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"Titolo ambivalente, l'impiego è il 'posto' ma anche l'utilizzazione del tempo, per un film che ha prosciugato di ogni elemento di cronaca nera la doppia vita del personaggio reale cui il suo protagonista si ispira". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 settembre 2001)
"Non tutto è perfettamente risolto, ma il gioco delle psicologie è così sapiente e sfumato che il film è anche una perfetta metafora del tradimento, della simulazione, dell'inganno e dell'autoinganno. Di quel gioco pericoloso e oggi sempre più diffuso che consiste nel fingere una vita che non è la propria". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 settembre 2001)
"Leone dell'anno a Venezia, esce 'A tempo pieno', secondo film di Laurent Cantet. Ambiguo, sottile, inquietante: un gioiello". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2001)
"Il regista francese Laurent Cantet, già autore di 'Risorse umane', sceglie un caso più comune di quanto si creda (...). Il film bello e malinconico, accuratissimo e senza neppure una sfumatura di banalità, ha in Aurélien Recoing un interprete perfetto". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 ottobre 2001)
"Realistico, attento a particolari quotidiani, interpretato da facce autentiche, 'A tempo pieno' è un film più complesso delle apparenze: lo attraversa una disperazione oscura, il rimpianto, più che il senso di rivolta, per il modo in cui abbiamo stravolto le nostre vite cedendo tutto il tempo e le energie al lavoro. E risulta tanto più convincente perché non si sceglie un eroe anarchico, ma un uomo perfettamente normale: però così espressivo, nel suo male di vivere, che le ultime inquadrature sul suo volto restano tatuate nella memoria". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 ottobre 2001)
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