento, Lamberto Bava, Lucio Fulci per rimanere in terra nostrana. Stiamo ovviamente parlando del genere horror e delle sue declinazioni più estreme, gore e splatter. Molti produttori sono attratti da questo genere perché è l'unico in grado di suscitare nel pubblico reazioni viscerali, sia emotivamente che fisicamente. Un esempio concreto di questa tendenza negli Stati Uniti è rappresentato dalla coppia di produttori Walter F. Parkes e Laurie MacDonald – il cui ultimo lavoro di successo è stato il film Il cacciatore di aquiloni – che nel 2002 avevano già realizzato la pellicola horror The Ring (un pioneristico remake che ha aperto la strada ai cosiddetti pop-thriller) e che qui tornano con un progetto altrettanto originale e ben congeniato. The Uninvited si presenta infatti come un nuovo remake di un film asiatico, con toni e atmosfere occidentali e un impianto classico per quanto concerne la struttura narrativa e lo sviluppo dei personaggi.
La versione originale del film coreano da cui trae ispirazione racconta l'avvincente storia di una teenager che, dopo aver trascorso dieci mesi in un ospedale psichiatrico, scopre che il padre è andato a convivere con l'infermiera che si era presa cura della madre scomparsa. Il senso di trasgressione morale è molto forte e conduce alla costruzione di un mondo fantastico in cui ricordare può essere un'esperienza dolorosa, come quella che vive l'inquieta protagonista Anna, la cui percezione emotiva dei luoghi in cui è cresciuta risulta in qualche modo distorta dalla sua immaginazione. Ed è proprio questa ambiguità, unita alla possibilità di leggere il film sempre a un doppio livello, che rende The Uninvited tanto affascinante, a cominciare dall'unica e claustrofobica location in cui è ambientato: una villa sul mare nell'isola di Bowen, vicino Vancouver. L'apparente contraddizione fra l'atmosfera interna e quella esterna dell'abitazione rispecchia non a caso le due storie del soggetto: la prima, quella dello scrittore di successo che, reduce da una tragica esperienza, torna a innamorarsi e ritrova il perduto ottimismo; la seconda, quella di Anna, costellata di equivoci e inganni, inizia con il suo ritorno nella casa abitata dai fantasmi della madre, avvolta da un'atmosfera che fa presagire solo disastri.
Per di più Anna ha un rapporto morboso con la sorella Alex, rafforzato dall'avversione che le due ragazze provano nei confronti della fidanzata del padre, e questo forte legame è senz'altro l'elemento fondamentale della storia. Perché le immagini che vediamo sullo schermo scorrono costantemente su un doppio binario parallelo, ciascuno con la sua realtà intrinseca e legittima, attraverso cui veniamo condotti verso quello che presumiamo essere l'obiettivo della pellicola. La sensazione è quella di una coesistenza delle due realtà all'interno della stessa scena. Come già The Others di Alejandro Amenábar, anche The Uninvited è un film che in fondo basa la sua forza su un mirabile ribaltamento finale: lì era il mondo degli spiriti che reclamava con forza il suo diritto a esistere, qui è la sottile linea di confine tra la psicologia della protagonista e la terribile realtà dei fatti accaduti.
A conti fatti l'operazione dei produttori è decisamente riuscita, grazie alle intense interpretazioni delle due attrici protagoniste: Emily Browning, già star di Lemony Snicket (prodotto sempre dal duo Parkes-MacDonald) ed Elisabeth Banks, perfetta nelle vesti dell'infermiera che diventa l'unico elemento esterno alla famiglia, capace di violarne l'armonia; e grazie anche alla sofisticata regia dei fratelli Guard, novelli cineasti inglesi famosi per aver diretto degli spot di successo e una serie di corti che raccontavano la storia di una ragazza travolta da una sequela di incontri casuali nella città di Londra. Per tutti gli appassionati del genere, e non solo, un film insomma da non perdere.
Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Copyright © Cinematografo 2009.
"'The Uninvited' appartiene al filone della fantasy dove - alla fine - la spiegazione degli eventi e razionale. Come dire, in soldoni, che il film ti mostra alcune scene-chiave in doppia versione: prima con, poi senza certi personaggi dentro l'immagine. Un po' alla maniera del 'Sesto senso'; salvo che qui tutto e più prevedibile e meno emozionante. Una mediocre fusion tra film di paura e teen-movie, con giovanissime star delle commedie per minorenni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 maggio 2009) "Non c'e il cast lussuoso con cui si cerca spesso di nobilitare l'horror, ma le due attrici sono dotate del mix di ingenua innocenza e di sottile furberia che da fascino alla storia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 maggio 2009) "Davvero spudorato, pur se di confezione dignitosa, questo 'Uninvited', un thriller ai confini del paranormale, gonfio di scene orripilanti, grazie alle mostruose visioni della protagonista e di clamorosi buchi di sceneggiatura. Siamo alle solite, quando sullo schermo irrompe un pazzo, anche a mezzo servizio, gli sceneggiatori vanno a nozze: qualsiasi assurdita può essere spacciata per buona." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 maggio 2009) "Il modo migliore per promuovere questo incubo famigliare prevedibile, ma anche capace di abbaglianti attimi horror, sarebbe non rivelare che trattasi del (molto) libero rifacimento del micidiale 'Two Sisters', sbadigliante horror sospeso sudcoreano: l'unico genere cinematografico del globo che migliora nei remake yankee, per quanto sgraziati essi siano." (Alessio Guzzano, 'City', 29 maggio 2009) "Per chi sente aria di Rosamunde Pilcher, meglio non accettare l'invito dei fratelli Guard. Chi non disegna la trasposizione di 'Janghwa heungryeonjeon' formato popcorn occidentale, la versione hollywoodiana vagola annichilita, ma possiede qualche punto di forza in fatto di stile e di suspence." (Filippo Brunamonti, 'Il Manifesto', 5 giugno 2009)
Copyright © Cinematografo 2009.