"Da rigorosamente chiusa, la sceneggiatura si fa aperta in tutte le occasioni, con personaggini gustosi: primo il maturo coreografo egiziano per cui la danza del ventre rimane un rito sacrale che gli occidentali involgariscono con morboso erotismo. Al quale il film ogni tanto colpevolmente si appiglia. Bisogna dire che Lola Pagnani (Fabiola) sfrutta bene le doti di venustà nei contorcimenti del ballo esotico; e Cecilia Dazzi (Deborah), con la disinvoltura e il musetto simpatico, potrebbe trovare nel cinema ulteriori gradevoli occasioni." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 8 Luglio 1995)
"Il boxeur e la ballerina (ma 'de noartri'). Ovvero un dittico italiano - prendi due paghi uno, due cortometraggi intrecciati in un film - secondo le indicazioni e le tendenze di tanto cinema indipendente nazionale a episodi (su tutti: 'Libera' e 'Strane storie'). Ma soprattutto un esperimento produttivo a bassissimo costo (no budget come gli americani 'Clerks' e 'El Mariachi'), 90 milioni, 16 millimetri gonfiati (l'immagine è un po' sgranata), colonna sonora amichevolmente composta dal gruppo italopalestinese degli Al Darawish, titolo che viene da un verso di una delle più celebri poesie di Quasimodo, alla regia il milanese Claudio Del Punta che ha già diretto l'anno scorso il noir 'Punto di fuga'. (…) Commedia fragile fragile, forse un po' troppo semplicisticamente gergale, disinibita, briosa e sfilacciata, 'Trafitti da un raggio di sole' si fa notare soprattutto per la simpatia delle due attrici, sorta di versione romana delle donne-donne d'Almodòvar. Vale la pena segnalarle: sono Cecilia Dazzi e Lola Pagnani." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 23 Luglio 1995)
"'Trafitti da un raggio di sole' è uno di quei curiosi film ultra-indipendenti che riescono a trarre forza dai propri difetti. È evidente che la struttura narrativa barcolla, e che la sceneggiatura fa acqua in più punti, ma il film risulta apprezzabile proprio nei punti più sgangherati. L'atmosfera lievemente metafisica della prima parte è, di tanto in tanto, piacevolmente corretta dalla rustica pesantezza del pugile (a proposito è lecito vedervi una citazione dell'ultimo, memorabile episodio dei Mostri?), mentre nella seconda parte il duetto fra Cecilia Dazzi e Lola Pagnani (una vera danzatrice del ventre, tra l'altro: e piuttosto brava) è un po' scollato, ma tanto più efficace quanto più va sul trucido." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 26 Luglio 1995)
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