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Dalle note di regia: "Il film mette allo scoperto il lato oscuro della vita di un agente della narcotici che cammina sulla linea sottile fra il bene e il male e prende in esame una "guerra civile" in atto in America fra la gente e coloro che dovrebbero proteggerli ma che finiscono con essere quelli che temiamo di più."
"Trattandosi di un film puramente maschile c'è un po' troppa sindrome del Gatto Silvestro, per tirare in lungo con un accumulo di scene di violenza, pericolo e follia vista in tanti film. Però fa una certa impressione non tanto l'enfasi sulla crudeltà e corruzione della polizia americana anche agli altri livelli di cui abbiamo spesso letto sui giornali, quanto il paesaggio umano in scene girate pericolosamente dal vero, dei ghetti afroportoricani, occupati da immensi omoni palestrati e tatuati, minacciosi e feroci, criminali armati ma sfortunati, visto che rubando, spacciando e ammazzando, hanno l'aria di non avere un dollaro". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 3 settembre 2001)
"'Training Day' è girato senza le solite spettacolarità da sfasciacarrozze né le crescenti violenze da macelleria. Se Fuqua avesse potuto dargli il finale logico (cattivo che vince, buono che perde), avrebbe realizzato un film insolito. Ma un film insolito non può nascere da Hollywood se non per un errore del 'sistema'. Che stavolta dà l'impressione di sbagliare, almeno fino a cinque minuti dalla fine delle due ore di proiezione". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 settembre 2001)
"Thriller realistico ambientato nella polveriera del South Los Angeles (...) Diretto da Antoine Fuqua con forte presa spettacolare, è uno dei più interessanti film su Los Angeles". (Giovanna Grassi, 'Il Corriere della Sera', 7 dicembre 2001)
"Le inverosimiglianze sono tante. Tre per tutte: con una pallottola sparata a bruciapelo nel sedere, Washington tiene un monologo da mattatore saltellando avanti e indietro: una micidiale gang di spostati che sta per fare a pezzi Jake, si ferma per un improvviso rigurgito morale; il boss dei boss della droga vive da solo in una villetta isolata con quattromilioni di dollari sotto il pavimento. Ma dai!". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 21 dicembre 2001)
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