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"Com'è noto, la stagione cinematografica estiva è assai bizzarra in quanto offre di tutto (...) accanto ad opzioni a vario titolo valide c'è tanta paccottiglia, pellicole che non dovrebbero proprio uscire e approfittano dei mesi caldi per catturare spettatori tra quanti rimasti in città vanno al cinema per godersi un paio di ore di refrigerio. Al gruppo appartiene 'Tart', un film a piccolo budget venuto così male che in Usa hanno preferito tenerlo nel cassetto. Il trucco è quello di mettere il nome di un'attrice di fama, nel caso Melanie Griffith, la quale appare sullo schermo due minuti circa; mentre il resto del cast è formato da emergenti a basso costo e la regia affidata a un'esordiente. Se per caso il prodotto viene fuori decente, l'operazione può rivelarsi un buon affare; altrimenti la perdita è minima e ci sono i sottomercati (come l'Italia) ad ammortizzare le perdite. (...) Il tono di denuncia insolitamente forte per un film che rientra nel filone giovanilistico non basta a fare di 'Tart' di Christina Wayne un prodotto accettabile: la sceneggiatura è modestissima, la regia inerte, nel cast inesistente la migliore è Dominique Swain, che era la Lolita di Adrien Lyne". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 19 giugno 2001)
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