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"Tutto il film è all'insegna di una ritrovata fisicità, oltre che di un'inconsueta ed entusiasmante attenzione alla vita quotidiana. Ed ecco che prima dello scontro finale, non si sa mai, Duvall si concede tre sigari cubani e cioccolata svizzera, prelibatezza mai provata prima. Mentre il Costner attore, costretto allo scontro, vede risorgere i fantasmi del suo passato sepolto da killer (ecco 'Gli spietati'), e il Costner regista risolve la faccenda con pochi dialoghi e un incubo secco come una pistolettata. E' l'epica, l'etica western? Anche i sogni diventano fenomeni fisici, non psichici. In tempi meno bui un film così avrebbe strappato una candidatura almeno per l'immenso Duvall. Invece, 4 nominations per il kitsch deliberato di 'Cold Mountain', ma niente per Open Range. Che vergogna." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 marzo 2004) "Galoppando coraggiosamente accanto a un mito lungamente rimosso, Costner dimostra di esserne il vero erede, un autentico osso duro. All'opposto della generazione dei cineasti Mtv, quella che decide del successo di un film nel primo weekend, lui si prende il tempo d'installare i personaggi, di dettagliarne i caratteri e la vita quotidiana prima di entrare nel pieno dell'azione. Lo stile di regia appartiene a un'altra epoca: amore per la bella immagine, inquadrature lunghe, cura estrema del montaggio. Secondo la lezione di Ford, anche per lui c'è un solo punto in cui si possa sistemare la macchina da presa perché la storia sia raccontata nel migliore dei modi e l'emozione 'passi' allo spettatore. Analogamente al collega Eastwood, Kevin sfiora talvolta il rischio della magniloquenza, che potrebbe tradursi in pesantezza; però riesce sempre a evitarlo di misura." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 marzo 2004)
Copyright © Cinematografo 2008.
"Tutto il film è all'insegna di una ritrovata fisicità, oltre che di un'inconsueta ed entusiasmante attenzione alla vita quotidiana. Ed ecco che prima dello scontro finale, non si sa mai, Duvall si concede tre sigari cubani e cioccolata svizzera, prelibatezza mai provata prima. Mentre il Costner attore, costretto allo scontro, vede risorgere i fantasmi del suo passato sepolto da killer (ecco 'Gli spietati'), e il Costner regista risolve la faccenda con pochi dialoghi e un incubo secco come una pistolettata. E' l'epica, l'etica western? Anche i sogni diventano fenomeni fisici, non psichici. In tempi meno bui un film così avrebbe strappato una candidatura almeno per l'immenso Duvall. Invece, 4 nominations per il kitsch deliberato di 'Cold Mountain', ma niente per Open Range. Che vergogna." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 marzo 2004) "Galoppando coraggiosamente accanto a un mito lungamente rimosso, Costner dimostra di esserne il vero erede, un autentico osso duro. All'opposto della generazione dei cineasti Mtv, quella che decide del successo di un film nel primo weekend, lui si prende il tempo d'installare i personaggi, di dettagliarne i caratteri e la vita quotidiana prima di entrare nel pieno dell'azione. Lo stile di regia appartiene a un'altra epoca: amore per la bella immagine, inquadrature lunghe, cura estrema del montaggio. Secondo la lezione di Ford, anche per lui c'è un solo punto in cui si possa sistemare la macchina da presa perché la storia sia raccontata nel migliore dei modi e l'emozione 'passi' allo spettatore. Analogamente al collega Eastwood, Kevin sfiora talvolta il rischio della magniloquenza, che potrebbe tradursi in pesantezza; però riesce sempre a evitarlo di misura." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 marzo 2004)
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