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"Il primo film dello sceneggiatore Marc Lawrence, autore di furbi ping pong sentimentali, prenotatogli stavolta dalla sua amica Bullock, è di quelli in cui il destino del cinema ha già scritto tutto dopo i titoli di testa. Si sa che l'inglese Grant, con la solita scena in boxer, e l'americana Bullock, ai limiti della seconda età, forzatamente e professionalmente simpatici, si ameranno, anche se con conflitto di interessi. Alla fine l'amore va in buca, dopo un falso addio e la solita rincorsina con bacio e saltello seguita dal pasto cinese. Mai visto un film in cui i protagonisti mangino tanto e così di gusto: muovono la bocca dall'inizio alla fine ma ahimè non per battute spiritose. Resta l'abilità, quella sfavillante New York come niente fosse successo, repertorio della commedia sofisticata al servizio di due attori dalla sintonia incerta". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 febbraio 2003) "Nel suo ruolo di produttrice Sandra Bullock è la prima a sapere che non è facile realizzare urta commedia romantica. Finiti i generi, galleggiano nel mare indistinto del cinema, dei 'modellini', dei dispositivi miniaturizzati, delle riproduzioni tascabili. Fidandosi del suo sceneggiatore Marc Lawrence, l'attrice lo fa esordire alla regia con una storia che, non potendo aggiungere nulla alla tradizione del genere, riscrive con una certa freschezza e con brio le coordinate di fondo del colpo di fulmine a scoppio ritardato. Il fulcro dell'attrazione degli opposti, del 'chi disprezza compra' ruota intorno alla indovinata neocoppia cinematografica: Grant, con il suo corredo da lestofante dell'innamoramento facile, e Bullock, che insiste sullo stereotipo dello crisalide in procinto di diventare farfalla. Lui è un magnate immobiliare, lei un avvocato ambientalista. Lui, superficiale, gioca a scacchi e pensa alle donne; lei, più matura, mangia troppo e crede nelle battaglie civili. Non sono fatti l'uno per l'altro, ma al cinema l'improbabile può essere entertainment". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 18 febbraio 2003) "Se l'epilogo alla 'Bridget Jones' è un po' prevedibile, il resto del film galleggia con un certo garbo sulla superficie del genere, senza accensioni comiche in stile 'screwball comedy', con qualche duetto ben congegnato com il pranzo al ristorante con amichevole scambio dei cibi detestati. Certo, la coppia non risulta travolgente. In felpa o in tailleur la Bullock si produce nel consueto catalogo di leziosità, perfino quando si ritrova in una spiacevole situazione corporale; quanto a Grant, archiviato il cambio di registro sperimentato con 'About a Boy', l'attore torna ai consueti standard del vitellone 'all british'. New York, smaltata nella fotografia di Laszlo Kovacs, fa il resto". (Michele Anselmi, 'Ciak', 1 febbraio 2003) "Siamo nell'ambiente delle speculazioni edilizie a New York, che resta uno sfondo senza evoluzione. E' un gioco di attori (discreto) e di contesto sociale per lasciare allo spettatore un'ora e quaranta di sdoganamento dei neuroni. E' la prima produzione hollywoodiana a New York dopo l'11 settembre. Acqua potabile, con zucchero". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 15 febbraio 2003) "Commedia sentimentale scritta e diretta con brio da Marc Lawrence, 'Two Weeks Notice - Due settimane per innamorarsi' è affidato alla chimica tra Sandra Bullock, avvocato delle cause perse, e Hugh Grant, miliardario cretino che l'assume. I due lavorano sulle loro maschere: Bullock è la donna intelligente e scorbutica di Miss Detective; Grant è l'uomo vacuo che si riscatta di About a Boy. E la chimica? Esplosiva. La coppia migliore dai tempi di 'Un giorno, per caso' con Clooney e Pfeiffer". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2003) "La sensazione, non proprio esaltante, che si prova davanti a un film come 'Due settimane per innamorarsi' è di averlo già visto. (...) L'allusione ai guasti della speculazione edilizia non è che un pretesto per innescare la storia, il cui unico scopo resta quello di dimostrare i vetusti assiomi 'l'amore non è bello se non è litigarello' e 'chi disprezza compra'. Wade sperimenta una nuova fiamma, ma rimpiange Lucy; lei si tormenta per la gelosia. L'amore trionferà, senza che al paziente spettatore siano stati risparmiati un solo vezzo né una sola mossetta del repertorio di Sandra e Hugh". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 febbraio 2002)
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