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L'inizio della fine
Nel 2018, dopo l'apocalisse nucleare scatenata da Skynet - un'avanzata intelligenza artificiale creata dall'uomo per scopi militari -, ciò che resta dell'umanità si è unita in un esercito di resistenza sparso ai quattro angoli del pianeta, le cui speranze di vittoria sono però estremamente labili: i terminator sono più numerosi, più potenti e meglio organizzati.
Mentre la resistenza, guidata da John Connor, sembra aver scoperto un sistema per disattivare le macchine, Skynet comincia a fare prigionieri umani, progettando di replicarne i tessuti per una nuova generazione di terminator. Ma qualcosa di nuovo appare all'orizzonte, qualcosa che nemmeno John poteva aspettarsi: un uomo di nome Marcus Wright, risvegliatosi in quel mondo martoriato dopo quindici anni di oblio...
Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
Tolta dalle mani del suo artefice James Cameron, che nei primi due memorabili episodi professava il libero arbitrio e l'autodeterminazione di sé, la saga di Terminator riappare in versione edulcorata per il rating PG-13, stravolgendo (in parte) la formula narrativa dei capitoli precedenti e cercando di mantenere un legame il più coerente possibile con la sua stessa "mitologia": il futuro post-apocalittico alla Mad Max è ormai arrivato, ma il povero John Connor si rende conto che è piuttosto diverso da come la sua eroica madre glielo aveva profetizzato.
Cambia quindi l'ambientazione, ora a ben più largo respiro, eppure Terminator Salvation lascia la strana e paradossale impressione di aver perso in epicità: se i film di Cameron avevano un fascino davvero epocale, con personaggi il cui destino pareva compromesso e inevitabile in ogni momento, questo nuovo episodio non sembra in grado di esprimere al meglio le potenzialità epiche della storia, che resta divisa fra alcuni momenti degni di nota e altri meno riusciti. Il regista McG, rinnegati i suoi esordi cinematografici con le Charlie's Angels, riesce effettivamente a centrare delle sequenze di grande spettacolo (la lunga fuga di Marcus e Kyle, in cui il ritmo dell'azione incontra un sapiente impiego degli effetti speciali) e sceglie uno stile visivo interessante, parzialmente mutuato dai war movies e fatto di colori spenti e desaturati, nonché di inquadrature mosse che rimangono incollate ai personaggi, con camera a spalla, spesso caotiche e totalmente immerse nella confusione dell'istante. Al contempo, però, mostra qualche difficoltà nel gestire alcuni snodi narrativi fondamentali: colpa forse di una sceneggiatura a tratti incerta, e pare parzialmente riscritta dal non accreditato Jonathan Nolan (a cui, sulla fiducia, si potrebbero forse far risalire i momenti migliori).
Il film ha insomma tutte le caratteristiche del classico "primo capitolo", trattandosi dell'esordio di una nuova (ipotetica) trilogia, quindi molto viene lasciato in sospeso, poco viene spiegato, e la lotta per la salvezza dell'umanità superstite appare ancora lunga. Purtroppo, però, si sente la mancanza di un vero e profondo coinvolgimento emotivo, quello stesso coinvolgimento che ci faceva soffrire per il sacrificio del cyborg "umanizzato" nel finale di Terminator 2; qui il risvolto emotivo, "psicologico", è affidato tutto all'idea dell'androide che si crede umano (peraltro vero e proprio co-protagonista insieme a John Connor), ma chiunque abbia letto Philip K. Dick non potrà fare a meno di notare come una simile tematica resti perennemente in superficie, e non abbia un ruolo centrale all'interno della narrazione. E anche questo va ad aggiungersi al potenziale inespresso di Terminator Salvation.
Fa comunque piacere vedere un cast giovane e adeguato ai rispettivi ruoli (ma per un giudizio definitivo sull'astro nascente Sam Worthington sarà meglio attendere Avatar), unito alla cura certosina riservata dalla Industrial Light Magic, sempre una garanzia, agli ottimi effetti visivi. Delude però il finale, rielaborato dopo le indiscrezioni circolate sulla rete durante la produzione, e privo di quell'ambiguità tanto propagandata da McG prima dell'uscita del film.
