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"Togliamo a 'Step Up' il colore, i ritmi hip hop e certe connotazioni di modernità come l'amicizia interrazionale e otterremo la copia perfetta di un film hollywoodiano anni '30. (...) Prevedibili episodi dolci e amari (ci scappa anche un morto) conducono a passo di danza all'inevitabile trionfo del saggio finale. La coreografa Anne Fletcher, esordiente regista, è a suo agio nel far sgambettare i ragazzi e il talento di Channing e Jenna sta tutto nei piedi." (Alessandra Levantesi , 'La Stampa', 26 gennaio 2007) "Piace riscontrare a Hollywood la presenza negli ultimi anni di un filone giovanilistico 'Fate la danza, non fate la guerra'. Sono film sanamente progressisti che si concentrano sull'idea che il movimento ritmico del corpo possa evitare sparatorie e violenza tra giovani. Dall'ottimo documentario 'Rize' di David LaChapelle (dove le gang di Los Angeles si sfidano dimenandosi e non menandosi) al simpatico 'Ti va di ballare?', dove Antonio Banderas insegnava tango e foxtrot a un gruppo di delinquentelli. In 'Step Up', esordio alla regia della nota coreografa Anne Fletcher (anche Stanley Donen e Bob Fosse partirono dalla coreografia), c'è più privato che sociale ma lo spirito pacifista-danzerino non manca affatto. (...) Niente di eccezionale ma anche 'Step Up' svolge con diligenza e passione il suo compito di intrattenimento edificante. Sessantacinque milioni di dollari di incasso in Usa. Ottimo segno." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2007) "Dopo i fasti dei musical americani degli anni 50, il genere torna alla grande nel 1977 con 'La febbre del sabato sera', manifesto delle nuove tendenze musicali, e da allora ogni pellicola musicale si porta appresso una scheggia di quel capostipite. Il mondo si riempie di epigoni di Tony Manero, una tendenza che non sembra tramontare; in 'Step Up' c'è tutto l'armamentario del genere: il giovane senza ideali, la fanciulla che ama la danza senza sapere perché, le distanze sociali, l'amicizia coatta, i sobborghi metropolitani e le nuove chiese: le scuole di ballo, una sorta di istituti di riabilitazione per giovani disadattati. La vicenda è uguale a tutte le precedenti, ma in questo caso musica e ballo sembrano rappresentare le tendenze musicali attuali con maggiore finezza, unendo lo stile classico e quello degli slum con una logica spettacolare che finisce col travolgere ogni tipo di diffidenza. Il giovane Channing Tatum è più che una promessa, recita e balla in souplesse, suggerendo più di quanto la sceneggiatura intenda. Consolatorio, gradevole, 'StepUp' è un intrattenimento tutt'altro che ozioso." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 26 gennaio 2007)
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