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Comicità fulminante ed effetti speciali: un mix convincente.
Un gruppo di attori molto diversi fra loro, ma ognuno in cerca di stimoli personali e di una svolta nella propria carriera, finisce a interpretare un film di guerra ad alto budget ambientato nel Vietnam. Dopo poche settimane è già tutto in discussione: il regista non riesce a emergere, gli attori sembrano delle inconciliabili primedonne e il produttore comincia a minacciare tutti. Per risolvere la situazione, la troupe viene portata in una giungla sperduta con una camera a mano, ma non tutto è stato previsto nel copione…
"Devono aver riscritto il copione!"
Un vero e proprio "fulmine" a ciel sereno. È il caso di questo Tropic Thunder, che segna il ritorno alla regia di Ben Stiller a sette anni di distanza dal chiacchieratissimo Zoolander.
Con la sua originale e iperespressiva comicità, il regista-attore, coadiuvato nella stesura della sceneggiatura da Justin Theroux (già protagonista, come attore, in Mulholland Drive di Lynch), costruisce una graffiante e mirata opera parodistica nei confronti di certi war movie, sia passati che vicini nel tempo, e di un certo modo di fare (e pensare, concepire, realizzare…) cinema da parte di agenti e produttori dello star system hollywoodiano. È lo stesso Stiller a stigmatizzare alcuni suoi colleghi, rei di essersi dati troppe arie sui set dei film di guerra precedenti: 'Trovo molto divertente che gli attori definissero la loro esperienza 'intensa', quando in realtà è lontanissima da quello a cui sono sottoposti i soldati veri in una guerra vera. Mi faceva sorridere il modo in cui si davano importanza, e ho iniziato a pensare che mi sarebbe piaciuto tradurre questo atteggiamento in un soggetto per un film”.
Un film leggero, in cui i due piani narrativi, costituiti dal film e dal metafilm (cioè il film nel film), si fondono e trovano il loro sviluppo senza intoppi e portando allo spettatore soluzioni convincenti e non scontate. La direzione degli attori, poi, rivela la bravura di Stiller nel gestire le grandi potenze comiche e attoriali in gioco, molto differenti fra loro, e nel farle coesistere senza mai lasciarne prevalere una a discapito dell'altra.
Rinchiusi nei loro personaggi, volutamente standardizzati ed espressamente oltraggiosi, ma anche contenitori inaspettati di umanità, offrono una prestazione memorabile tutti gli interpreti maschili: Ben Stiller è Tugg Speedman, attore di improponibili saghe di action movie, che cerca il riscatto dopo un colossale flop al botteghino; Robert Downey Jr è Kirk Lazarus, attore pluripremiato di film impegnati, controparte ideale di Speedman a livello cinematografico. E ancora Jack Balck, forse un po' troppo sopra le righe nella sua interpretazione, ma comunque efficace; si rivede Nick Nolte (John 'Quadrifoglio” Tayback) dopo un paio d'anni di pausa, e sta al gioco con un personaggio controverso; della partita anche Matthew McConaughey (manager di Speedman), ripescato all'ultimo al posto di Owen Wilson, rivela un'inattesa verve comica. Infine, menzione speciale per un irriconoscibile Tom Cruise (Les Grossman), bravissimo nei panni di un produttore godereccio, irascibile e senza scrupoli.
I fantastici finti trailer iniziali mettono subito lo spettatore sulla pista del sorriso, così anche i pochi errori e alcuni contenuti idealmente poco condivisibili passano in secondo piano. Consigliato.
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