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"Il regista abbassa il tasso degli zuccheri sperimentato in 'Chocolat' e 'La casa delle regole del sidro' e sceglie il racconto piano e riflessivo. Un velo di noia, ma un cast di vere primedonne. Per chi ama il grandissimo Kevin Spacey, qui in un'inedita scena bollente con Cate Blanchette". (Piera Detassis, 'Panorama', 10 gennaio 2002)
"Non ci risparmiano marine selvagge che grattano la solitudine dei cuori e strindberghiane reminiscenze parentali, a imitazione di Emily Bronte e del melò (migliore: 'L'ultima eclissi'. Succede però che film mediocri siano salvati da un attore: Kevin Spacey, ormai grande interprete, ci porta, senza un avviso percettibile, dal malessere all'essere. Potabile". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 14 febbraio 2002)
"Film-terapia: un uomo calpestato dalla vita prende il pugno il proprio destino, supera traumi e paure, riscatta frustrazioni e fallimenti in una serie di prove dolorose e spettacolari. A Hollywwod è quasi un sottogenere, ma c'è chi sa farli bene. Come Lasse Hallstrom, regista svedese dell'ottimo 'La mia vita a quattro zampe', e del mediocre 'Chocolat' (...) Ce n'è abbastanza per due o tre film, ma Hallstrom ha polso, senso epico, ironia. E questo viaggio in fondo al gelo si vede con innegabile piacere". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 febbraio 2002)
"'Adattamento del romanzo di E. Annie Proulx, 'The shipping news' è un melodramma edificante, con qualche aspirazione alla trasgressione risolta in termini politicamente più che corretti. Questa volta il proteiforme Spacey, capace di prestare i tratti a un serial killer come a un alieno, sceglie di fare il patetico, lottando con la paura dell'acqua (e della vita) fino a farsi sommergere in metaforiche scene di sogno-annegamento; però il personaggio manca di sfumature e, malgrado le doti dell'interprete, non acchiappa più di tanto. Meglio le parti femminili". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 febbraio 2002)
"Lasse Hallström è un regista che non rischia più da tempo. Il suo film più stimolante, pur con tutti i difetti e il sostanziale fallimento, è 'Buon compleanno Mr. Grape'. Ha una fantasia cinematografica molto limitata e le sue capacità di racconto dipendono dai romanzi ai quali si accosta. Non è né un decoratore né un illustratore, né un ermeneuta né un iconoclasta. E' un lettore e la sua macchina da presa sfoglia le pagine, mette in bocca ai personaggi le parole tra virgolette, a scapito delle psicologie, delle progressioni, dei punti di svolta. La sua idea di regia si esaurisce nell'individuare un cast, nei costumi e nella scelta degli ambienti e poi tutto é messo in riga con ordine. Detto più che visto. (...) Le incursioni nel fantastico sono poco valorizzate e lo spettatore, angustiato, tiene il conto delle disgrazie spalmate sui personaggi principali..". (Enrico Magrelli, 'Film tv', 19 febbraio 2002)
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