Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Ci sono film la cui pura stupidità diventa una forma di fascino perverso. Eccone uno, commedia d'equivoci girata in una Venezia ipotetica composta da pezzi rimescolati della città meravigliosa, e da patente disinformazione: una villa veneziana viene messa in vendita per duecentodieci milioni di lire, un gruppo di modesti turisti scende al costosissimo Hotel Danieli ribattezzato Gabrielli. (…) Molti inseguimenti tra ponti e campielli, molti camerieri italiani che strepitano per la mancata o scarsa mancia, una visione particolare della televisione italiana: Dudley Moore (imbolsito e assai meno bravo di Villaggio in un personaggio alla Fantozzi) alla nostra tv riesce a vedere sempre e soltanto 'Colpo grosso', oppure sederi femminili vibranti e ondulanti al massaggio meccanico negli spot pubblicitari di strumenti anticellulite." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 luglio 1992)
"Freddure e facce stupide di stile britannico, gioco degli equivoci tra il vaudeville e De Funès, ambientazione lagunare che echeggia la grazia degli intrecci amorosi goldoniani. Nel consegnare all'esordiente Mark Herman una sceneggiatura con questa miscela il produttore deve avergli detto c'è anche Dudley Moore, sarà un successo e diventerai famoso. (…) Con una casa pericolante, la laguna insidiosa e la disponibilità di un albergo al libero scambio, il film sceglie le soluzioni più banali. E la gag più spettacolare viene spesa in un prevedibile finale pirotecnico che tecnicamente sbaglia anche la suspense comica. Dudley Moore, piccoletto che ha fatto incassare miliardi per la sua agilità di mediocre piccolo borghese, fa la figura di una spalla. Per diventare famoso il giovane regista deve aspettare." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 6 agosto 1992)
"C'è quanto basta perché il divertimento sia programmato. Ma la sceneggiatura non morde, e la regia non sa metterci né l'estro né il ritmo giusti. Il film vivacchia così sulle singole situazioni e sulle singole battute. Che devono dividere gli spazi del racconto con macchiette assortite e notazioni di maniera. Mark Herman dovrebbe studiarsi i vecchi film di Edwards e di Tashlin. Fra gli interpreti, Dudley Moore sorpassa sia Bronson Pichot (il fattorino) sia gli altri. Patsy Kensit assicura la nota sexy." ('Il Secolo XIX', 18 agosto 1992)
Copyright © Cinematografo 2006.