'Un delicato equilibrio tra le pallottole dei trafficanti e la corruzione dei poliziotti”…
In una Rio de Janeiro comandata da narcotrafficanti e poliziotti corrotti, il capitano Beto Nascimento (Wagner Moura), ufficiale del BOPE (Battaglione Operazioni Speciali della Polizia), sta vivendo un periodo difficile: in occasione della visita del Papa nella città, gli viene assegnato il comando dell'operazione di messa in sicurezza del morro Turano, il quartiere più difficile di tutta Rio. La moglie incinta fa pressione perché lasci il corpo speciale di polizia, ma per farlo deve trovare un sostituto alla sua altezza. Individua in due giovani poliziotti semplici, Neto (Caio Junqueira) e Matias (André Ramiro), i requisiti per affidare il proprio ruolo senza avere rimorsi. Dopo il durissimo addestramento cui saranno sottoposti, solo uno dei due diventerà il soldato perfetto cercato da Nascimento, ma il prezzo da pagare sarà altissimo…
Senza soluzione di continuità
Si capisce fin dai titoli di testa (sovrastati dal rap martellante del brano Tropa de Elite, una traccia difficile da dimenticare), che accompagnano l'azione iniziale fino a un bellissimo fermo immagine, che questo film rimarrà a lungo nella testa di chi lo guarderà. Proprio da quel freeze frame in poi, inizia un'incredibile escalation di violenza, secca, imposta allo spettatore dalla voce narrante fuori campo del capitano Nascimento (con il doppiaggio di Fabrizio Pucci nella versione italiana). Non è richiesto un giudizio sulle azioni del BOPE, crudeli oltre ogni possibile giustificazione: si pone lo spettatore semplicemente davanti allo 'stato delle cose”. E risulta quasi spiazzante l'accostamento fra la tranquillità con cui il capitano Nascimento descrive le azioni, scandendo placidamente le proprie parole, e ciò che si vede nella realtà (o finzione?) raccontata dalle immagini. La convinzione dell'ufficiale è così forte, che alla fine è davvero impossibile, per lo spettatore, arrivare a condannare completamente certi atti di violenza (gli strumenti di cui fa uso il BOPE, ampiamente noti nelle favelas, nelle scuole e in tutte le stratificazioni sociali ben descritte nel film, comprendono modalità d'azione e torture estremamente cruente). Si può rimanere scioccati, indignati, ma questo è ciò che succede sotto il sole del Brasile, e la speranza non trova varchi a nessuno dei livelli/gruppi sociali mostrati. Un attacco duro al sistema delle istituzioni, appaiato a stretto contatto con il mondo della criminalità che regna nel terrore, provocando una catena di violenza senza soluzione di continuità. I poliziotti semplici non si addestrano per cambiare il sistema, ma perché si integrino in un sistema deviato e deviante: le 'istituzioni sono perverse”, è ciò che insegnano i professori, e nel momento stesso in cui si cerca di confutare questa tesi, si scopre che non c'è possibilità di vittoria. Tale contraddizione è ben rappresentata dal personaggio di Matias e dalla sua parabola ascendente riguardo al potere (comincia come poliziotto semplice e diventa parte del BOPE), ma allo stesso tempo discendente riguardo alla morale (si rende conto che non c'è alcuna possibilità per un poliziotto onesto e idealista di sopravvivere nel 'sistema”). Che tu sia poliziotto o trafficante, a Rio hai perso in partenza: l'unico organo, infatti, che cerca di contrastare la dilagante collusione tra poliziotti corrotti e trafficanti di droga e armi è il tanto rispettato quanto discusso BOPE.
Un'opera seconda di José Padilha (l'esordio alla regia fu con il documentario Bus 174) che vince con merito l'Orso d'Oro a Berlino e porta agli occhi del mondo una realtà sconvolgente, con il coraggio di chi si spinge al limite del dicibile, valicando spesso la soglia senza apparire né retorico né ovvio.
'Questo film è sull'ipocrisia carioca. È da qui che deriva la violenza”: da vedere.
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"'Tropa de Elite', che segna il debutto alla regia di finzione di José Padilha, senza 'brave persone' di mezzo, arrotolati come si è tra poliziotti corrotti, studenti spacciatori e boss di quartiere; fatto che ha suscitato grandi controversie in patria del film per la propaganda con cui si può leggere l'eroismo fanatico delle teste di cuoio. Se poi i sanguinosi scontri vengono alimentati da una retorica urlata di immagini e da un punto di vista narrativo che aderisce simbioticamente alla mentalità 'fascista' dei suoi protagonisti senza conferire alla storia nessun tipo di distanza prospettica, l'effetto ambiguo complessivo partorisce logiche e visioni irritanti." (Lorenzo Buccella, 'L'Unità', 12 febbraio 2008) "A rendere il film una leggenda ancora prima di vedere la luce ha contribuito inoltre lo sceneggiatore Rodrigo Pimentel, ex.integrante del corpo di polizia che due anni fa, insieme a un collega e al sociologo Luiz Eduardo Soares, ha pubblicato un best-seller che raccontava i crudi retroscena della corporazione." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 febbraio 2008) "Il brasiliano esordiente, ex documentarista, José Padilha, entra con la cinepresa in una favela di Rio de Janeiro e pedina un superpoliziotto che, tentando di mettere ordine nella generale corruzione dei trafficanti di droga, come dei colleghi, incontra, o provoca, sparatorie, omicidi, duelli all'ultimo sangue, un ritmo da action movie che colloca 'Tropa de Elite' in un contesto realistico che non ammette reticenze." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 12 febbraio 2008) "Accolto freddamente dalla stampa, in 'Truppa d'Elite' avvilisce la troppa violenza." (Salvatore Trapani, 'Il Giornale', 12 febbraio 2008) "Neanche de Hadeln avrebbe mai inserito un noioso e volgare film brasiliano come la bufala fascio-dark 'Tropa de elite', tsunami ideologico a luci caravaggesche ma inneggiante alla tortura, alla tolleranza sotto zero, all'uomo della provvidenza e allo sbeffeggiamento di ogni atteggiamento umanitario liberal-democratico dalle favelas di Rio." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 12 febbraio 2008) "' Tropa de Elite', scritto dallo sceneggiatore di 'City of God' (Braulio Mantovani), è un film spettacolare, dinamico, dalla palese analisi sociale e con le fattezze del racconto storico, visto che i fatti narrati sono datati 1997. Undici anni fa e sembra ieri. (...) I giornalisti brasiliani presenti a Berlino, al seguito di 'Tropa de Elite', giurano che la realtà raccontata non è per niente inventata. Nessuna invidia per il cast e la troupe del film che hanno rischiato la pelle (e qualche auto e macchinario della produzione rubato ci sono stati) per portare a termine una controversa e durissima opera di denuncia, che ha lasciato la Berlinale senza fiato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 12 febbraio 2008) "Ciò che fa di La tropa d'Elite una vera sorpresa è la sua capacità di coniugare i modi del cinema d'azione a un'ambizione tematica più alta e non mancheranno di certo le polemiche sulla violenza delle scene e la dolorosa veridicità dell'ambientazione. Cineasta formatosi nel documentario, produttore del suo lavoro, Padilha ha mano ferma e credibilità nella messa in scena. Ma beneficia soprattutto di fare oggi da inatteso capofila a un movimento cinematografico assai variegato e originale. Sono molti i film brasiliani che si annunciano per i prossimi mesi e si avverte ovunque la curiosità per un nuovo cinema in grado di conquistare un'attenzione pari all'importanza della nazione." (L'Unione Sarda.it, 17 febbraio 2008)
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