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"Giallo poliziesco tedesco più rozzo che pauroso, 'Tattoo' è l'esordio al cinema di Robert Schwentke, che per superare l'estetica del piccolo schermo da cui proviene riempie la pellicola di banali shock visivi immersi in un'opprimente fotografia dark. 'Seven' (1997), come spesso capita da cinque anni a questa parte, è saccheggiato senza vergogna. Se la regia è ingenuamente brutale, la sceneggiatura, sempre di Schwentke, è brutalmente ingenua con dialoghi risibili, personaggi tagliati con l'accetta, ridicoli colpi di scena e un assassino la cui identità si scopre a metà film. Per un giallo, non è il massimo". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 gennaio 2003)
"Un thriller europeo pieno di riferimenti ai modelli Usa ma non una banale fotocopia. Curiosamente, il tedesco Schwentke sposa il repertorio del serial killer alla 'Seven' con il giapponese 'Irezumi, Lo spirito del tatuaggio'. (...) Più che sull'effetto terrore, la regia punta sull'orrore di suggestione e sull'ipotesi di partenza: un mercato del tatuaggio d'autore, quotato in Internet, delitti compiuti per sottrarre alle vittime 'involucri 'da esportazione'". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 gennaio 2003)
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