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"Prodotto natalizio, provvisto di un titolo accattivante e di un lieto fine per tutti, compreso il mondo animale. Il resto è una sgangherata commedia sentimentale che cerca un baricentro, gioca la carta dei caratteristi di lusso (bravi Panariello e Ceccherini) e la butta in goliardia con amici e parenti della comicità toscana di cui Pieraccioni resta l'alfiere anche se svende con inutili volgarità il suo talento di affabulatore e la sua natura di Peter Pan. (...) L' avvio è il meglio, la moglie traditrice e il comico albergo del libero scambio col prof. masochista. Ma poi la storiella latita di invenzioni, molto è telecomandato e prevedibile, la sociologia è spicciola, ma ci dicono efficace." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 dicembre 2005) "Il contorno è ricco e ben amalgamato: da Panariello fratellone balbuziente del protagonista di cui - è l'indovinato tormentone del film - racconta la vita in ogni intimo dettaglio, agli avventori della lavanderia sotto casa, a Ceccherini monaco già peccatore, a Papaleo bandiera di un recuperato valore dei comprimari di razza come ce n'erano nel cinema italiano comico di una volta, fino al prezioso intervento da guest star di Francesco Guccini preside. Resta che la leggerezza di Pieraccioni (depurata dall'inclinazione alla pesantezza dialettale) è talmente leggera da sfiorare l'inconsistenza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 16 dicembre 2005)
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