I fan della saga gradiranno riferimenti e apparizioni più o meno a sorpresa, in un blockbuster che, pur offrendo un buon livello di semplice entertainment, rischia di farsi superare al box office estivo da prodotti più naïf.
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"Il film di McG deve innanzi tutto installare i due personaggi, interpretati rispettivamente da Christian Bale e Sam Whortington. E qui si pone un problema: qualche taglio di troppo nel montaggio e i characters restano parzialmente indefiniti, mentre Marcus tende a prevalere su Connor; che, forse, medita di rifarsi probabilmente nelle prossime puntate. Inevitabilmente, i robot giganti evocano i 'Transformers'; fortuna che una regia controllata rende i combattimenti meno caotici rispetto a quella saga per teenager." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 giugno 2009) "Basato sulla movimento, anzi sulla concitazione, e sugli effetti speciali, 'Terminator Salvation' cerca un po' di spessore e di mistero in un secondo personaggio un uomo-macchina che viene guardato con sospetto per la sua duplice natura. Quanto all'interpretazione della storia, che mostra un Paese arretrato, occupato da invasori superiori agli occupati, 'Terminator Salvation' si propone per una lettura terzomondista. Chi lo guardera fra un quarto di secolo, potra anche prenderlo per un tipico film dell'era Obama. Ma la sua ideazione e frutto dell'era Bush che ha avuto, almeno, il merito di indurre gli sceneggiatori americani a vedere il mondo nella prospettiva dei non americani." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 giugno 2009) "Resta di assai suggestivo la visione di un pianeta desertificato e fatiscente che molto si ispira a precedenti cinescenari apocalittici e tuttavia ha un suo peculiare tratto di pittorica cupezza. Christian Bale incarna un Connor teso e drammatico, uno Schwarzy virtuale appare fugacemente, ma e l'australiano Sam Worthington a emergere nei panni del misterioso Marcus venuto dal passato, unico personaggio ad avere un minimo di umana complessita." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 giugno 2009) "Sorvoliamo sul 'Terminator 3' e arriviamo al 4. E' costato 200 milioni di dollari, ma somiglia al primo! I terminator liquidi non ci sono: le macchine che attentano alla vita di John Connor somigliano molto alla fase terminale del primo Terminator, quello 'spolpato' quando le sembianze di Schwarzenegger lasciano posto alla ferraglia. Il regista McG ha realizzato un consapevole omaggio alla fantascienza classica, quella che dagli anni '50 arriva a 'Alien' e a 'Blade Runer'. I 200 milioni di dollari spostano però il senso: ciò che nei vecchi film di mostri & alieni era visibilmente finto grazie alla tecnologia digitale appare incredibilmente vero. 'Terminator -Salvation' e un capolavoro di iper-realismo applicato all'immaginario. Ogni dettaglio, ogni poro sulla faccia degli attori e restituito con un senso di verita totalizzante che naturalmente gioca a contraddire l'assoluta irrealta della trama. E' la fantascienza al computer: indietro non si torna." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 5 giugno 2009) "Dopo un mediocre terzo episodio con tanto di Barbie killer, un pomposo regista con nome da cinefastfood (McG, reduce da due 'Charlie's Angels'), cerca di riattivare i cyborg e i cortocircuiti temporali cult ideati da James Cameron nei primi 'Terminator'. (...) Christian Bale e molto sbattuto, ma l'abbiamo visto conciato peggio. Non e ancora il capo dei ribelli: il ruolo tocca a chi gia lo fu in 'Visitors'. Ma il protagonista e un umano con invincibile scheletro metallico e grande anima al servizio di non si sa chi. Il che fa dire al regista che il film e messianico, forse nei rari attimi depotenziati, tra accanite fantaesplosioni e frenetici fantainseguimenti. Fa capolino kolosso Schwarzy: e digitale, ma non ce ne si accorge." (Alessio Guzzano, 'City', 5 giugno 2009)
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