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Turistas Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-01 10:21:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Più o meno per caso, i soliti cinque ignoti turisti (più uno) arrivano in Brasile. Belle ragazze, una con fratello a carico, due inglesi arrapati, e l'avventura può iniziare. Turistas è diretto dall'americano John Stockwell, che - recita il pressbook - "si esprime al meglio nei progetti con una certa complessità morale" (sic!) e deve comunque ispirazione e molto altro all'Eli Roth di Hostel. Anche qui l'esotismo e la ricerca di sesso a buon mercato conduce fatalmente all'orrore (tagliato di tre minuti abbondanti...), con un sottotesto porn-horror sulla sperequazione geo-politico-umanitaria tra Usa e resto del mondo. Carne da macello diventano i turisti del mondo ricco, che per una sanguinosa legge del contrappasso finiranno sul tavolo chirurgico destinazione espianto organi. Che cosa rimane dunque da salvare, oltre ai protagonisti? Innanzitutto le succitate e succinte belle ragazze, un bell'attore (Josh Duhamel, tra poco in Transformers), qualche canzone e le superlative immagini subacquee: più che nei pantani morali, Stockwell si conferma a suo agio in carenza d'ossigeno, dando il massimo sotto il pelo dell'acqua come già in Into the Blue. Se i tour-operator carioca ovviamente non gradiranno, gli spettatori euro-vacanzieri troveranno consolazione e sollazzo. E almeno tre battute cult. Una ve la diciamo: inseguiti dai villain nel buio di una grotta, dai nostri si levano stentoree le parole "Ssshhh, non dovete neanche respirare!". Roba da ritiro passaporto...

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Turistas
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-02 04:01:10
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"C'è più spavento che orrore, c'è quell'eccesso di oscurità che consente al produttore di risparmiare al massimo: gli interpreti non sono bravi e il film non è buono. Capita così a quasi tutti gli horror: colpa dei soldi. Uno dei generi cinematografici più intergenerazionali e amati va perdendo il proprio fascino per via dell'avidità di denaro. Il produttore che spende poco realizza un horror di successo, desidera continuare a spendere sempre meno e a guadagnare sempre di più Per un poco il meccanismo può funzionare: presto la bruttura tirchia dei film crea disgusto e abbandono. E' il caso di 'Turistas', prima coproduzione americano-brasiliana in cui neppure la grandiosità dei paesaggi riesce a immettere qualche emozione. E naturalmente i nativi e la improvvisata guida locale (certo Kiko, interpretato da Agles Steir) risultano vere carogne, bugiardi e ladri degni di dure punizioni: gli indigeni sono sempre spregevoli, si sa, nei film senza qualità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 giugno 2007) "Spiacerà a chi magari aveva già fatto la tara sulla mancanza di novità della storia, però si aspettava egualmente qualche brivido data la novità dell'ambientazione. Ma novità non c'è. Del resto Stockwell s'è sempre mostrato regista di terza fila, anche quando aveva a disposizione cast migliori di quello di 'Turistas'." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 giugno 2007) "Momento d'oro per Ruggero Deodato. Un tempo massacrato dalla critica, processato nel nostro paese per 'Cannibal Holocaust' e ora tirato in ballo nelle polemiche (Tarantino nell'attacco ai cineasti italiani di oggi lo rimpiangeva tra le righe), venerato come un maestro (cammeo in 'Hostel 2') e stracitato dal nuovo filone di film con 'giovani turisti occidentali in difficoltà'. Anche 'The Blair Witch Project' aveva preso molto da 'Cannibal Holocaust'. 'Turistas' di John Stockwell è ovviamente un derivato di 'Hostel' di Eli Roth al quale aggiunge la giungla assassina di Deodato in versione patinata. (...) Una splendida sequenza sott'acqua è la prova che l'ex attore Stockwell è un regista che prende fuoco tra i flutti (suoi i marini 'Blue Crush' e 'Trappola in fondo al mare'). I nostalgici di Deodato apprezzeranno." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 1 giugno 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Turistas
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-20 07:00:19
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Turista 'fai da te”?

