"Sotto l'aneddoto storico autentico 'A torto o a ragione' di Istvan Szabò lascia affiorare tutto un sistema di contrapposizioni etiche, estetiche, politiche. La più evidente è quella tra il punto di vista etico, che fu alla base di Norimberga e degli altri processi ai nazisti, e il punto di vista del maestro, ovvero l'indipendenza dell'arte della politica (...) 'A torto o a ragione' è un film scritto ottimamente, ben diretto, ben fotografato, interpretato da un cast valoroso su cui Harvey Keitel, nella parte dell'ufficiale mastino con le migliori intenzioni, svetta all'apice della forma". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2002)
"In questo 'A torto o a ragione' Istvan Szabo abborda in certo modo lo stesso tema del suo film più famoso, 'Mephisto', che invece romanzava la figura del grande attore Gustav Gründgens. Stavolta però è tutto vero, o quasi. (...) Tratto dalla ben oliata pièce di Ronald Harwood vista anche in Italia di recente con Arnoldo Foà e Dario Penne, il film di Szabo non si discosta dai collaudati binari del film-istruttoria. Ma ha il merito, raro, di non usare la retorica del cinema per costringerci a scegliere l'uno o l'altro. Con un'eccezione probante: quell'incredibile filmato di repertorio, ritrovato da Szabo, che chiude il film sull'immagine del vero Furtwängler intento a pulirsi nervosamente con un fazzoletto dopo aver stretto la mano a Goebbels". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 marzo 2002)
"Sul legame tra intellettuali o artisti e potere politico dominante, un film ispirato a Wilhelm Furtwängler. (...) Il film lo coglie al momento del processo nell'ambito della denazistificazione, condotto dall'ufficiale americano Harvey Keitel". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 marzo 2002)
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