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Un destino ineludibile
Sono ormai passati due anni da quando il giovane Sam Witwicky ha salvato il pianeta in seguito all'apocalittica battaglia fra due razze rivali di robot alieni: i leali Autobot e gli spietati Decepticon. Il ragazzo decide infine di tornare alla normalità, iscrivendosi al college; egli non aspira ad altro che a condurre una normale vita universitaria, ma per poterlo fare dovrebbe ignorare il proprio destino.
Infatti, nonostante abbia cercato di lasciarsi tutto alle spalle, qualcosa cambia in lui. Proprio nel momento in cui ha da poco fatto il suo ingresso nel dormitorio del college, viene improvvisamente colto da visioni che gli attraversano il cervello come lampi. Preoccupato di soffrire della stessa malattia che colpì il nonno, Sam decide di non rivelare a nessuno il suo problema, fino a quando si trova a non poter più ignorare i messaggi e simboli che si fanno strada nella sua mente. Nonostante le migliori intenzioni, il ragazzo è quindi nuovamente coinvolto nel braccio di ferro fra Autobot e Decepticon, in cui è ancora una volta in gioco il destino della Terra, consapevole che per lui il futuro è ormai ben chiaro: nessun sacrificio, nessuna vittoria!
Una visione minacciosa
Questo secondo episodio tratto dalla celebre serie animata nippo-americana degli anni Ottanta ne mutua tutte le qualità e difetti: grande innovazione per quanto concerne gli effetti speciali a far da contorno a una storia quanto mai superficiale. Dunque, l'aspetto tecnico in Transformers 2 risulta decisamente importante: le trasformazioni dei vari robot raggiungono un livello di fluidità e realismo impressionante. Ottima anche la scenografia delle scene spaziali, la quale però riprende lo troppo stile, sinora abusato in numerosi altri film, dell'artista svizzero Giger (il creatore del mostro di Alien, per intenderci). Decisamente deludente la fotografia, caotica ed eccessivamente sincopata, rendendo sovente poco comprensibili i combattimenti tra robot, che poi rappresentano l'ottanta percento di tutto il film!
L'analisi potrebbe terminare qui, trattasi di una pellicola che ha poco o nulla da dire, se non fosse che a un occhio nemmeno troppo smaliziato la storia messa in scena da Michael Bay sa davvero troppo di apologia di un ben noto militarismo americano, il quale ha raggiunto l'apogeo con l'Era Bush, padre e figlio. Come non notare la ricorrenza della bandiera americana affiancata da quella britannica (come si sa il Regno Unito è il grande alleato militare degli americani)? Per non parlare poi del fatto che i soldati USA vengono dipinti come impavidi combattenti, pronti a lottare con lealtà al fianco degli Autobot; peccato però che si faccia più volte cenno all'idea che gli americani posso colpire ovunque in poco tempo: uno schiocco di dita e sbarcano in Egitto. A proposito, per gli amanti delle antichità di questo paese, è altamente sconsigliata la visione del film, giacché quasi tutta la Piana di Giza viene rasa al suolo, con la macchina da presa che sembra indugiare con troppo gusto su ogni colonna o pezzo di piramide che va in mille pezzi durante lo scontro finale.
Trattasi di un film dove c'è un autentico sfoggio del potenziale bellico americano, e in cui non c'è assolutamente alcun discernimento sulla guerra e il codice d'onore militare. Ragion per cui quest'opera può senz'altro essere lodata dal punto di vista tecnico - sebbene, come abbiamo detto, risulti sotto alcuni punti di vista imperfetta - ma ne va anche sottolineato il messaggio di fondo, a tratti fazioso. Dato che verrà vista da milioni di bambini in tutto il mondo, sentiamo di dire che, in un'epoca come la nostra, alcuni aspetti della storia potevano, e forse dovevano, essere mitigati con una maggiore tendenza all'obiettività.
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"Sara da poveri babbioni lamentarsi per lo scarso appeal di 'Transformes, la vendetta del caduto?' (...) Siamo davanti all'esempio più estremo di come il cinema della grandiosita spettacolare tecnologica derivata da altre fonti creative o di consumo stia tentando, per la gioia di chi grazie a loro porta a casa tanto soldi (malgrado la pirateria) e purtroppo anche per quella di chi non conosce altro, di mortificare per sempre il cinema vero." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 giugno 2009) "Vietato indignarsi: in un vecchio film di Tsui Hark, Van Damme radeva al suolo il Colosseo, e in 'Angeli e demoni' avrebbero tranquillamente devastato il Vaticano se Sua Santita non avesse negato i permessi. Un altro trucco propagandistico subliminale di questo tipo di cinema e la totale negazione della Storia. Era più grave quando Bay lo faceva in 'Peral Harbour', riscrivendo allegramente una guerra vera. Ma il senso del suo cinema e sempre la chiamata alle armi. Lo faceva sotto Bush e continua a farlo sotto Obama. Per certi registi, al di fuori del box-office, non succede nulla nel mondo." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 26 giugno 2009) "Transformers - la vendetta del caduto' ha un instancabilita e una attitudine onnivora che comunicano un certo tipo di autentica passione per il cinema. Ed e un giocattolo gigantesco e divertente, proprio anche per il suo anacronismo e la sua mancanza di ironia." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 26 giugno 2009) "Il secondo dei 'Transformers, La vendetta del caduto', allude a Lucifero, angelo ribelle e caduto. Infatti presto il polpettone meccanico si vena di religioso, per arenarsi nel deserto, culla dei monoteismi. (...) Figlio dell'ultima fase di Bush e della prima di Obama, il film condanna la prima nel personaggio del guerrafondaio e cita la seconda, evocando il nome del presidente. Distogliete i figlioletti da questo film, loro ci andranno lo stesso, ma, poi, vi saranno grati d'averci provato." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 giugno 2009) "Il film e divertente per almeno due ore; anche se il soggetto sfugge, l'andamento dell'avventura ha una grandiosita e un fragore ai quali e impossibile rimanere indifferenti." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 giugno 2009)
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