Ogni anno il solito quesito di come e dove passare le ferie estive ci esalta o ci affligge a seconda dei casi. Relax all inclusive per alcuni, avventura improvvisata per altri. I protagonisti di 'Turistas” scelgono sfortunatamente per loro la seconda opzione, viaggio alternativo nel paese verde oro del calcio e del samba: il Brasile. Alcuni ragazzi 'zaino in spalla” si ritrovano assieme dopo un inconveniente di percorso sul tragitto (l'autobus si ribalta dopo una curva) a dover affrontare alcuni imprevisti. Nell'attesa di un nuovo mezzo che li porti nuovamente sulla rotta prefissata fanno la conoscenza di una seducente spiaggia colma di giovani, musiche e apparente divertimento. La mattina seguente si ritrovano in riva al mare, dopo essere stati drogati e rapinati, a rimettere insieme i cocci di una vacanza e raccattare i resti per tornare sul sentiero di casa. Ma non hanno fatto ancora i conti con alcuni cattivi consigli di un ragazzo indigeno che li porterà lontano dal sole al quale ambivano regalando loro momenti di puro terrore. Dietro l'angolo un fanatico chirurgo brasiliano pronto a togliere ai ricchi per dare ai poveri: e quando il bisturi è, come in questo caso, la freccia del malefico Robin Hood di turno, non sono le monete dei poveri ragazzi a correre rischi.

Follow the leader

I rimandi a 'The Beach” dell'estroso Danny Boyle (sia negli scenari che nel magma della trama che prende forma) sono molteplici. E anche l'ombra di Eli Roth e del suo 'Hostel” si allungano sul film di John Stockwell in maniera pesante. Il plot sembra rifarsi qua e là ai vari generi del momento e ai trend di circostanza per creare un film di media levatura e claudicante andatura, dove molto ha il sapore del 'già visto” (ragazzi belli, spiagge tropicali, feste e disgrazie dietro l'angolo) e dove i personaggi restano incastrati forse troppo nella stoffa dello stereotipo di turno. Il film, che non parte male, ma che anzi, per i primi 2/3 di pellicola si crea un buon inizio e lascia premesse interessanti, si sgonfia e si spegne piano piano nell'ultimo 1/3, proprio dove ci si aspetta un arrivo in grande stile, tradendo le attese horrorifiche e vanificando la ricerca adrenalinica in sala degli amanti di genere. Più che di situazioni volte alla tensione o allo splatter c'inoltriamo in scene buie e sincopate, fughe e rincorse claustrofobiche dove l'unica paura è quella che il film non finisca a breve. Ma di li a poco le luci in sala si riaccendono, un sollievo non troppo lungo ci sorprende. Giusto il tempo di concepire che la vita di tutti i giorni (quella si che fa paura) è appena fuori dal portone del cinema che ci aspetta nell'oscurità.

Youth of the horror

Ancora una volta tutto prende il via dal divertimento. Cercato, ostentato, voluto da ragazzi di città annoiati dai ritmi incalzanti della vita metropolitana, decisi a rimettersi in gioco altrove inconsapevoli di quale sia l'altra faccia della medaglia. La ricerca di quella felicità obbligata che non conosce regione o stato e che passa sistematicamente dallo spasso goliardico, l'alterazione fisico/mentale o il baccanale. Così hanno provato ad insegnarci. Come la TV è riuscita a fare proseliti abbassando gli standard di qualità e sedendosi in salotto con noi per coinvolgerci più da vicino con domande miserabili da quiz di provincia ('Ha scritto la Divina Commedia: 1) Bruno Vespa, 2) Dante Alighieri, 3) Giuseppe Garibaldi”?) e arruolandoci ufficialmente come potential customers, l'horror sta facendo da un po' di tempo a questa parte lo stesso processo di involuzione e coinvolgimento sociale. Se prima erano demoni e streghe a terrorizzarci, adesso è il vicino di casa, la cognata o il salumiere di fiducia in uno scatto di libido psicopatica. Si cerca somiglianza, appartenenza, la condivisione di possibili emozioni quotidiane forti e si ricreano quindi situazioni comuni, di tutti i giorni, nelle quali ognuno di noi possa identificarsi. L'obiettivo di questo nuovo sistema di cinema di genere è la massificazione e la ridistribuzione del terrore, premiando spesso idee fantasiose e impatto visivo a discapito di scrittura e coerenza cinematografica. Possiamo dunque considerarlo quasi l'inizio di un genere, lo youth terror, l'orrore che si nutre delle paure giovanili e corre la strada di fronte alla nostra, che produce film di maniera, di falsariga o di rimando (usciranno a breve ad esempio 'Severance – Tagli al personale” di Christopher Smith, 'Hostel 2” di Eli Roth, 'Disturbia” di D.J Caruso e 'Captivity” di Roland Joffe). Un po' come fece l'ondata dell'asian scare con 'The Ring”, 'Two sisters”e tutti i loro simili. 'Il paradiso è un'astuta bugia, occhio” cantava solenne un Pierò Pelù ancora molto scaltro e rock dalle colonne dei Litfiba, fatene buon uso. Il consiglio per una vacanza alternativa in Brasile a chiunque volesse farlo è tuttavia uno solo: non prendete l'autobus.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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