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"Questa volta Karel Reisz, regista cecoslovacco da diversi anni acculturato in Gran Bretagna e non dimenticato autore di film quali 'Sabato sera, domenica mattina', 'Morgan matto da legare', 'La donna del tenente fancese', si dedica alla vicenda di Patsy Cline, una leggendaria (per gli Stati Uniti) cantante country degli Anni '60 tragicamente perita in un incidente aereo. Il film di Reisz, abbastanza accurato nel descrivere l'atmosfera ed il mondo rurale di una certa provincia americana (la Cline era di Winchester, in Virginia), ed assai preciso nella ricostruzione musicale dei pezzi forti della Cline (Jessica Lange ha dovuto cantare in play back muovendo le labbra con in sottofondo la voce originale della cantante), mostra tuttavia delle crepe dal punto di vista e del ritmo e della storia propriamente filmica. La turbolenta love-story tra Patsy Cline ed il suo secondo marito, Charlie Dick, pur non priva di risvolti poetici, non raggiunge tuttavia vertici di rilievo, sì che lo spettatore, a parte le sequenze musicali, non viene mai coinvolto emotivamente. In ultima analisi il film di Reisz va segnalato, oltre che per gli accattivanti brani musicali (in particolare due canzoni molto belle, 'I am crazy' e 'Sweet dreams', che dà il titolo alla pellicola) per la superlativa interpretazione di Jessica Lange, giustamente candidata all'Oscar. Secondo i consueti clichés Ed Harris, nel ruolo del secondo marito." ('Il Tempo', 27 Febbraio 1986)
"'Sweet Dreams', ovvero come raccontare l'ascesa e la prematura scomparsa di una cantante country che fu popolarissima a cavallo degli anni '50 e '60, Patsy Cline, sperperando tesori di interpretazione (la candidatura all'Oscar di Jessica Lange è più che meritata, per quanto la riguarda), un'ambientazione accurata e insomma il consueto gran professionismo del cinema americano senza mai entrare nemmeno lontanamente nel vivo di uno dei tanti spunti che il soggetto offriva. A cominciare dal tempestoso amore che unì la Cline al suo secondo e innamoratissimo ma brutale marito, Charlie Dick, il film procede infatti per accumulo di ambienti, personaggi e conflitti tanto autentici, probabilmente, quanto prevedibili o comunque sempre perfettamente identificabili, e come tali incapaci di produrre il minimo turbamento. C'è l'alternarsi di tenerezza e rissosità che fin dal primo incontro segnerà il rapporto di Patsy e Charlie e ci sono i rispettivi retroterra familiari con padri fuggiaschi o suicidi. (...) Ma 'Sweet Dreams' si limita a contenere il tutto accontentandosi perlopiù di un'angolazione banale o elusiva. E tutto il fascino e il talento di Jessica Lange non bastano a centrare il ritratto di un personaggio che meritava senz'altro di meglio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 Febbraio 1986)
"Datemi una canzone di Patsy Cline e solleverò il mondo, deve essersi detto Karel Reisz, che reduce dalla 'Donna del tenente francese', e ormai ben lontano dal free cinema degli anni Sessanta, punta sulla musica galeotta per un'opera di commissione alla quale non mancherà il consenso dei melomani country in polemica col rock. Il mondo magari resta sulle sue, ma è un fatto che le canzoni originali della povera Cline, messe in bocca a Jessica Lange col sistema del play-back sono il meglio di un film per gli altri versi simile all'acquetta di rose con cui si sciacqua la bocca la pronuncia americana benpensante. Lungo più del necessario, aduggiato da luoghi comuni, e qua e là prossimo alla lagna, 'Sweet dreams' mette peraltro in vetrina una Jessica Lange di grande mobilità espressiva nel ritrattino di una Patsy che passa dalla scoppiettante ridarella dell'ottimista agli sconforti della moglie delusa, dalla giovane donna che ha un simpatico rapporto con la madre alla bella signora incaricata dal film di fare pubblicità ai maghi americani della chirurgia plastica. Jessica Lange qui dimostra di non vivere di rendita sul suo 'Postino'. Le sono bastati cinque anni per perdere i segni della vamp, ma l'attrice è cresciuta. Al suo fianco recita Ed Harris, forse tanto convinto del suo ruolo d'opaco principe consorte da sperare di sopperire col suo fisico da cosmonauta in pensione alle poche attenzioni prestategli dalla sceneggiatura." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 18 Ottobre 1986)
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