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The Time Machine Recensione

"The Time Machine" recensioni

Scheda Film
The Time Machine
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:03:35
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"La cosa più azzeccata - i manichini che si vestono e si svestono rapidissimamente, scandendo i passaggi d'epoca col cambiare della moda - è rubata alla versione 1960 del romanzo, diretta da George Pal e migliore di quella nuova, malgrado i trucchi ovviamente più 'ingenui'. Qui si fa sfoggio di mezzi, fondali in matte-painting e trucchi digitali; ma tutto è un po' leccato, come un dépliant turistico del futuro. Il che non toglie del tutto al film il suo gusto vecchia-maniera, come una patina del tempo abbastanza piacevole". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 aprile 2002)a Repubblica', 2 aprile 2002)

"L´inizio nella cornice invernale della New York fine secolo faceva sperare che il film, diretto da Simon Wells, bis nipote dello scrittore, evolvesse in modo più originale. Tuttavia i marchi abbinati Dreamworks e Warner Bros assicurano valori produttivi ed effetti speciali di qualità. In particolare suggestivo il vorticoso svolgersi delle stagioni, degli anni, dei secoli, con alternarsi di glaciazioni e desertificazioni; ed è carismatica l´apparizione di Jeremy Irons in veste di capo dei Morlock, decadente icona dal viso e dai capelli bianco gessati". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 30 marzo 2002)

"E' (ancora una volta) il capolavoro mancato dal romanzo di Wells, ma lascia ai tentativi posteri un'eredità visiva da sviluppare, una volta archiviati, per esempio, L'uomo che visse nel futuro e la serie con Michael J. Fox. La proiezione nel futuro, a circa 800mila anni dal nostro presente, dopo la frattura della Luna e una nuova glaciazione, combina 'Metropolis' e 'Mad Max', con sfondo New Age, e trasforma l'avventura nei millenni in una sfida tra bande. Al timone del progetto c'è il nipote del grande scrittore inglese, che sposta l'esordio dell'azione da Londra a New York dove uno scienziato che ha perso la promessa sposa in un incidente sfrutta l'ideazione della macchina per tentare di cambiare il passato. Domanda matematica e filosofica che accompagna il film, ma che non resta sospesa e misterica in qualche invenzione potente, come riuscì a Kubrick con l'Odissea. La vera macchina del tempo esiste, e si chiama cinema. Bisogna saperla usare". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 4 aprile 2002)

"Gli avvenimenti sono gli stessi del racconto di Wells, ma il cinema ha bisogno di mostri: la contrapposizione tra buoni e cattivi nella vicenda originale vedeva una classe socialmente elevata e debole, sottomessa al proletariato costretto a vivere sotto terra come in certi racconti di Dickens. Per chi ama le metafore, in Wells trovava pane per i suoi denti. Nel film diretto da suo nipote (!), Simon Wells, c'è un surplus di fantasy. (...) L'ossuto Guy Pearce, attore australiano interprete di 'Memento' e 'L. A. Confidential', non è un mostro di simpatia, quanta invece ne emana la pellicola, svelta, spettacolare, adatta ad ogni pubblico. In pochi fotogrammi si consuma l'omaggio alla pellicola precedente: appare nel ruolo di un fioraio l'attempato Alan Young, l'amabile amico di George, eroe di 'L'uomo che visse nel futuro'". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 7 aprile 2002)

Copyright © Cinematografo 2006.



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