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"Pregi se vogliamo, soprattutto formali, perchè il racconto, a volte perfino ambiguo in certi giudizi, delude, tali però, soprattutto per un esordio, da doversi segnalare: perchè rappresentano, per l'avvenire dell'autore, delle premesse non indifferenti." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 18/04/93)
"Rozzo e violento, non conferisce soverchio lustro a un filmaker che aveva esordito con un cultmovie a costo zero, impantanandosi poi nell'horror di serie Z." (Jose D'Arcangelo, Paese Sera, 18/04/93)
"I personaggi sono spesso grossolani e implausibili: la splendida somala (Fabiene Gueye) sembra molto più un'indossatrice, una spogliarellista che un'umile immigrata, l'orefice ebreo di Flavio Bucci sembra uscito da un film di propaganda antisemita di Veit Harlan, Tognazzi e il suo personaggio avrebbero forse dato di più se meglio indirizzati. Risulta invece efficace ed inquietante anche nel senso di sfiorare il fascino dell'antieroe maledetto, il "Fuhrer" di Giulio Base, attore e regista a sua volta." (Paolo D'Agostini, La Repubblica, 17/04/93)
"Alle buone intenzioni civili non corrisponde una buona qualità del film, mal riuscito e mal recitato, ma ha soltanto un valore di testimonianza su un problema sociale grave, troppo spesso sottovalutato, considerato folcloristico o addirittura rimosso." (Lietta Tornabuoni, La Stampa, 24/04/93)
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