"Grazie al co-autore Massimo Venier (una regìa a 8 mani, un record!) e agli amici sceneggiatori Gherarducci e Martignoni, i tre protagonisti scrivono e recitano una storia che conserva l'inverosimiglianza del cinema, ispirandosi ai road movie con tragitto estivo Milano-Gallipoli. (...) Continuando così il Trio non potrà che migliorare in un cinema italiano in cerca di risate veraci, dove si ironizza senza volgarità sulle volgarità contemporanee, con un sottosuolo di malinconia un po' lunare che non esclude, per il futuro, altre sorprese. Sempre nel rispetto dei classici comandamenti del comico riveduti e corretti per un pubblico nazional televisivo popolare." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 dicembre 1997)
"Arriveranno mai a destinazione? C'è un'aria spensierata, adolescenziale, simpaticamente immatura, disperatamente normale nel trio che, negli spettacoli teatrali, danno il meglio di sé. E, di tanto in tanto, riescono a tinteggiare la realtà di surrealtà (un po' come Antonio Albanese): ad esempio s'inventano dei siparietti (in pratica tre cortometraggi inseriti nel film) in cui si prendono gioco del cinema (il genere 'pulp' alla Tarantino, il 'gore' e il 'neorealismo') anche se è proprio la regia cinematografica (assai elementare e un po' scadente) a prendersi un po' troppo gioco di loro." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 27 dicembre 1997)
"Qualche guizzo, due o tre battute spiritose dette in modo colorito, delle situazioni a incastro che, durante quel viaggio, consentono qualche occasione di spasso: tutto, però, con molti limiti anche perché la comicità dei cabaret raramente si trasferisce con successo dal palcoscenico piccolo al grande schermo (c'è riuscito Massimo Troisi, ma con una statura ben diversa) e perché gli interpreti, pur arrivati al cinema preceduti da una certa fama, hanno l'aria spesso un po' spaesata anche se - questo va riconosciuto - sempre piuttosto molto divertita (pur con il rischio di essere però quasi, i soli a divertirsi...). Insieme ai tre, e alla quarta, ottengono un po' di spazio (fra il comico e il grottesco) Carlo Croccolo, il principale rozzo e autoritario, intento, con i due generi, a farla più da suocera che non da suocero, e Maria Pia Casillo, sua moglie, troppo lontana, ahimé, dal nostro bel cinema anni Cinquanta, a cominciare da 'Umberto D'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 dicembre 1997)
"Originale, vivace e (semi)divertente commedia surreal-demenziale dello spiritoso Trio Aldo-Giovanni & Giacomo, debuttante al cinema, che se non riesce a trovare un filo conduttore decente alla propria asmatica storiella, è abilissimo nell'inventare gag esilaranti. I ragazzini si divertiranno fino alle lacrime, gli over cinquanta si chiederanno come può un filmino così esse stato campione d'incassi". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 aprile 2003)
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