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Surf e pinguini
Un giovane pinguino, Cody Maverick, sogna di emulare le gesta del suo idolo, l'ex campione di surf Big Z. Per sfondare è disposto a qualunque cosa e riesce a farsi ammettere a una delle competizioni più amate dai surfisti: la commemorazione in onore del suo defunto modello. Ma ben presto, nonostante la grande ambizione, Cody capisce che, nella vita, vincere non è tutto.
Approccio classico con qualche bella novità
Negli ultimi anni i pinguini sembrano saliti in cima alla lista degli animali più apprezzati dagli autori di animazione; basti pensare ai pennuti militareschi di Madagascar e a quelli danzerini di Happy Feet, senza contare i documentari come La marcia dei pinguini.
Anche in questo caso troviamo i simpatici uccelli impegnati in un'attività tipicamente umana, ma a stretto contatto con l'acqua: il surf. Inutile dire quanti stereotipi, immagini, sensazioni questo sport generi nella mente di tutti. Anche se in Italia manca la materia prima (le onde), cinema, televisione e musica ci hanno reso familiare una disciplina che sembra avere una filosofia tutta sua, fatta di fatica, divertimento, armonia con la natura e, diciamolo, sano 'pazzeggio”. In Surf's Up si contano tutti questi elementi, montati su una struttura narrativa tra le più classiche: un eroe giovane e di grande potenzialità intraprende un viaggio (fisico, ma non solo) che lo porta a vittorie e sconfitte, amori, rivalità e amicizie; non mancano nemmeno le consuete spalle comiche, e da questo punto di vista la scuola Disney la fa ancora da padrone.
Eppure Surf's Up porta con sé anche una buona dose di originalità. Tutto il film è infatti organizzato come un reality show in cui misteriosi e invisibili operatori seguono la carriera di Cody, tra riprese con camera a spalla (che, essendo un cartoon, è evidentemente solo simulata), interviste, spezzoni di vecchi filmati ingialliti dal tempo. Ci sono tutti gli elementi più tipici dei 'docu-reality” di casa nostra, e questo approccio permette a sceneggiatori e animatori di dar vita a numerose situazioni divertenti, che fanno il verso alla televisione di oggi e probabilmente di domani.
Il difetto maggiore del film (che nel complesso è piacevole, divertente e di sicuro consigliato agli amanti del genere) si nasconde proprio tra i suoi maggiori pregi: l'approccio originale di cui abbiamo appena riferito poteva essere spinto maggiormente in profondità. Lo stile da reality all'inizio è folgorante e ben strutturato, mentre col passare dei minuti tende leggermente a perdersi, con numerose scene in cui ci si dimentica della presenza dei cameraman. Un film realmente di rottura avrebbe calcato ancora di più la mano su queste scelte, e anche sui risvolti narrativi cui potevano condurre (il finale è rassicurante e molto tradizionale).
Nota di merito per il doppiaggio: a fronte di una versione originale piena di attori famosi, in quella italiana si è evitato di invitare improbabili comici televisivi, presentatori o cantanti. Molto meglio i nostri doppiatori di professione, tra i migliori al mondo.
Nostalgia delle vacanze
La realizzazione tecnica del film è impeccabile. Gli animatori hanno svolto uno splendido lavoro nello sviluppo dei personaggi, tutti dotati di un'ottima personalità visiva e minuziosamente dettagliati. Ma è di fronte alla resa dell'acqua che dobbiamo inchinarci: mai nessun cartoon aveva raggiunto un tale livello di abilità nella rappresentazione del mare, e sono davvero tante le scene in cui è molto, molto difficile capire che stiamo guardando un'immagine computerizzata, costruita sul nulla; un risultato raggiunto attraverso lo studio di filmati, ore di riprese in esterni, lettura di testi scientifici e persino lezioni di surf (qualche pecca la si riscontra al momento di far interagire il liquido coi corpi dei personaggi inquadrati da piani ravvicinati, ma parliamo davvero di inezie). Discorso simile si potrebbe fare anche per la sabbia, e soprattutto per tutte le scene che mostrano 'vecchi filmati”, cioè finte riprese di repertorio che paiono realmente datate, anche se, ovviamente, pure in questo caso siamo di fronte a un trucco, un'abile illusione che gioca con le nostre abitudini di spettatori.
L'animazione, in questi anni di rivalità fra le varie case di produzione, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi, e fa piacere che un film concentrato sull'innovazione del suo modo di raccontare non si sia dimenticato di creare uno spettacolo visivo di prim'ordine.
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"'Surf's Up - I re delle onde' di Ash Brannon e Chris Buck non solo ripropone il pinguino star ma introduce l'esilarante premessa che siano stati loro i primi a cavalcare le onde su una tavola, citando lo splendido documentario sul surf di Stacy Peralta 'Riding Giants'. Il film di Peralta raccontava la Storia della disciplina dalle origini hawaiane a oggi. 'Surf's Up', invece, è la storia del giovane pinguino Cody e del suo tentativo di vincere il campionato del mondo di surf, seguito anche da un troupe di documentaristi. E tutto torna. Per Cody conta solo la vittoria, fino a che non incontrerà una leggenda del surf da cui apprendere la saggezza. Pinguini modellati su voci e aspetto di Shia LaBeouf (Cody), Jeff Bridges e Jon Heder. Che dire? Animazione doc." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 ottobre 2007) "Curiosa ma non brillante commistione cartoon e documento, con facoltà di citazioni, in cui il disegno non innesca gran cariche di simpatia, tende alla ripetizione, al fattore umano inserendosi tra 'Karate Kid' e la tendenza al documentario che ha parlato fin troppo di skateboard, surf e anche di pinguini, utilizzando strumenti del cinema verità, senza ballare e cantare. Una cosa strana e anche buffa ma irrisolta, monocorde e dall'interesse frenato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 ottobre 2007)
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