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Traffic Recensione

"Traffic" recensioni

Film
Traffic
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-05-16 04:00:49
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Forte di un cast ricchissimo, Soderbergh lavora molto bene su tavoli diversi: l'action-movie, il dramma familiare, il film giudiziario. Per colmo di eleganza, colora con dominanti cromatiche differenti i diversi gruppi di sequenze: giallo per il Messico, blu mentre segue il calvario del giudice". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 febbraio 2001). "In due ore e 20' il regista Soderberg imbastisce il corrispettivo di 4 film che faticano a intrecciarsi: oltre al dramma del protagonista, c'è l'odissea dell'onesto poliziotto Benicio del Toro imbrogliato da un generale messicano doppiogiochista, c'è il valore sfortunato di due bravi agenti per proteggere un testimone chiave, c'è la cinica scelta della Zeta-Jones (...) Soderberg predilige lo stile finto sbadato, con molte riprese a mano; ma lo spettacolo c'è, nutrito di componenti che potrebbero qualificarlo nelle imminenti nomination per gli Oscar". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 9 febbraio 2001). "Audace nell'uso di un linguaggio a tratti documentario, mai banale, con ampie escursioni nell'elettronica, il film di Soderberg è un bell'esempio di realismo sociale hollywoodiano, genere raro, rischioso e fuori moda. La morale poi è esemplarmente chiara. La battaglia contro la droga è una bella bandiera di una guerra inevitabile da cui per altro nessuno esce pulito ma il cancro è dietro casa. Lo si voglia o no i consumatori stanno tra di noi. Con un po' di coraggio da parte dei colleghi 'Traffic' potrebbe andare incontro anche a qualche Oscar". (Andrea Martini, 'Il giorno', 9 febbraio 2001) "'Traffic' colpisce a fondo perché fa suo il funzionamento a spirale della droga. Ogni personaggio scende sempre più in basso: la ragazza costretta a prostituirsi, il padre che si avventura in quartieri malfamati per ritrovarla, il poliziotto incorruttibile che sopporta violenze e crudeltà per portare a termine la sua missione". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 marzo 2001) "Soderbergh non ha molta fiducia nella sua capacità di raccontare, se mette filtri diversi all'obiettivo per distinguere le tre vicende che compongono 'Traffic': non a caso il regista firma la fotografia con lo pseudonimo Peter Andrews. La parte sul Messico, dai colori polarizzanti, non è però piacevole da vedersi. Lo è ancor meno l'impressione di un posto dove nemmeno la luce è come si deve". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 9 marzo 2001) "Un film corale sul traffico di droga fra Stati Uniti e Messico (...) Film ben costruito: ma è difficile sopportare ancora il tema della droga". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 marzo 2001) "Utilizzando un piccolo esercito di star senza lasciarsi mai prendere la mano, Soderbergh lavora ugualmente bene su tavoli diversi, dall'action-movie al dramma familiare, dal poliziesco al film giudiziario. Racconta tutto con un montaggio serrato e si concede anche il lusso di dare al suo film un'originale cifra cromatica, colorando con dominanti diverse i diversi gruppi di sequenze: giallo per le desertiche calure messicane, blu per i quartieri metropolitani e per i palazzi del potere statunitensi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 marzo 2001)

Copyright © Cinematografo 2006.



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